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1.404 miliardi fermi sui conti correnti: gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori

pubblicato da il 24 ottobre 2019

I risparmiatori italiani continuano a navigare in un mare di liquidità. A parlare sono gli ultimi dati di Bankitalia che evidenziano a fine 2018 uno stock di 1.400 miliardi di euro sui conti correnti.

E’ perché gli italiani sono diventati più ricchi? No, sono solo più incerti per il futuro, vista la congiuntura italiana e l’instabilità politica, e hanno meno fiducia nei mercati finanziari.

Dal 2008, data simbolo della grande crisi, la massa di liquidità è, infatti, aumentata di circa 300 miliardi. Il trend è stato in costante crescita anche negli ultimi anni nonostante il clima sui mercati finanziari sia stato sicuramente più accomodante. Una crescita continua, inesorabile, dunque, che testimonia anche l’ancoraggio psicologico inestricabile dei risparmiatori di casa nostra alla liquidità, che continua a crescere nei conti correnti, tanto da raggiungere, tutti insieme, appunto, la cospicua cifra di 1.476 miliardi di euro: quasi il prodotto interno lordo annuo del Paese. Insomma, gli italiani parcheggiano il proprio denaro in banca senza considerare altre opzioni, anche se non rendono niente o al massimo intorno all’1% per quelli rimborsabili con preavviso o con durate prestabilite. Una scelta, questa, assolutamente controproducente per le tasche italiche. Oltre venti di quei miliardi accantonati sui conti correnti sono andati in fumo in termini “reali”. Una cifra paragonabile quasi a una finanziaria che (quasi) impercettibilmente gli italiani preferiscono perdere - evitando di proteggere il proprio denaro dal rischio inflattivo - piuttosto che assumere un qualche rischio finanziario.

Si tende infatti a credere che i propri risparmi sia meglio metterli in un conto corrente bancario e attendere. Ma è poi vero? Un’indagine ha mostrato come in realtà questa sia solo un’apparente cassaforte sicura. Ad infierire sui soldi abbandonati in un conto corrente sono diversi fattori di rischio: spese di gestione e potere d’acquisto.

Stando alle stime se si depositano 10 mila euro in un conto corrente per 5 anni si possono perdere quasi 2 mila euro di valore. Il 18% del totale. Questi i calcoli rispetto ai costi di gestione di un conto tradizionale. Con quelli online si potrebbe arrivare a cifre meno radicali, ma la convenienza per il cliente sarebbe comunque scarsa.

Ci sono alcuni elementi che concorrono a misurare queste perdite:

  • il pagamento dei costi di gestione (stimati in circa 145 euro per una famiglia con un c/c tradizionale e in 25 euro per quelli con un conto online)
  • 20 euro per l’imposta di bollo per i conti con più di 5 mila €
  • le modifiche subite dal poter d’acquisto

A questo andrebbero anche sommati i potenziali rendimenti che non verranno accumulati nel tempo trascorso.

Inoltre, c’è da considerare che anche in Italia, complici i tassi di interesse che la Banca Centrale Europea ha fissato sotto lo zero per i depositi che le banche mettono nell'Eurotower, arriveranno i rendimenti negativi sui soldi lasciati sui conti correnti. Nessun allarme però per chi ha meno di 100 mila euro sul conto. La tagliola scatterà per chi ha depositi, cosiddetti a vista, sopra questa soglia. Ad aprire la strada a questa pratica è Unicredit, che è il primo grande gruppo bancario europeo a rendere noto che trasferirà l’impatto dei tassi negativi sui clienti.

Nello specifico, l’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier, ha spiegato che la misura inizierà a essere implementata dal prossimo anno.

In occasione dell’ultima riunione del consiglio direttivo, quella di settembre, la Banca centrale europea ha annunciato una riduzione di 10 punti del tasso di interesse sui depositi, sceso quindi al -0,50%, anticipando che i tassi di riferimento dovrebbero mantenersi su livelli pari o inferiori agli attuali finché le prospettive dell’inflazione non daranno segno di convergere saldamento su un livello vicino al 2%.

“Sempre di più, questi i tassi negativi saranno trasferiti ai clienti che hanno grossi depositi”, ha anticipato Mustier, precisando che si parla di “oltre i 100mila euro di depositi” e che “già nel 2020 possiamo aspettarci che vengano realizzate un certo numero di azioni” in questo senso.

Tempi duri dunque per chi ha molto cash e non lo ha investito in attività finanziarie o immobiliari. O rinunciano a un pezzo della loro ricchezza o saranno costretti a rischiare un po' di più.

Cosa fare allora per evitare che la vostra liquidità vada sprecata perdendo il suo valore? Essere prudenti non è per forza un male, ma è anche necessario reinvestire parte di questi soldi. I più avventurosi possono pensare di lanciarsi in piccoli investimenti sul mercato delle obbligazioni o affidandosi a consulenti esperti anche giocando in Borsa.

Vista però la propensione alla prudenza degli italiani ci sono delle soluzioni meno spericolate. In particolare i conti deposito. Per chi non sapesse qual è la differenza tra un normale conto corrente e i conto deposito si potrebbe riassumere come un salvadanaio che però garantisce ai risparmiatori degli interessi più elevati del conto corrente, in cambio il correntista si impegna a non prelevare la somma versata per un tot di tempo. In genere i conti deposito vincolati possono essere da 3 a 24 mesi, oppure possono arrivare fino a 5 anni.

A cambiare non sono solo i mesi in cui il risparmiatore non avrà accesso, pena la perdita degli interessi accumulati, alla cifra vincolata ma anche i tassi di rendimento proposti. Di solito più tempo si lasciano le cifre sui conti deposito, maggiore è la cifra, più alti saranno alla fine del periodo i rendimenti per il cliente.

Bisognerà poi vedere quali saranno gli effetti della nuova Legge di bilancio, sui risparmi degli italiani, certo è che serve maggiore rassicurazione dai mercati e una scossa per far ripartire i consumi e di conseguenza far girare maggiormente l’economia del nostro Paese.

Autore

Foto AutoreGiornalista professionista, Giusy Iorlano è laureata in Scienze politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma con una tesi in studi strategici.

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