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Polizze catastrofali e ciclone Harry: perché i danni non sono coperti e cosa sapere

Pubblicato il 28-01-2026 | Aggiornato il 28-01-2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da
alessandro da rin betta
Alessandro da Rin Betta
frana sotto palazzi

Dopo il passaggio del ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna con danni stimati nell’ordine del miliardo di euro, è tornato al centro del dibattito pubblico il tema delle polizze contro le calamità naturali, le cosiddetta Cat Nat (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) obbligatorie per le imprese. 

Nonostante la copertura introdotta dalla legge per alcuni eventi naturali, molte delle imprese danneggiate rischiano di non ricevere un indennizzo dalle assicurazioni perché i cosiddetti fenomeni “catastrofali” che hanno causato i danni non rientrano nelle definizioni previste dalla normativa. 

Questo solleva interrogativi importanti sulla reale efficacia delle garanzie assicurative e sulla tutela delle attività colpite da eventi estremi sempre più frequenti.

Assicurazione piccole imprese e negozi
Assicurazione piccole imprese e negozi

Sommario

La legge di Bilancio 2024 ha introdotto, per tutte le aziende con sede legale o stabile organizzazione in Italia e tenute all’iscrizione al Registro delle imprese, l’obbligo di stipulare polizze contro le calamità naturali le cosiddetta Cat Nat (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni). Una imposizione in vigore dal 31 marzo 2025 dalla quale sono escluse le aziende agricole. 

Una normativa che ha lo scopo di proteggere le aziende da danni a terreni, fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali impiegati per l'esercizio dell'attività di impresa.

Perché molte polizze catastrofali non coprono i danni da ciclone Harry

Le polizze per eventi catastrofali sono diventate obbligatorie per molte imprese a partire dal 2025, ma la disciplina non definisce come “catastrofale” ogni possibile fenomeno atmosferico o naturale.

Secondo associazioni dei consumatori e operatori del settore, eventi come mareggiate, penetrazione di acqua marina, allagamenti dovuti a piogge intense (le cosiddette “bombe d’acqua”) e venti estremi non rientrano nell’elenco delle tipologie assicurabili obbligatorie. In pratica, se un sinistro deriva da fenomeni esclusi da quelle categorie, la polizza non è tenuta a risarcire

Un mix devastante di pioggia intensa, vengo, mareggiate e allegamenti come quello del ciclone Harry non sempre può essere interpretato come “catastrofe climatica” e così alcune polizze distinguono categoricamente fenomeni diversi. Molti dei danni provocati da questa tempesta sono stati collegati proprio a mareggiate e piogge intense, fenomeni che la normativa non contempla come rischio coperto.

Infatti ci possono essere delle coperture per alluvione ma non per mareggiata, altre che prevedono danni diretti da acqua ma non quelli conseguenti come per esempio le infiltrazioni. In casi del genere, la tendenza delle perizia è di fare riferimento alla voce più rilevante del contratto e quindi, se la fattispecie non coincide, l’indennizzo è a rischio o può essere ridotto e molto dipende anche dalla franchigia prevista.

Un altro aspetto rilevante è il valore assicurato: a volte per ridurre il premio annuo si assicurano beni per un valore inferiore rispetto a quello reale. In questi casi si riceve un indennizzo ma l’importo non copre totalmente il ripristino. 

Le conseguenze per imprese e consumatori e il dibattito in corso

La conseguenza immediata di questa esclusione è che imprese che hanno sottoscritto la polizza CatNat rischiano di non ricevere risarcimenti per eventi che hanno provocato gravi danni alle loro attività, pur avendo adempiuto all’obbligo assicurativo. Allo stesso tempo, chi non ha stipulato una copertura rischia di non accedere ai contributi pubblici legati all’emergenza, creando una sorta di “paradosso assicurativo” in cui la tutela reale delle imprese non è garantita.

In una indagine dell’IVASS del 2024 era emersa la natura variegata delle coperture e l’eterogeneità delle garanzie catastrofali, sia nella tipologia di offerta sia nel contenuto. 

Per esempio, l’Istituto aveva analizzato alcune polizze per le PMI, che offrivano copertura per gli eventi come terremoto, alluvione e inondazione, frana e allagamento. Nelle polizze retail invece la copertura per frana o franamento veniva inclusa solo da tre compagnie in quella “alluvione e inondazione” e veniva esclusa da sette compagnie.

Organizzazioni come Confesercenti e Assoutenti hanno ribadito la necessità di correggere la normativa, ampliando le definizioni di rischio e riallineando l’obbligo assicurativo alle reali esigenze del tessuto produttivo, soprattutto alla luce della crescente frequenza di eventi estremi causati dal cambiamento climatico. Secondo le associazioni, l’attuale regime può generare disuguaglianze economiche e sociali, con imprese esposte a costi ingenti e senza una tutela coerente.

Come le imprese possono aumentare la copertura assicurativa

Alla luce dei limiti emersi con il ciclone Harry, molte imprese stanno valutando come rafforzare la propria protezione assicurativa oltre la polizza catastrofale obbligatoria.

Una cosa importante è verificare quali eventi copre la propria polizza e quali invece son esclusi e quindi i danni non indennizzabili, sia diretti che indiretti. È opportuno controllare i massimali, la presenza o meno di franchigie e in caso l’importo e qual è il valore dei beni assicurati.

Inoltre, è consigliata la personalizzazione del contratto: le imprese possono affiancare alla copertura CatNat garanzie facoltative che includano eventi oggi esclusi dalla normativa, come mareggiate, vento forte, grandine, piogge intense e allagamenti da precipitazioni. 

È fondamentale analizzare con attenzione il set informativo e le definizioni contrattuali, perché la copertura dipende non tanto dal nome dell’evento quanto dalla causa tecnica del danno.

Un altro aspetto chiave è la valutazione del rischio territoriale. Le aziende situate in aree costiere o ad alta esposizione climatica dovrebbero adottare soluzioni assicurative più ampie, calibrate sulla reale probabilità di sinistro. In questo contesto, anche IVASS ha più volte sottolineato l’importanza di una maggiore consapevolezza assicurativa da parte delle imprese, affinché l’obbligo normativo non si traduca in una tutela solo formale ma in una protezione effettiva del patrimonio aziendale.

Garanzie integrative e soluzioni alternative alle polizze CatNat

Oltre alla copertura obbligatoria, il mercato assicurativo mette a disposizione polizze multirischio per le imprese, che consentono di assicurare fabbricati, macchinari e merci contro un ampio spettro di eventi naturali e atmosferici. Queste soluzioni includono spesso garanzie come eventi atmosferici, danni da acqua, fenomeni elettrici e interruzione dell’attività (business interruption), una voce particolarmente rilevante dopo eventi estremi che bloccano la produzione o l’accesso ai locali.

Un’alternativa sempre più considerata è l’estensione delle coperture property tradizionali con clausole parametriche, che prevedono indennizzi automatici al superamento di determinate soglie meteo certificate, riducendo i tempi di liquidazione. Anche se non ancora diffuse come le polizze classiche, queste soluzioni rispondono all’esigenza di rapidità e certezza del risarcimento, temi centrali nel dibattito istituzionale sul rafforzamento della resilienza delle imprese. In uno scenario segnato dall’aumento degli eventi estremi, la combinazione tra polizze obbligatorie e coperture integrative rappresenta oggi lo strumento più efficace per colmare i vuoti di tutela emersi con casi come quello del ciclone Harry.

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