Che cos'è e cosa significa la sigla TDI

Nel corso degli ultimi anni, i potenziali clienti trovano sempre più auto in vendita con la sigla TDI. Si tratta di un acronimo che viene utilizzato per contrassegnare un determinato tipo di propulsore. Entrando nei particolari, è il gruppo Volkswagen a servirsi di una simile nomenclatura, adoperandola anche per una categoria di vetture del brand Audi.

Scopriamo insieme qual è il significato effettivo di TDI e quali sono le caratteristiche principali di questo insieme di automobili. Partiamo, quindi, dal senso vero e proprio di questo termine, per poi declinarlo nella vita quotidiana di ogni guidatore.

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Sommario:

Cosa significa la sigla TDI

Entrando nei particolari, l'acronimo TDI è stato scelto dall'azienda tedesca di automobili Volkswagen per una ragione ben precisa. Infatti, si tratta della sigla di Turbocharged Direct Injection, che tradotto in lingua italiana significa iniezione diretta turbo. Non a caso, il marchio teutonico ha scelto di introdurre questa espressione per contrassegnare i propulsori a gasolio con sistema di iniezione diretta.

Breve storia del turbodiesel a iniezione diretta

Il primo motore turbodiesel che si è avvalso di un sistema a iniezione diretta risale al 1989. Era stato installato a bordo della Audi 100 C3, vettura dotata di un motore 2.5 litri e 5 cilindri, capace di erogare 120 cavalli di potenza. Poco dopo, è stata la volta della Volkswagen Passat B5. Il 1998 è stato l'anno del primo aggiornamento dei propulsori TDI, con l'introduzione del sistema a pompa.

Con il passare degli anni, i motori di tipo TDI hanno vissuto una crescita notevole. Nel 2004, è stato dato il via al sistema common rail, capace di rendere ciascun propulsore potente, economico, a basso consumo e a emissioni molto contenute. Oggi, questa modalità è ancora molto diffusa nel settore dell'automotive e rappresenta un sinonimo di qualità ed efficienza meccanica.

Perché un motore TDI non coincide con un diesel classico

Le vetture TDI presentano al loro interno motori ben differenti rispetto alla classica alimentazione a gasolio. In primo luogo, è proprio il nome stesso a segnare una netta differenza. L'acronimo TDI è diventato a sua volta un vero e proprio marchio diffuso dalla Volkswagen e diventato molto importante.

Nel corso degli ultimi anni, quindi, la sigla viene utilizzata con una frequenza maggiore. Al giorno d'oggi, un automobilista può scegliere all'interno di tre propulsori turbodiesel accompagnati da un nome simile. Ecco quali sono le tipologie in questione:

  • i motori a pompa rotativa;
  • i motori a pompa con iniettore;
  • i motori common-rail.

I motori a pompa rotativa

Iniziamo dai motori a pompa rotativa, diffusi a partire dagli anni '80. Nel caso specifico, la cinghia di distribuzione riesce a far muovere la pompa e conduce il diesel agli iniettori presenti all'interno del propulsore, che possono essere quattro, cinque o sei. Il carburante viene inserito nel cielo del pistone e la potenza del motore aumenta in misura esponenziale.

Il vecchio gasolio funzionava con un sistema a precamera, mentre quello menzionato prevede un notevole incremento della pressione generale. Con questo metodo, l'aumento della potenza va di pari passo con un calo dei consumi, dovuto a una combustione sempre più efficace.

Il TDI a pompa rotativa è disponibile su buona parte delle vetture appartenenti al gruppo Volkswagen, tra le quali le Audi, le Volvo, le Skoda e le Seat. Entrando nei particolari, l'alimentazione turbodiesel in questione viene inserita in motorizzazioni da 1.9 e 2.5 litri con diverse potenze in cavalli. 

I motori a pompa con iniettore

motori a pompa con iniettore, invece, prevedono che a ciascun iniettore venga associata una pompa. Grazie a questa procedura, il gasolio entra in fase di pressione con l'ausilio di una testata interna diversa rispetto alla pompa rotativa. Molte auto km 0 di ultima generazione si servono di una tecnica simile, nonostante provochi un incremento degli spazi interni necessari.

Agli inizi, solo la Volkswagen sviluppava motori TDI a pompa con iniettore, con un incremento della pressione di alimentazione e un notevole potenziamento del motore. Non a caso, tale sistema è stato recentemente soppiantato dalla pompa common-rail, anche per motivazioni riguardanti gli standard in materia di emissioni.

Sono davvero numerosi i tipi di motori che si avvalgono della pompa dotata di iniettore, la cui cilindrata può essere compresa tra i 1.2 e i 5.0 litri. I consumi sono minimi soprattutto per le vetture da 61 cavalli e dalle dimensioni estremamente compatte, mentre i modelli da oltre 300 cavalli sono prettamente di enormi misure, come ad esempio la SUV Touareg e la berlina Phaeton.

I motori common-rail

Concludiamo con i motori common-rail di ultima generazione. Tali propulsori sono stati creati dalla Fiat e sono molto semplici da realizzare per qualsiasi altra vettura. In questo frangente, viene adoperata una pompa dalla pressione elevata, concepita al fine di condurre il gasolio presso un apposito tubo, denominato Rail. A questo punto, entrano in azione gli iniettori che convogliano il diesel presso i vari cilindri.

In tempi recenti, il common-rail ha acquisito una notevole importanza per alcune ragioni specifiche. In primo luogo, tali propulsori garantiscono una silenziosità sorprendente. Tutto ciò senza dimenticare un rapporto ottimale tra prestazioni e consumi, con la chance di avere a propria disposizione una vettura al massimo delle proprie potenzialità.

Anche in questo caso, il range di prestazioni inerente ai propulsori è estremamente ampio, partendo da vetture da 1.6 litri e arrivando fino a un massimo di 6.0 con oltre 500 cavalli. La nascita del common-rail risale al 1997 con un Alfa Romeo, proseguendo con vari modelli appartenenti alla Mercedes e alla Audi.

I motivi per i quali scegliere un motore TDI

Per quali ragioni un motore TDI di ultima generazione dovrebbe essere preferito rispetto a qualsiasi altra alimentazione a benzina o a gasolio? Ecco quali sono i tre principali punti di forza di questa modalità:

  • una potenza notevolmente superiore rispetto alla media, con la chance di toccare picchi di velocità sorprendenti;
  • consumi ed emissioni ridotti ai minimi termini, che denotano un'efficienza meccanica di primo piano;
  • una coppia massima di assoluto rilievo, insieme a un sistema dinamico ben congegnato.

I nuovi propulsori TDI sono pienamente conformi agli standard Euro 6 in materia di consumi ed emissioni. La turbina è stata evoluta fino ai giorni nostri, con l'installazione delle moderne unità VAG per la compressione del carburante. Ed ecco che questa alimentazione sembra diventata imprescindibile per buona parte degli automobilisti attuali.

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