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Catastrofi naturali, polizze casa e sanità integrativa: l'Italia si assicura ancora troppo poco. I dati 2025

Pubblicato il 27-07-2026 | Aggiornato il 27-07-2026 | 7 min di lettura | Pubblicato da
alessandro da rin betta
Alessandro da Rin Betta
medico con fogli polizza salute

Terremoti, alluvioni, frane: l'Italia è uno dei Paesi europei più esposti ai rischi naturali, con il 94% dei comuni classificato a rischio da almeno un evento catastrofale e il 40% degli edifici residenziali in zone a sismicità medio-alta. Eppure, quando questi eventi si verificano, la risposta è quasi sempre la stessa: si attende l'intervento pubblico per la ricostruzione, si aprono procedure straordinarie, si stanziano fondi emergenziali. 

Un modello che ha funzionato nel dopoguerra, ma che oggi mostra tutti i suoi limiti, economici, strutturali e di equità. I dati Ania sulle coperture assicurative nel 2025 mostrano segnali incoraggianti, ma anche quanto strada resti ancora da percorrere: sulle polizze catastrofali per le imprese e sulla protezione delle abitazioni, il gap rispetto alla media europea è ancora molto ampio.

Assicurazione piccole imprese e negozi
Assicurazione piccole imprese e negozi
  • L'obbligo catastrofale per le imprese è operativo, ma solo il 15,8% è in regola. A un anno dall'introduzione della norma, la stragrande maggioranza delle imprese italiane soggette all'obbligo non ha ancora una polizza conforme.
  • Il 7,3% delle abitazioni è coperto contro terremoto e alluvione, in un Paese dove il 94% dei comuni è a rischio. Nonostante la crescita delle polizze catastrofali residenziali, triplicate rispetto al 2016, la penetrazione rimane bassissima, soprattutto al Sud, dove paradossalmente il rischio sismico e idrogeologico è tra i più elevati.
  • Il gap assicurativo italiano è un problema di cultura prima ancora che di costo. I premi sono accessibili, ma la convinzione che lo Stato intervenga in caso di disastro scoraggia ancora milioni di famiglie e imprese dall'assicurarsi.
In sintesi

Sommario

Le catastrofi naturali nel 2025: 280 eventi globali, perdite assicurate per 120 miliardi di dollari

Il 2025 è stato caratterizzato a livello globale da circa 280 eventi catastrofali naturali, con perdite economiche complessive di 220 miliardi di dollari, il valore più basso dal 2019, e perdite assicurate per circa 107 miliardi, cui si aggiungono circa 13 miliardi da eventi di origine umana, per un totale assicurato di circa 120 miliardi di dollari. Secondo il rapporto Sigma Swiss Re 2026, le perdite sono state dominate dai cosiddetti rischi secondari, eventi più frequenti ma generalmente meno intensi dei grandi fenomeni primari, che hanno rappresentato il 92% delle perdite assicurate globali. In particolare, gli incendi boschivi di Palisades ed Eaton a Los Angeles hanno generato circa 40 miliardi di dollari di perdite assicurate, il valore più elevato mai registrato per eventi di questo tipo.

Un dato positivo emerge tuttavia da questo quadro: nel 2025 circa il 49% delle perdite economiche da catastrofi naturali è stato coperto da assicurazioni, il valore più alto mai registrato a livello globale. Un progresso importante nella riduzione del cosiddetto protection gap, anche se il divario rimane rilevante soprattutto nei Paesi emergenti. Per il 2026, le proiezioni stimano perdite assicurate globali da catastrofi naturali intorno ai 148 miliardi di dollari, con scenari di picco che potrebbero raggiungere i 320 miliardi in caso di eventi estremi.

In Italia, le esposizioni assicurate contro i rischi catastrofali stanno crescendo rapidamente grazie all'introduzione dell'obbligo per le imprese: per i rischi commerciali, le somme assicurate sia per il terremoto che per l'alluvione hanno superato i 2.900 miliardi di euro nel 2026, in aumento di oltre il 27% rispetto all'anno precedente.

L'obbligo catastrofale per le imprese: a che punto siamo

La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto l'obbligo per tutte le imprese con sede legale in Italia, ad esclusione di quelle agricole, di stipulare una copertura assicurativa contro i danni derivanti da eventi catastrofali: terremoto, alluvione, frana, inondazione ed esondazione. 

I dati più recenti disponibili, aggiornati al 30 aprile 2026 e basati su un campione rappresentativo del 95% dei premi del ramo incendio, mostrano che il numero di imprese assicurate contro i principali rischi catastrofali ha raggiunto circa 710.000 unità, corrispondenti al 15,8% delle imprese soggette all'obbligo. Rispetto alla situazione pre-obbligo, quando la quota si attestava intorno al 7%, si tratta di un avanzamento significativo, ma il livello di copertura rimane ancora molto limitato rispetto alla platea complessiva di circa 4,5 milioni di imprese soggette alla norma.

La crescita è stata particolarmente intensa nel confronto con giugno 2025: il numero di imprese assicurate è aumentato del 190% e la raccolta premi del 157%, raggiungendo circa 504 milioni di euro annui al netto delle imposte. Le grandi imprese hanno registrato l'incremento più elevato (+330%), seguite dalle PMI (+206%) e dalle microimprese (+146%), che rimangono il segmento meno coperto in assoluto.

Distribuzione geografica delle assicurazioni catastrofali

Dal punto di vista territoriale, le regioni del Centro-Nord guidano la classifica per incidenza delle imprese assicurate: Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta registrano la percentuale più alta (25,2%), seguiti da Friuli-Venezia Giulia (19,1%), Liguria (18,3%), Emilia-Romagna (17,5%), Lombardia, Piemonte e Veneto (17,2%). Il Mezzogiorno mostra incidenze più contenute, con Campania all'11,7% e Calabria al 13,2%, sebbene anche nel Sud si stia registrando una significativa espansione.

Il premio medio nazionale per la polizza catastrofale si è ridotto da circa 800 euro a giugno 2025 a circa 710 euro ad aprile 2026, grazie all'ingresso nel mercato di numerose imprese di grandi dimensioni con profili di rischio mediamente più contenuti. Per le microimprese il premio medio si attesta intorno ai 120 euro annui; per le PMI a circa 318 euro.

Un tema critico da tenere presente è quello della selezione avversa: in presenza di una diffusione ancora limitata, tendono ad assicurarsi prevalentemente le imprese già consapevoli di essere maggiormente esposte ai rischi catastrofali. Una adesione più ampia e diversificata consentirebbe di sfruttare appieno il meccanismo della mutualità, abbassando il premio medio per tutti.

Le polizze casa: mezzo italiano su due senza copertura incendio, quasi nessuno contro i terremoti

Sul fronte delle abitazioni civili, il 2025 e l'inizio del 2026 mostrano segnali positivi ma ancora insufficienti. Al 31 marzo 2026 il numero complessivo di polizze attive per il rischio incendio ha raggiunto i 13,2 milioni, in aumento del 7,1% rispetto all'anno precedente e del 13,3% rispetto al 2024. Le somme assicurate ammontano a 4.703 miliardi di euro.

Eppure, applicando la metodologia di calcolo Ania alle unità abitative esistenti in Italia secondo il Censimento Istat (35,3 milioni), risulta che il 52,1% delle abitazioni ha una copertura assicurativa contro l'incendio, valore in crescita rispetto al 49% del 2025 e al 44,7% del 2024, ma che significa ancora che quasi una casa su due non ha alcuna protezione di base.

Il quadro è ancora più critico per le coperture catastrofali. Al 31 marzo 2026, le polizze con estensione per catastrofi naturali, terremoto, alluvione o entrambi, sono circa 2,3 milioni, pari al 17,5% delle polizze incendio attive. Traducendo questo dato in abitazioni, le unità abitative assicurate contro i rischi catastrofali sono stimate in 2,6 milioni, pari ad appena il 7,3% del totale delle abitazioni italiane. Un valore in forte crescita rispetto al 2016, quando si assicuravano solo 600.000 abitazioni contro le calamità, ma ancora lontanissimo da qualsiasi standard europeo comparabile.

Diffusione delle polizze case in Italia e premi

La distribuzione geografica della copertura riflette in modo speculare il profilo socioeconomico del Paese. Al Nord, mediamente il 71% delle abitazioni è assicurato contro l'incendio; al Centro circa il 60%; al Sud non si supera il 23%. Per le coperture catastrofali, l'incidenza media nel Nord si attesta intorno al 9,4%, con punte che superano il 22% a Bolzano e il 21% a Trento. Al Sud, l'incidenza è mediamente del 2,4%, con molte province che non raggiungono il 3%, paradossalmente tra le aree più esposte al rischio sismico e idrogeologico d'Italia.

I premi medi rimangono accessibili: la garanzia incendio costa in media 188 euro annui per polizza (circa 133 euro per abitazione, contando anche i fabbricati). L'estensione per le catastrofi naturali, terremoto, alluvione o entrambi, aggiunge in media 138 euro annui per polizza (circa 124 euro per abitazione). Una cifra contenuta, a fronte di rischi il cui impatto patrimoniale può essere devastante.

Il principale ostacolo culturale alla diffusione è la convinzione radicata che in caso di calamità lo Stato intervenga. Un'aspettativa che, sebbene spesso confermata nella pratica, si scontra con la realtà di interventi pubblici post-evento sempre più lenti, parziali e insufficienti a coprire l'effettivo danno patrimoniale subito.

La sanità integrativa: il 90% della spesa privata è ancora out-of-pocket

Il terzo gap che i dati Ania mettono in evidenza riguarda la salute. Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto 190,4 miliardi di euro: 141,5 miliardi finanziati dal settore pubblico e 48,9 miliardi con risorse private. Dal 2018, la spesa privata è cresciuta a un tasso medio annuo del 2,6%, mentre quella pubblica del 3,3%.

Il problema non è tanto il livello assoluto della spesa, quanto la sua composizione. In Italia quasi il 90% della componente privata è finanziata out-of-pocket, ovvero pagata direttamente dalle tasche delle famiglie, senza alcuna intermediazione assicurativa o mutualistica. Si tratta della percentuale più alta tra i principali Paesi europei: in Francia la quota out-of-pocket è del 29,9%, in Germania del 33,2%, nei Paesi Bassi del 13,3%. Il dato italiano colloca i cittadini in una posizione di particolare vulnerabilità finanziaria di fronte a spese sanitarie impreviste e di elevato importo.

Nel confronto internazionale sul totale della spesa sanitaria come quota del PIL, l'Italia nel 2024 si attesta all'8,4%, al di sotto delle principali economie avanzate. Il divario è imputabile soprattutto alla componente pubblica (6,3% del PIL), distante da Francia (8,9%), GermAnia (9,8%) e Regno Unito (9,1%). La componente privata italiana (2,2% del PIL) è invece in linea con quella di altri Paesi europei, ma quasi interamente sostenuta dalle famiglie in modo diretto, senza la rete di protezione offerta dai fondi sanitari integrativi o dalle polizze malattia.

In questo contesto, la crescita del ramo malattia, che nel 2025 ha registrato un aumento dei premi dell'11,6%, tra i più elevati del comparto danni, segnala una domanda crescente di protezione sanitaria complementare. Le polizze salute, i fondi sanitari integrativi e le casse di assistenza rappresentano strumenti concreti per ridurre l'esposizione out-of-pocket delle famiglie. Sul fronte normativo, la legge di conversione n. 50 del 20 aprile 2026 ha introdotto nuovi obblighi di trasparenza per fondi sanitari e casse di assistenza, pubblicazione del bilancio, rendicontazione delle prestazioni, comunicazione dei costi di gestione, con l'obiettivo di rafforzare la fiducia dei cittadini in questi strumenti e sostenerne la diffusione.

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