Tasse e trading: cosa sapere per non sbagliare

A differenza di quanto si possa pensare, anche i guadagni che derivano dal trading sono oggetto di tassazione, per cui è bene sapere come compilare la dichiarazione dei redditi in modo corretto per evitare ogni sanzione. Del resto, specie negli ultimi anni, l'uso delle piattaforme che consentono di effettuare investimenti di criptovalute è cresciuto in modo esponenziale ma questo non vuol dire che i profitti conseguiti siano esenti dal pagamento delle tasse.

Sommario

La normativa fiscale sulle operazioni di trading

Le attività di trading hanno ricevuto un'apposita regolamentazione fiscale e sul punto è intervenuta non solo la Consob, ma anche l'Agenzia delle Entrate con diverse risoluzioni che hanno chiarito dubbi a tanti investitori che scelgono di aprire un conto online all'estero. Chi si affaccia da poco tempo al mercato del Forex o effettua operazioni binarie, pertanto, dovrà prestare massima attenzione in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, perché quando viene omessa l'indicazione dei guadagni realizzati si rischiano pesanti sanzioni.

Per quanto riguarda il Forex, è bene precisare che le plusvalenze generate, sono da inquadrare nell'articolo 67 del DPR n. 917/86, in quanto assimilabili ai redditi. Più nel dettaglio, i contratti finanziari differenziali vengono considerati a tutti gli effetti quali strumenti derivati e per questo oggetto di una specifica disciplina fiscale. Quando questi redditi sono percepiti da persone fisiche che non esercitano alcuna attività di impresa, troverà applicazione l'imposta sostitutiva in base allo specifico regime dichiarativo del contribuente.

In ordine alla natura delle opzioni binarie, occorre sapere che anche queste rappresentano strumenti finanziari e precisamente rientrano fra i contratti derivati che sono regolati in contanti. Nel momento in cui i redditi conseguiti dalle operazioni binarie sono da ricondurre a persone fisiche, che non svolgono attività di impresa, si applicherà l'imposta sostitutiva.

Non esistono quindi eccezioni per gli investitori che fanno trading, i quali sono sempre tenuti a dichiarare il conto aperto fuori dai confini nazionali. Quest'obbligo sussiste anche quando i fondi depositati sono modesti oppure non vengono generate plusvalenze.

Tipologie di redditi da trading

Effettuare transazioni online tramite criptovalute implica generare diverse tipologie di redditi che saranno poi tassati nel rispetto della normativa fiscale vigente. Solitamente gli investitori alle prime armi o più esperti trattano strumenti come futures, CFD o ETF che possono dar vita a redditi di capitale oppure di differente natura finanziaria.

Nel primo caso i ricavi sono generati da un rapporto finanziario in cui è stato investito parte del proprio capitale personale. Le somme, pertanto, sono da ricondurre agli interessi, ai dividendi o alle cedole.

Nella seconda ipotesi il trader riesce a percepire un profitto dalla differenza fra il prezzo di acquisto e di vendita di un particolare strumento finanziario. A tal riguardo, si parla in termini tecnici di plusvalenze o capital gains.

Coloro che praticano abitualmente il trading online possono avere diversi obiettivi. Alcuni, infatti, puntano a guadagnare acquistando per poi mettere in vendita gli strumenti finanziari, in modo da sfruttare le condizioni favorevoli del mercato. Altri, invece, preferiscono investire soprattutto in azioni e obbligazioni, facendo in modo che lo stacco della cedola o del dividendo possa tramutarsi in futuro in un profitto.

I guadagni che vengono poi realizzati su base annuale verranno tassati seguendo precise regole. A partire dal 2014, inoltre, sui proventi che sono da ricondurre ai titoli di stato verrà applicata l'aliquota pari al 12,5%. Negli altri casi, invece, sull'entrata percepita troverà applicazione il 26%. I risparmi accumulati con il trading non verranno sommati con altri redditi ai fini IRPEF.

Quadro RW e IVAFE

Ogni investitore è chiamato a compiere una scelta sul tipo di regime fiscale da adottare nel momento in cui provvede ad effettuare l'apertura del conto. Più nel dettaglio potrà optare per la presentazione annuale e obbligatoria della dichiarazione dei redditi oppure potrà delegare terzi, cioè la banca e il promotore finanziario, alla gestione fiscale.

In tutti i casi le operazioni di trading dovranno necessariamente risultare dalla dichiarazione dei redditi, precisamente nel riquadro "RT" che riguarda le plusvalenze dei prodotti finanziari. Le medesime attività saranno anche riportate nel quadro denominato "RW" che si riferisce alle transazioni estere.

Gli investitori, inoltre, dovranno corrispondere l'imposta IVAFE che andrà commisurata in base al numero di conti tenuti all'estero. Il versamento implica un calcolo complesso, il quale tiene conto del saldo medio giornaliero, oltre che della durata del rapporto finanziario. Il pagamento dell'IVAFE scatta in caso di partecipazioni al capitale, acquisto di contratti derivati, obbligazioni, polizze stipulate con società che hanno sede legale fuori dall'Italia, metalli, oro e ogni altra attività che produce redditi di capitale o diversi da fonti estere.

Quando si pagano le tasse sugli investimenti?

Il pagamento delle tasse che vengono applicate sugli investimenti deve avvenire mediante la dichiarazione dei redditi entro la data fissata, ovvero il 30 del mese di settembre. In questo giorno, pertanto, sarà possibile versare le imposte che riguardano i profitti generati dal trading che si riferiscono all'anno precedente. Occorre ricordare che il rispetto degli obblighi verso il fisco è necessario per evitare pesanti sanzioni.

Prima di sottoscrivere l'acquisto di un nuovo prodotto finanziario è bene informarsi adeguatamente sulla tipologia di regime fiscale applicato per evitare spiacevoli sorprese future. In genere, quindi, è sempre meglio evitare le piattaforme online che non operano in collaborazione con banche o istituti di credito, quindi che svolgono in autonomia la funzione di sostitute di imposta.

Dichiarazione dei redditi e criptovalute

Alla luce di quanto è stato chiarito, non solo i Bitcoin, ma anche tutte le altre criptovalute devono essere riportate in sede di dichiarazione dei redditi e, più precisamente, nel Modello dei Redditi. I guadagni che vengono generati dal Forex e dalle operazioni binarie sono infatti oggetto di tassazione senza alcuna esenzione, anche in caso di plusvalenze modeste. Prima di investire online è fondamentale avere un quadro ben chiaro sul regime di tassazione per non restare poi delusi da quanto viene effettivamente percepito.

Le persone fisiche che non esercitano attività di impresa, così come le società che possiedono uno o più conti all'estero, dovranno quindi compilare senza errori la dichiarazione annuale dei redditi, così da essere in regola e poter continuare ad effettuare investimenti evitando il rischio di multe. Si ricorda inoltre che il quadro da prendere come riferimento è quello "RW". Le singole cripto dovranno essere poi elencate nella colonna 3 e riportare il codice 14, appositamente dedicato alle transazioni di natura finanziaria.

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