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Conti deposito o ETF monetari? Ecco cosa conviene nel 2025

6 ott 2025 | 6 min di lettura | Pubblicato da Giusy Iorlano

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Sono tanti i risparmiatori che, in questi mesi, si pongono una domanda sempre più frequente: dove conviene parcheggiare i soldi del conto corrente? Meglio affidarsi a un conto deposito, con il vantaggio della sicurezza e di un rendimento fisso, oppure puntare su un ETF monetario, che segue i tassi di mercato e offre maggiore flessibilità? La verità è che non esiste una risposta valida per tutti. Ogni strumento ha i suoi pro e contro, e la scelta migliore dipende da diversi fattori: quanto si è disposti a rischiare, che tipo di rendimento si cerca, quanta voglia si ha di gestire i propri soldi in modo attivo e quanto interessa la semplicità rispetto alla reattività ai tassi.

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Il conto deposito nel 2025: sicuro, ma in leggero calo

Il conto deposito resta, anche nel 2025, una delle scelte preferite dagli italiani. Questo perché offre un vantaggio che in pochi altri strumenti puoi trovare: la certezza. Sai fin da subito quanto guadagnerai, entro quando, e che il tuo capitale è garantito fino a 100mila euro grazie al fondo di tutela dei depositi.

In questo periodo, molte banche stanno ancora proponendo rendimenti lordi intorno al 3%, soprattutto per i conti vincolati a 12 o 24 mesi. Alcune offerte promozionali, per chi apre un nuovo conto o trasferisce nuova liquidità, riescono anche a superare questa soglia. Tuttavia, rispetto al 2023 e 2024, i tassi offerti stanno lentamente diminuendo, in linea con il rallentamento della politica monetaria della Bce (Banca Centrale Europea).

Dunque se fino a maggio scorso si potevano ancora trovare offerte sui conti vincolati fino al 3,5% o comunque sopra il 3%, anche per le soluzioni svincolabili, dopo gli ultimi tagli della Bce le migliori offerte sul mercato si muovono intorno a una media del 2,5% per i conti senza vincolo e intorno a 2,7%-2,8% per quelle vincolate

Ovviamente non mancano le eccezioni. Chi sceglie un conto deposito oggi lo fa per una ragione ben precisa: vuole stare tranquillo. Non ha voglia di seguire l’andamento dei mercati, non vuole dover vendere quote o calcolare plusvalenze, e preferisce un prodotto chiaro e senza sorprese. Anche la gestione fiscale è molto semplice: gli interessi maturati sono tassati al 26% e si paga un’imposta di bollo annua pari allo 0,20% dell’importo depositato. Tutto qui. Nessun altro costo.

Naturalmente, ci sono anche dei limiti. Il rendimento è fisso e non cambia nemmeno se i tassi salgono. Se il conto è vincolato, non si possono toccare i soldi fino alla scadenza senza perdere gli interessi o subire penalità. E, anche se il rischio è bassissimo, il denaro depositato è comunque legato alla solidità della banca che lo custodisce, seppur entro limiti molto protettivi.

Gli ETF monetari: flessibili, moderni, ma un po’ più complessi

Gli ETF monetari - o obbligazionari a brevissima scadenza - sono uno strumento ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma che nel 2025 sta guadagnando terreno tra gli investitori più attenti. Si tratta di fondi quotati in borsa che investono in strumenti a brevissima scadenza, come titoli di Stato, depositi interbancari, pronti contro termine o obbligazioni con durata inferiore ai 12 mesi.

A differenza dei conti deposito, gli ETF monetari non offrono un rendimento fisso, ma seguono l’andamento dei tassi ufficiali. Se i tassi Bce sono alti, questi ETF rendono bene. Se invece calano, il rendimento si adegua. In questo momento, grazie a un livello ancora elevato dei tassi europei, alcuni ETF monetari stanno offrendo rendimenti lordi vicini al 3,5%, a volte anche superiori, con costi di gestione molto contenuti.

Chi sceglie un ETF monetario non cerca sicurezza assoluta, ma vuole sfruttare un rendimento potenzialmente migliore, mantenendo comunque un rischio molto basso. Gli ETF si comprano e si vendono in tempo reale, come fossero azioni, e questo li rende strumenti molto flessibili. Inoltre, molti di questi ETF sono composti in larga parte da titoli di Stato europei, che godono di una tassazione agevolata.

Questo aspetto fiscale è molto interessante. In Italia, i rendimenti degli ETF sono tassati in due modi diversi, a seconda della loro composizione. Se l’ETF contiene strumenti come Bot o Btp, una parte del rendimento può essere tassata al 12,5% invece che al 26%, come accade per i conti deposito. La percentuale effettiva dipende dalla cosiddetta "quota white list", che varia ogni semestre.
In pratica, un ETF monetario ben costruito può offrire un rendimento netto più alto rispetto a un conto deposito, proprio grazie alla tassazione agevolata. Ovviamente bisogna saperlo scegliere, tenere d’occhio i costi (TER, spread tra acquisto e vendita) e valutare l’intermediario con cui si opera, dato che servono un conto titoli e un minimo di dimestichezza.

Cosa conviene davvero nel 2025?

Tutto dipende dal profilo di risparmiatore che si ha. Se si sta cercando uno strumento semplice, sicuro e che non richieda alcuna gestione, il conto deposito resta ancora oggi una delle soluzioni più adatte. Si sa quanto si guadagna, non bisogna preoccuparsi delle oscillazioni del mercato, e il capitale è protetto nei limiti previsti dalla legge.

Se invece si è disposti a gestire un minimo la propria liquidità, e si vuole approfittare del contesto dei tassi ancora alti, gli ETF monetari possono essere una scelta più interessante. Offrono rendimenti competitivi, liquidità quotidiana e vantaggi fiscali che, in alcuni casi, fanno davvero la differenza.

Il rovescio della medaglia è una maggiore complessità. Non ci si può aspettare lo stesso livello di protezione di un conto garantito dallo Stato, e bisogna tenere presente che il rendimento può variare nel tempo. Tuttavia, per chi ha un orizzonte breve-medio e vuole un’alternativa più efficiente al conto corrente, gli ETF monetari rappresentano una valida opzione.

Una soluzione mista? Forse è la più sensata

Molti investitori scelgono di non affidarsi a una sola soluzione, ma di dividere il capitale tra conto deposito e ETF monetari. Questo approccio consente di mantenere una parte della liquidità protetta, con un rendimento sicuro, e allo stesso tempo di sfruttare le opportunità offerte dai mercati monetari.

Per esempio, si può destinare il 50% della liquidità a un conto deposito vincolato a 12 mesi, e il restante 50% a un ETF monetario con buona composizione “white list” e costi contenuti. Così facendo, si bilancia il bisogno di sicurezza con la voglia di rendimento.

Un esempio pratico

Se si investissero 10 mila euro in un conto deposito con rendimento lordo al 3%, a fine anno si avrebbero circa 222 euro netti, una volta detratta la tassazione del 26%.

Se invece si scegliesse un ETF monetario con rendimento lordo al 3,6% e con una composizione fiscale favorevole (diciamo un 70% tassato al 12,5% e un 30% al 26%), il rendimento netto potrebbe superare i 280 euro, considerando anche un piccolo costo di gestione annuo.

Insomma, la differenza esiste. Ma richiede attenzione, conoscenza e una certa attitudine al controllo degli strumenti finanziari.

Autore
foto Giusy Iorlano

Giusy Iorlano è giornalista professionista. Laureata presso la Luiss Guido Carli di Roma.

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