Carburanti, è stop allo sconto statale: slittano le accise mobili e aumenta il diesel


Il costo dei carburanti torna a salire a causa del mancato rinnovo dei tagli fiscali statali da poco scaduti. L'assenza dei decreti attuativi necessari ha bloccato il meccanismo di compensazione delle accise mobili, ripristinando le aliquote ordinarie sui listini.
Questo scenario comporta un rincaro immediato sia per il gasolio sia per la benzina per tutti gli automobilisti.
Vediamo nel dettaglio quanto sono saliti i prezzi alla pompa, come funzionano i rincari e cosa cambia per chi fa rifornimento.
- Il mancato rinnovo del taglio fiscale ha fatto scattare un aumento immediato di 6,1 centesimi al litro sul gasolio.
- L'assenza del decreto attuativo ha bloccato il meccanismo compensativo delle accise mobili legato all'extragettito IVA.
- Le compagnie petrolifere hanno introdotto tetti massimi ai listini, ma la combinazione tra fattori di mercato e scelte di governo potrebbe riservare nuove sorprese per gli automobilisti.
Sommario
Lo stop alle agevolazioni e il rincaro immediato alla pompa
Il 5 ottobre scorso è scaduto l'ultimo sconto fiscale applicato dal Governo sulle accise. La mancata pubblicazione del nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale ha bloccato l'avvio delle agevolazioni, ripristinando le tasse ordinarie per la prima volta dallo scorso marzo.
Questa situazione porta a un rincaro automatico di 6,1 centesimi di euro per ogni litro di diesel, una cifra che nasce da 5 centesimi di accisa a cui si aggiunge il 22% di IVA. L'impatto economico sulle tasche dei cittadini è immediato e varia in base alla grandezza del serbatoio:
- +2,44 euro per un pieno da 40 litri;
- +3,66 euro per un pieno da 60 litri.
Lo sconto sui carburanti era già stato ridotto gradualmente in tre passaggi prima di finire del tutto:
- taglio iniziale: 17 centesimi al litro;
- prima riduzione: 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre;
- dimezzamento finale: 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre.
Nonostante le rassicurazioni iniziali sulle coperture economiche, il provvedimento congiunto del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Economia non è mai stato firmato.
Come funzionano le accise mobili e perché si sono bloccate
Il sistema delle accise mobili, introdotto nel 2007, è stato pensato per frenare l'aumento dei prezzi dei carburanti quando il costo del petrolio sale a livello internazionale. Questo meccanismo funziona senza pesare sulle casse dello Stato: quando il prezzo del greggio sale, lo Stato incassa più IVA; questo guadagno extra viene quindi usato per tagliare le accise, abbassando il prezzo finale per chi fa rifornimento.
Per far partire questo sconto automatico serve però un decreto dei ministeri competenti. La scelta di non firmare il testo nasce dalla necessità di trattenere l'incasso extra dell'IVA per utilizzarlo nella prossima Legge di Bilancio, lasciando così scadere lo sconto sui carburanti.
Tensioni internazionali e i tetti massimi sui listini
La fine dello sconto statale arriva in un momento di forti tensioni internazionali che spingono al rialzo i prezzi del petrolio in tutto il mondo: il Brent europeo sale dello 0,53% (a 100,85 dollari al barile) e il WTI statunitense cresce dello 0,45% (a 89,88 dollari al barile).
Per evitare rincari troppo pesanti in assenza dell'aiuto dello Stato, diverse compagnie petrolifere hanno deciso di fissare un tetto massimo ai prezzi di vendita in accordo con il Governo. Questo calmiere volontario blocca i listini per evitare impennate eccessive alla pompa:
- Gasolio: bloccato a 2,19 euro/litro;
- Benzina: bloccata a 1,99 euro/litro.
Una misura di tutela temporanea che prova a contenere i rincari, in attesa di capire se e come l'esecutivo deciderà di riattivare gli sgravi fiscali nei prossimi mesi.
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