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Perché aprire un fondo pensione: vantaggi fiscali, TFR e rendita integrativa

giovani donne valutano fondo pensione

Le 3 cose da sapere

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    Aprire un fondo pensione aiuta a colmare il gap tra ultima retribuzione e pensione pubblica.

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    Aprire un fondo pensione aiuta a colmare il gap tra ultima retribuzione e pensione pubblica.

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    I contributi versati sono deducibili fino a 5.164,57 €, con vantaggi fiscali immediati.

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    I contributi versati sono deducibili fino a 5.164,57 €, con vantaggi fiscali immediati.

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    Il TFR e la tassazione agevolata rendono la pensione integrativa flessibile e vantaggiosa.

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    Il TFR e la tassazione agevolata rendono la pensione integrativa flessibile e vantaggiosa.

Pianificare la propria pensione integrativa è sempre più importante per mantenere il tenore di vita anche dopo il termine dell’attività lavorativa. Aprire un fondo pensione permette di unire vantaggi fiscali immediati a benefici nel lungo periodo, come l’accumulo di capitale o la trasformazione in rendita. In questa guida vediamo perché conviene, come funziona la gestione del TFR, quali agevolazioni fiscali si possono ottenere e le opzioni al momento del pensionamento.

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Sommario

Il problema del tasso di sostituzione: colmare il gap pensionistico

Il tasso di sostituzione misura quanto della propria ultima retribuzione viene effettivamente garantito dalla pensione pubblica. Spesso il primo assegno previdenziale copre solo una parte del reddito precedente, creando un gap significativo. Aprire un fondo pensione consente di integrare la pensione pubblica, evitando una riduzione drastica del tenore di vita e preparando un capitale aggiuntivo per affrontare gli anni post-lavoro con maggiore sicurezza finanziaria.

Il vantaggio immediato: la deducibilità fiscale dei contributi

Uno dei principali motivi per sottoscrivere un fondo pensione è la possibilità di ridurre l’imponibile IRPEF grazie alla deducibilità dei contributi versati fino a 5.164,57 euro all’anno. Questo significa che ogni euro versato comporta un risparmio fiscale immediato, rendendo l’investimento più vantaggioso rispetto ad altri strumenti finanziari. Per chi rientra nelle fasce di reddito più alte, questo effetto può essere significativo e rappresenta un incentivo concreto a costituire un capitale integrativo nel tempo.

Destinazione del TFR: meglio in azienda o nel fondo?

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) può essere lasciato in azienda o destinato a un fondo pensione. Lasciare il TFR in azienda significa godere di una rivalutazione annuale legata all’inflazione (0,75% + 1,5% della rivalutazione media del PIL), con tassazione ordinaria al momento del ritiro. Destinarlo al fondo pensione, invece, consente di investire sul mercato finanziario con rendimenti potenzialmente superiori e una tassazione finale agevolata, che può scendere fino al 9% in base all’anzianità di partecipazione.

Il contributo del datore di lavoro: "soldi gratis" per i dipendenti

Un vantaggio spesso sottovalutato è il versamento aggiuntivo del datore di lavoro. Nei fondi negoziali, come quelli di categoria o FondoPoste, il lavoratore versa una quota minima e il datore è obbligato a contribuire con una somma aggiuntiva. In pratica, ogni adesione comporta un incremento del capitale accumulato senza costi ulteriori per il dipendente, rappresentando una vera e propria integrazione gratuita alla pensione.

Tassazione agevolata: rendimenti e prestazione finale al 15-9%

Un altro punto di forza dei fondi pensione riguarda la tassazione agevolata sui rendimenti. I guadagni maturati dal capitale investito vengono tassati al 20% anziché al 26%, mentre la prestazione finale, al momento del ritiro, può beneficiare di aliquote ridotte dal 15% fino al 9% in base all’anzianità di partecipazione. Questo meccanismo incentiva a mantenere l’investimento nel tempo e a sfruttare al massimo l’accumulo del capitale.

Flessibilità e anticipazioni: i soldi non sono bloccati per sempre

Contrariamente a quanto molti pensano, i fondi pensione offrono una certa flessibilità. È possibile chiedere anticipazioni in caso di:

  • spese sanitarie straordinarie per sé o per familiari a carico;
  • acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli;
  • situazioni di disoccupazione prolungata, se si rientra nei requisiti previsti.

Questo significa che, pur essendo uno strumento di lungo periodo, il capitale non è completamente bloccato e può essere parzialmente utilizzato per esigenze reali senza perdere i benefici fiscali.

Rendita o Capitale? Come ritirare i soldi alla scadenza

Al termine della carriera lavorativa, il capitale accumulato può essere ritirato secondo diverse modalità. La scelta dipende dalle esigenze personali e dalla pianificazione finanziaria:

  • ritiro in capitale: è possibile prelevare fino al 50% (in alcuni casi anche tutto) come somma unica;
  • rendita vitalizia: il capitale viene trasformato in una rendita periodica, garantendo un flusso costante di entrate per tutta la vita;
  • RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata): soluzione pensata per anticipare la pensione pubblica, permettendo di percepire una rendita prima del pensionamento ufficiale.

La scelta tra queste opzioni deve considerare il fabbisogno futuro, la propensione al rischio e la pianificazione fiscale.

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4 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Linda Montemurro

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