Intelligenza artificiale nelle assicurazioni: le compagnie più avanzate crescono di più, ma il settore deve ancora colmare il divario


L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento capace di incidere concretamente su efficienza operativa, gestione dei rischi, assistenza ai clienti e sviluppo del business. Non è più, quindi, soltanto una tecnologia sperimentale per le compagnie assicurative.
Secondo il World Property & Casualty Insurance Report 2026 del Capgemini Research Institute, il mercato delle assicurazioni danni sta attraversando quello che gli analisti definiscono un vero e proprio “momento della verità” per l’AI: soltanto una parte limitata delle compagnie è riuscita a trasformare l’adozione dell’intelligenza artificiale in un vantaggio competitivo reale, mentre molte altre sono ancora ferme alla fase di sperimentazione.
- Solo il 10% delle compagnie assicurative danni ha raggiunto una maturità avanzata nell’AI, ottenendo risultati economici migliori rispetto ai concorrenti.
- Il principale ostacolo non è la tecnologia, ma la trasformazione organizzativa: molte imprese faticano a misurare il ritorno degli investimenti e a sviluppare le competenze necessarie.
- L’intelligenza artificiale può migliorare diversi ambiti dell’assicurazione, dalla gestione dei sinistri alla prevenzione delle frodi, ma richiede governance, formazione e un utilizzo responsabile.
Sommario
Solo il 10% delle compagnie ha raggiunto una maturità avanzata nell’AI
La tecnologia da sola non basta: servono competenze e cambiamento organizzativo
Il ritorno degli investimenti in AI è ancora difficile da valutare
Come l’intelligenza artificiale può trasformare il settore assicurativo
L’AI sarà sempre più un fattore competitivo nel mercato assicurativo
Solo il 10% delle compagnie ha raggiunto una maturità avanzata nell’AI
I dati della ricerca mostrano un divario sempre più evidente tra gli assicuratori più avanzati dal punto di vista tecnologico e il resto del mercato.
Solamente il 10% delle compagnie assicurative del ramo danni ha sviluppato capacità avanzate nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, riuscendo a integrarla in modo esteso nei processi aziendali. Queste realtà, definite “pioniere dell’AI”, hanno ottenuto una crescita dei ricavi superiore del 21% rispetto ai concorrenti e una performance azionaria superiore di circa il 51% nell’arco di tre anni.
Il dato evidenzia come l’AI non rappresenti più soltanto uno strumento per automatizzare attività ripetitive, ma una leva strategica capace di generare un vantaggio competitivo misurabile.
Molte compagnie sono ancora ferme ai progetti pilota
Nonostante l’interesse crescente verso l’intelligenza artificiale, una larga parte del settore assicurativo fatica ancora a trasformare i progetti sperimentali in applicazioni concrete su larga scala.
Secondo il report, il 60% degli assicuratori si trova ancora nella fase di esplorazione o di prova di concetto (proof of concept). Una delle principali criticità è l’assenza di strumenti di misurazione: il 42% delle compagnie non monitora indicatori specifici per valutare l’impatto dell’AI sui propri processi.
Senza una chiara misurazione dei risultati, infatti, diventa più difficile capire quali soluzioni funzionano realmente e quali sono gli investimenti più efficaci.
La tecnologia da sola non basta: servono competenze e cambiamento organizzativo
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dall’indagine riguarda l’equilibrio tra investimenti tecnologici e trasformazione aziendale.
In media, le compagnie assicurative destinano il 72% degli investimenti in AI a tecnologie e infrastrutture, mentre soltanto il 28% viene impiegato per attività legate al cambiamento organizzativo, come formazione del personale e sviluppo delle competenze.
Questo squilibrio può rallentare la diffusione dell’intelligenza artificiale all’interno delle aziende. Non a caso, le compagnie più mature investono maggiormente nella formazione dei dipendenti, nell’adozione di sistemi di AI spiegabile (explainable AI) e nell’integrazione delle competenze legate all’AI nei ruoli professionali.
Il ritorno degli investimenti in AI è ancora difficile da valutare
Un altro ostacolo riguarda la capacità delle imprese assicurative di misurare il reale ritorno economico dell’intelligenza artificiale.
Più della metà delle compagnie (55%) dichiara di non avere una visione chiara del ritorno sugli investimenti legati all’AI. La stessa percentuale segnala inoltre una mancanza di chiarezza sulle responsabilità interne relative alla gestione delle iniziative basate sull’intelligenza artificiale.
Anche dal punto di vista delle competenze il percorso è ancora lungo: il 67% degli assicuratori indica una carenza di professionalità specializzate nell’AI, mentre quasi la metà dei lavoratori che già utilizzano questi strumenti afferma che la propria attività quotidiana è cambiata poco anche dopo 18 mesi di utilizzo.
Come l’intelligenza artificiale può trasformare il settore assicurativo
L’evoluzione dell’AI potrebbe avere effetti significativi lungo tutta la catena del valore assicurativo. Tra gli ambiti con maggiore potenziale ci sono:
- la valutazione e la prevenzione dei rischi;
- il miglioramento dei processi di sottoscrizione delle polizze;
- la personalizzazione dell’offerta assicurativa;
- la gestione dei sinistri;
- il contrasto alle frodi;
- il miglioramento dell’esperienza del cliente.
La sfida per le compagnie non riguarda quindi soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma la capacità di integrarle in modo responsabile, misurabile e orientato alle esigenze degli assicurati.
L’AI sarà sempre più un fattore competitivo nel mercato assicurativo
Il settore assicurativo si trova in una fase di profonda trasformazione digitale. I dati mostrano che le compagnie che riescono a superare la semplice sperimentazione dell’intelligenza artificiale e a integrarla nella propria strategia aziendale possono ottenere benefici concreti in termini di efficienza, innovazione e crescita.
Per il resto del mercato, la sfida dei prossimi anni sarà costruire basi solide: qualità dei dati, competenze interne, modelli di governance e strumenti capaci di misurare il valore generato dall’AI.
L’intelligenza artificiale, quindi, non sembra destinata a sostituire il fattore umano nel settore assicurativo, ma a diventare un supporto sempre più importante per compagnie, intermediari e professionisti nella gestione di processi sempre più complessi.
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