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Bollette a 28 giorni: cosa fare se il rimborso non arriva

C'è chi lo ha dimenticato, chi ha rinunciato, chi ha accettato dalle compagnie un servizio alternativo, chi crede ancora che la somma arrivi in automatico. Fatto sta che sono circa 12 milioni gli italiani che hanno acquisito il diritto a un rimborso da parte delle principali compagnie telefoniche, per avere pagato tra giugno 2017 e aprile 2018 l’equivalente di una bolletta in più sulle utenze di telefonia fissa e Adsl. E molti di loro non lo hanno avuto.

La storia è nota: negli anni scorsi, dopo avere abbreviato d’ufficio la durata dei piani tariffari mensili da 30 a 28 giorni, i gestori telefonici hanno dovuto fare marcia indietro a suon di sentenze, e sono stati obbligati a rimborsare gli utenti delle utenze fisse per il periodo tra il 2017 e il 2018. Circa un anno fa le compagnie hanno dunque attivato le procedure per far sì che i clienti ottenessero quanto dovuto, spesso in forma di servizi aggiuntivi gratuiti. Ma si è trattato di una decisione non pienamente legittima: i tribunali, e la conferma definitiva è nella sentenza del Consiglio di Stato dello scorso febbraio, (la 00879/2020) hanno stabilito che le società avrebbero dovuto rimborsare i consumatori con un ristoro automatico. Non è stato fatto, tanto che a marzo 2020 l’Agcom ha comminato una multa di 9 milioni alle quattro società coinvolte.

Uno su dieci non ha fatto domanda

Il risultato è che oggi sono pochi i consumatori che hanno fatto domanda di rimborso. Se fino a un anno fa le indiscrezioni parlavano di circa il 5% del totale, le stime di oggi vanno solo poco più su. "Siamo orientativamente intorno al 10% dei clienti", dice Emilio Viafiora di Federconsumatori. "Nemmeno le sentenze e le sanzioni sono servite a far adeguare compagnie, che hanno perseverato con il sistema di restituzione su richiesta. Ma gli utenti più anziani non hanno dimestichezza con le procedure web, e anche tra gli altri, pochi hanno la voglia e il tempo di andare sul sito e compilare la domanda per richiedere poche decine di euro". Impossibile conoscere i numeri esatti. Le società telefoniche, interpellate, non rivelano numeri, e anche dall’Agcom fanno sapere che "in questa fase i dati non possono essere divulgati".

Rimborsi ancora possibili

La buona notizia, però, è che a tutt’oggi è ancora possibile fare richiesta. Quanto spetta? Secondo i calcoli delle associazioni di consumatori negli anni della fatturazione a 28 giorni le aziende hanno prelevato a ogni cliente circa l’8% in più ogni mese: e a conti fatti, per ogni utenza l’importo dovuto per l’intero periodo considerato va dai 20 ai 50 euro, a seconda del tipo di contratto. Tim, Fastweb, Vodafone e WindTre prevedono a tutt’oggi la possibilità di richiedere la somma dai propri siti, l'unico neo è che il più delle volte è necessario attivare la procedura dall'area clienti, e chi non lo ha mai fatto prima deve attivare un proprio account. È  così per Tim, che però concede agli utenti sia la possibilità di fare la domanda via 187 sia dall’area "MyTim" del sito.

Anche per Fastweb bisogna accedere alla pagina personale dell’area clienti MyFastweb, e cliccare sul link relativo alla restituzione. Non c’è alcun modulo da compilare, il cliente chiede il ristoro e l'importo gli viene accreditato sulla prima fattura utile. Discorso analogo per Wind, dove bisogna entrare nella propria area personale dal sito e cercare nel menù la voce che fa riferimento alla delibera "269/18/CONS" dell’Agcom. Per Vodafone la procedura è più semplice, è sufficiente inserire il proprio numero di telefono nei campi di un'apposita pagina, o chiamare il numero 42591 dalla linea fissa.

I tempi del rimborso

Il meccanismo prevede che il denaro dovuto venga scalato nelle bollette a venire. Non sempre, però, lo "sconto" arriva nelle fatture immediatamente successive alla richiesta. In alcuni casi può volerci più tempo, come già è accaduto. "Purtroppo la delibera non fissa un termine vincolante per le compagnie", spiega Viafora. "L’unica cosa da fare, se passano mesi, è scrivere un reclamo e attendere. Se, trascorsi 60 giorni, non si ha riscontro, si procede con la conciliazione". In questo caso si può usare gratuitamente il servizio concilia web dell'Agcom, o rivolgersi a un'associazione dei consumatori.

Se sei un ex cliente

Chi ha cambiato operatore telefonico non ha perso il diritto a recuperare le somme. Purtroppo, però, non ci sono procedure standardizzate. Meglio allora inviare una richiesta scritta preferibilmente via Pec o raccomandata, indicando i riferimenti della vecchia utenza (numero di telefono, nome del eventuale codice cliente). Se la compagnia non risponde, si può insistere attivando anche in questo caso una procedura di conciliazione.

pubblicato da il 16 novembre 2020

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Pugliese trapiantata in Emilia, giornalista professionista dal 2005, laurea in filologia romanza e master in giornalismo all’Università di Bologna.

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