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Assicurazioni 2026: l'intelligenza artificiale come motore dell'ecosistema e il consolidamento delle grandi compagnie

Pubblicato il 13-05-2026 | Aggiornato il 13-05-2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da
alessandro da rin betta
Alessandro da Rin Betta
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Ci sono anni che segnano un punto di svolta, e il 2026 sembra essere uno di questi per il mondo delle assicurazioni. Non tanto per una rivoluzione improvvisa, quanto per una maturazione accelerata: l'intelligenza artificiale, dopo anni di sperimentazioni circoscritte, sta entrando nella produzione su larga scala delle compagnie assicurative italiane. A certificarlo sono i dati dell'Insurtech Investment Index 2025, elaborato dall'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano per conto di IIA (Italian Insurtech Association): un quadro in cui i numeri crescono, le ambizioni si consolidano, ma le contraddizioni del mercato rimangono.

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  • Il 2026 è l'anno in cui l'IA smette di essere un esperimento: le compagnie assicurative italiane passano dalla sperimentazione alla produzione su scala, con l'obiettivo di rendere prodotti e servizi più personalizzati ed efficienti.
  • A guidare la trasformazione sono i grandi player, non le startup. Le partnership con le realtà insurtech più innovative sono in calo da due anni, mentre crescono i progetti sviluppati internamente dalle grandi compagnie. L'ecosistema delle startup rimane ancora ai margini della vera industrializzazione.
  • I chatbot potrebbero presto vendere polizze. Il caso della startup spagnola Tuio, autorizzata da OpenAI a distribuire assicurazioni tramite ChatGPT, anticipa un cambiamento nei canali di vendita che potrebbe arrivare anche in Italia, con prodotti semplici accessibili direttamente da un assistente virtuale e prodotti complessi ancora affidati a professionisti.
In sintesi

Sommario

Il 2026 rappresenta l'anno della svolta strutturale per il comparto assicurativo italiano, segnando il definitivo passaggio da una fase di sperimentazione tecnologica a una di consolidamento sistemico basato sull'intelligenza artificiale. Insomma, un processo di metamorfosi che si completa.

Che cos’è l’insuterch

Prima di procedere, spieghiamo di cosa parliamo: molti di voi ne avranno già sentito parlare, ma che cosa si intende per insurtech?

L'insurtech è un termine che deriva dalla fusione di altri due: "insurance" e "technology" e indica l'applicazione di tecnologie digitali avanzate come intelligenza artificiale (IA), Internet of Things (IoT) e blockchain al settore assicurativo, per ottimizzare processi, ridurre costi e offrire polizze personalizzate. Questo ecosistema trasforma la gestione dei sinistri e la sottoscrizione, con un forte focus su automazione e miglioramento dell'esperienza cliente.

Principali caratteristiche e trend dell’insurtech c’è l’applicazione dell’intelligenza artificiale per valutare i rischi, come elemento di prevenzione e sempre più, come ve ne sarete accorti, per l'assistenza clienti

Grazie all’Internet of Things (IoT) è possibile personalizzare le polizze sul comportamento reale dell'utente (es. telematica auto, smart home) mentre l’automatizzazione riduce i tempi di gestione delle pratiche e dei costi operativi.

Che conseguenze ci sono per i clienti? Cambia la sua esperienza perché può avere a disposizione piattaforme agili e digitali per velocizzare l'acquisto e la gestione delle polizze.

Come è andato il 2025: crescita sì, ma concentrata nelle grandi compagnie

Il bilancio del 2025 è positivo nei numeri, ma porta con sé un segnale di attenzione. Filippo Renga, direttore dell'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, lo descrive con chiarezza: "Una positiva crescita degli investimenti, che tuttavia vengono trainati ancora da pochi grandi player tradizionali. Questo trend è sintomo di un mercato che, nel suo complesso, non è ancora riuscito a fare quel salto verso una collaborazione strutturata con le realtà più innovative: le partnership con startup sono in calo da due anni, mentre crescono i progetti sviluppati internamente. Le compagnie assicurative preferiscono internalizzare l'innovazione piuttosto che co-svilupparla con l'ecosistema".

Il dato di sintesi è eloquente: il 55% delle compagnie ha effettuato nel 2025 almeno un investimento in startup insurtech, con un aumento del17%, rispetto al 38% del 2024. Il capitale investito è balzato a 541,6 milioni di euro dai precedenti 38 milioni, una crescita che, però, riflette un numero selezionato di operazioni di grande dimensione piuttosto che una diffusione capillare dell'innovazione.

I numeri dell'insurtech italiano: meno progetti, più valore per ciascuno

Parallelamente agli investimenti in startup, le compagnie hanno accelerato i progetti interni: 489 milioni di euro investiti nel 2025, in crescita rispetto ai 375 milioni del 2024. Il 91% delle compagnie del campione analizzato ha avviato almeno un progetto interno (+6%). Il numero complessivo di operazioni, però, è sceso da 145 a 131: un segnale che il mercato sta concentrando le risorse su iniziative di maggiore portata, con un valore medio per progetto salito a 3,7 milioni di euro contro i 2,8 milioni del 2024. Meno sperimentazioni diffuse, più iniziative strutturali con impatto concreto sul business.

Le sfide: personalizzazione, efficienza e dialogo con le PMI

Gli investimenti in IA non sono un fine in sé. Le priorità su cui il settore è chiamato a dimostrare i risultati sono ben definite.

  • La personalizzazione: prodotti assicurativi costruiti sempre più su misura del singolo cliente, che sia un privato o un’impresa, grazie all'analisi dei dati comportamentali e alla capacità predittiva dei modelli di intelligenza artificiale.
  • L'efficienza operativa: in particolare la liquidazione dei sinistri, che con l'IA può diventare più rapida, più precisa e meno costosa, con ricadute dirette sui premi.
  • Il dialogo con le PMI: un segmento storicamente sottoassicurato in Italia, che l'insurtech può raggiungere con prodotti più semplici, accessibili e adatti alle esigenze delle piccole imprese.

L'Italia, storicamente, soffre di un elevato "protection gap", ovvero una sotto-assicurazione cronica in settori chiave come la salute, le catastrofi naturali e la previdenza. Brandimarte sostiene che l'innovazione tecnologica sia l'unico strumento in grado di colmare questo divario, semplificando il linguaggio contrattuale, riducendo i costi distributivi e creando prodotti che si adattano alle reali esigenze del consumatore moderno.

In quest'ottica, l'insurtech non è un settore a parte, ma l'applicazione trasversale di intelligenza artificiale e tecnologie digitali per rendere l'intera industria più inclusiva e resiliente.

I nuovi canali: da Poste Italiane ai chatbot per vendere polizze

Il fronte dei canali distributivi si sta riaprendo su scenari inediti. Sul mercato italiano, per esempio, il piano strategico alla base dell'offerta pubblica di acquisto di Poste Italiane su TIM prevede tra le sinergie attese anche la possibile vendita di servizi finanziari e assicurativi del gruppo attraverso i punti vendita dell'operatore telefonico: un modello di distribuzione capillare che potrebbe raggiungere fasce di clientela oggi difficilmente intercettabili dai canali tradizionali.

Sul fronte tecnologico, un precedente significativo arriva dalla Spagna: la startup Tuio ha ottenuto l'autorizzazione di OpenAI per vendere polizze assicurative direttamente attraverso ChatGPT. Un caso che anticipa uno scenario destinato a farsi strada anche in Italia: i prodotti complessi continueranno ad essere distribuiti tramite agenti e consulenti, ma quelli più semplici e standardizzati potranno essere commercializzati attraverso chatbot avanzati, con un potenziale di penetrazione elevato proprio in un Paese come il nostro, dove la cultura assicurativa rimane ancora limitata.

Cosa cambia per il consumatore

Al netto dei miliardi e delle strategie di mercato, la domanda che interessa più da vicino chi cerca una polizza è: cosa cambia nella vita reale? Le conseguenze saranno diverse a seconda dell’ottica temporale.

  • Nel breve termine, è una maggiore personalizzazione dell'offerta: polizze sempre più calibrate sul profilo effettivo del cliente anziché su categorie standardizzate e tempi di liquidazione dei sinistri progressivamente più brevi.
  • Nel medio termine, la competizione digitale tra operatori tradizionali e nuovi entranti dovrebbe esercitare una pressione verso il basso sui prezzi, almeno sui prodotti più semplici.
  • Nel lungo termine, la diffusione di canali di vendita alternativi come i chatbot potrebbe rendere l'accesso alle polizze più immediato anche per chi oggi non ha né il tempo né le competenze per navigare tra le offerte del mercato.
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