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Conti: ecco tutti i rincari dai mutui ai conti correnti

9 gen 2023 | 4 min di lettura | Pubblicato da Giusy I.

conti expert speaks rincari su mutui e conti correnti

Il 2022 è stato un annus horribilis per i rincari che hanno pesato sulle tasche degli italiani: dai rialzi sulle offerte gas e luce, ai conti correnti fino ai mutui. Gli aumenti hanno colpito qualsiasi tipo di prodotto, soprattutto finanziari, e per questo 2023 le prospettive non sono tra le più rosee. L'inflazione, infatti, continua anche nel nuovo anno appena iniziato e rischia di presentare al più presto un conto aggiuntivo per le famiglie italiane: una stangata di oltre 2.400 euro secondo i calcoli del Codacons.

Conti Correnti: trova il più vantaggioso

Mutui, mai così alti

La situazione incerta legata al conflitto in Ucraina ancora influisce sulle politiche monetarie facendo aumentare i prezzi. A questi i rincari non sono sfuggiti neanche i mutui e i conti correnti. La Banca Centrale Europea, per fronteggiare l’inflazione schizzata alle stelle, ha aumentato il costo del denaro per cercare di ridurre la liquidità in circolazione.

Ovviamente questa politica restrittiva ha avuto una diretta conseguenza sui tassi dei mutui: le rate di quelli a tasso variabile sono aumentate, quelle dei fissi già stipulati sono rimaste, ovviamente, invariate. Chi, invece, ha avviato l’istruttoria per un mutuo a tasso fisso ma non ha ancora firmato il contratto definitivo potrebbe ritrovarsi con costi reali molto più alti di quelli messi in preventivo: i tassi per i nuovi mutui a tasso fisso sono, infatti, aumentati in conseguenza dei rialzi della Bce.

In particolare, l’ultimo aumento dei tassi d'interesse di 50 punti base operato il 15 dicembre scorso dalla Bce ha influito ulteriormente sulle rate dei mutui.

Una vera e propria ‘mazzata’ come l’ha definita il Codacons, perché va ad aggiungersi al caro bollette e all’emergenza prezzi, aggravando ulteriormente i conti delle famiglie italiane.

Stangata ancora più forte per chi il mutuo variabile lo ha già in corso. Ovviamente, l’aumento dipenderà dal numero di rate già pagate e dal tasso iniziale.

Dai primi conti fatti dall’associazione dei consumatori emerge che, “considerata una fascia media di mutuo a tasso variabile di importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro, l'importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l'acquisto di una casa, la rata mensile salirebbe tra i 30 e i 40 euro”. Se però, aggiunge il Codacons, “si considerano tutti gli incrementi imposti dalla Banca Centrale Europea negli ultimi mesi, la rata mensile di un mutuo a tasso variabile salirebbe complessivamente tra i 150 e i 190 euro rispetto a quanto pagato nel 2021, con ripercussioni sulle famiglie comprese tra i +1.800 e +2.280 euro all'anno”.

Numeri questi che coincidono con i calcoli del portale Facile.it secondo il quale il nuovo aumento dei tassi della Bce di 50 punti base produrrà nei prossimi mesi un aumento delle rate dei mutui variabili, con rincari di quasi 35 euro al mese per un finanziamento medio e un aggravio che sale a circa 180 euro dall'inizio dell'anno (+39%).

E all’orizzonte per le famiglie italiane non si intravedono miglioramenti: la Bce, infatti, ha già annunciato che alzerà ancora, nel corso del 2023, gli indici tanto che il tasso dei finanziamenti variabili potrebbero a breve diventare addirittura più alto di quello a tasso fisso. Secondo l’ABI (l’Associazione bancaria italiana, ndr), l’aumento del costo del denaro dovrebbe arrivare al 3,5% a fine 2023 per poi stabilizzarsi nel 2024 intorno al 3%. L’inflazione, invece, salirà in media del 5,5% nel 2023 e del 2,3% nel 2024. Secondo le stime, dunque, entrambi i tassi saliranno per tutto il 2023. Previsioni per nulla ottimistiche, tant’è che già registra un aumento delle surroghe e, parallelamente, una diminuzione degli importi medi richiesti dei mutui.

Conti correnti più cari del 7%

Non solo mutui, a crescere nel 2022 è stato anche il costo dei conti correnti. I numeri parlano chiaro: nei primi sette mesi del 2022 il costo dei depositi tradizionali è salito in media del 6,7%, il che significa un aumento indicativo per le famiglie italiane che può superare i 150 euro all’anno. I rincari, in particolare, hanno riguardato più che altro le spese fisse, a partire dal canone annuo, piuttosto che le disposizioni operative come i bonifici.

Ad aumentare, in particolare, sono stati, poi, i conti classici più che quelli online, che, invece, sono cresciuti ma di meno, dell’1,75%, restando quindi molto più convenienti con medie intorno ai 40 euro. I numeri sono di Altroconsumo che ha considerato i conti con le migliori condizioni dei maggiori istituti di credito.

Costi previsti in rialzo anche per il 2023. A inizio anno in media i costi dei conti correnti hanno registrato già un aumento del 7% rispetto a un anno fa, poco meno del tasso di inflazione rilevato in Italia nel 2022, pari all’8,1%. Per una famiglia con operatività media il canone annuale potrà ora superare i 200 euro.

Il tutto mentre i rendimenti dei conti correnti continuano ad essere praticamente pari a zero. E questo nonostante la Bce abbia alzato, come abbiamo detto, i tassi di interesse.

Per gli investitori però i rincari sui conti correnti si traducono in un costo doppio: da un lato quello del parcheggio imposto dalla banca, dall’altra l’inflazione che, in assenza di remunerazione, erode ancora di più la liquidità infruttuosa depositata sui conti. Un problema ancora più pesante se si pensa che dopo un anno così negativo per i mercati, gli italiani per ora restano cauti e preferiscono non investire, tanto è vero che i parcheggi della liquidità sono ai massimi storici, circa 1.800 miliardi di euro.

Autore
giusy-iorlano

Giornalista professionista, Giusy Iorlano è laureata in Scienze politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma con una tesi in studi strategici.

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