Bonifici dai genitori, ecco quando scatta l'imposta dell'8% secondo l'ultima sentenza della Cassazione

Un bonifico da un genitore a un figlio può costare fino all'8% di imposta sulla parte imponibile, ma soltanto in presenza di specifiche condizioni. Non basta ricevere denaro dai propri familiari per dover pagare le tasse: a fare la differenza sono la natura del trasferimento, le modalità con cui viene effettuato e l'eventuale intervento dell'Agenzia delle Entrate.
A riportare l'attenzione sui bonifici tra genitori e figli è stata la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 15315 del 20 maggio 2026. La pronuncia riguarda un trasferimento patrimoniale superiore a 8,2 milioni di euro dalla madre alla figlia, proveniente da disponibilità detenute all'estero. I giudici hanno confermato la possibilità di applicare l'imposta di donazione con l'aliquota dell'8%, qualificando l'operazione come una liberalità indiretta emersa nel corso di un procedimento di accertamento tributario. La ricostruzione della pronuncia.
La decisione non introduce una nuova tassa sui normali aiuti familiari. Chiarisce, piuttosto, che un trasferimento di denaro può essere considerato una donazione anche quando non viene formalizzato con un tradizionale atto notarile e che, in determinate circostanze, la tassazione può risultare più elevata rispetto a quella prevista per una donazione registrata volontariamente.
- L'imposta dell'8% per le donazioni indirette scatta solo durante i controlli fiscali se non si dimostra una causa diversa dal regalo.
- Tra genitori e figli c'è una franchigia di un milione di euro con tassa al 4% sull'eccedenza, mentre le spese quotidiane o per la prima casa sono esenti.
- La causale del bonifico non basta da sola a evitare verifiche dell'Agenzia delle Entrate o future liti sull'eredità tra i figli.
Sommario
Bonifici dai genitori ai figli: quando si paga l'imposta dell'8%
Il caso degli 8,2 milioni di euro trasferiti dalla madre alla figlia
La franchigia di un milione di euro e l'aliquota ordinaria del 4%
Bonifico per comprare la prima casa: quali regole si applicano
Cosa scrivere nella causale del bonifico tra genitore e figlio
Donazioni ai figli e successione: attenzione anche agli eredi
Bonifici dai genitori ai figli: quando si paga l'imposta dell'8%
Il punto centrale della pronuncia riguarda le cosiddette liberalità indirette, cioè i trasferimenti attraverso i quali una persona arricchisce un'altra senza utilizzare necessariamente la forma tradizionale del contratto di donazione.
L'articolo 56-bis del Testo unico sulle successioni e donazioni disciplina l'accertamento di queste liberalità. La norma prevede che l'Agenzia delle Entrate possa contestarle quando la loro esistenza emerge da dichiarazioni rese dall'interessato nell'ambito di procedimenti diretti all'accertamento di tributi.
In questo scenario, l'aliquota prevista è dell'8% sulla parte che supera l'eventuale franchigia applicabile. Si tratta di un meccanismo diverso da quello ordinario delle donazioni tra genitori e figli, per le quali è prevista un'aliquota del 4% oltre la soglia di esenzione.
La differenza è importante: l'8% non scatta automaticamente perché un genitore trasferisce una somma elevata al figlio. Occorre che ricorrano i presupposti previsti dalla normativa per l'accertamento della liberalità indiretta.
La Cassazione ha inoltre precisato, nella vicenda esaminata, che non è sufficiente indicare una causale alternativa per escludere la natura gratuita del trasferimento. Bisogna valutare la sostanza economica dell'operazione e gli elementi disponibili per ricostruirne la reale finalità.
Il caso degli 8,2 milioni di euro trasferiti dalla madre alla figlia
La vicenda esaminata dai giudici, come detto, riguardava una contribuente che aveva ricevuto dalla madre denaro e attività finanziarie per un valore complessivo superiore a 8,2 milioni di euro. Le disponibilità provenivano dall'estero e il trasferimento era emerso nell'ambito di verifiche fiscali.
La beneficiaria aveva sostenuto che le somme non costituissero reddito imponibile. Era stata prospettata anche la possibilità di qualificare l'operazione come un mutuo infruttifero, cioè un prestito senza interessi, che avrebbe comportato un obbligo di restituzione.
Il problema era proprio dimostrare l'esistenza di tale obbligo. In assenza di elementi sufficienti a provare che si trattasse realmente di un prestito, il trasferimento è stato ricondotto a una liberalità indiretta: la madre aveva trasferito ricchezza alla figlia senza una comprovata controprestazione o restituzione.
La Corte ha quindi confermato la legittimità dell'imposta di donazione applicata dall'Amministrazione finanziaria con l'aliquota dell'8%.
Il principio che emerge è rilevante anche al di fuori dei patrimoni milionari. In caso di controllo, il Fisco può esaminare l'effettiva natura di un trasferimento, senza essere vincolato esclusivamente dalla descrizione scelta dalle parti. Questo non significa, tuttavia, che un normale aiuto economico familiare sia automaticamente assimilabile al caso esaminato dalla Cassazione.
La franchigia di un milione di euro e l'aliquota ordinaria del 4%
Per comprendere quando si paga l'imposta di donazione è necessario distinguere il regime ordinario dalle liberalità accertate attraverso il procedimento previsto dall'articolo 56-bis.
Per le donazioni tra genitori e figli, la normativa prevede una franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario, con riferimento alle donazioni effettuate dal singolo donante. Sulla parte imponibile che supera questa soglia si applica, nel regime ordinario, l'aliquota del 4%.
Ecco un esempio pratico.
Un genitore dona formalmente al figlio 1,2 milioni di euro. In assenza di precedenti donazioni che incidano sulla franchigia e considerando il regime ordinario, l'imposta del 4% si applica sui 200mila euro eccedenti la soglia di un milione. Il calcolo porta a un'imposta di 8mila euro.
La situazione cambia quando una liberalità indiretta viene accertata nell'ambito di un procedimento fiscale alle condizioni stabilite dalla legge. In questo caso, l'articolo 56-bis prevede l'aliquota dell'8% sulla parte che supera l'eventuale franchigia applicabile.
Non è quindi corretto applicare indistintamente il 4% o l'8% a qualsiasi bonifico familiare. Per individuare il trattamento fiscale bisogna prima stabilire la natura dell'operazione e il regime giuridico applicabile.
Va considerato anche il cosiddetto coacervo, ossia il meccanismo che tiene conto delle precedenti donazioni rilevanti effettuate dallo stesso donante ai fini della franchigia. Se un genitore ha già trasferito somme importanti al figlio, la soglia disponibile potrebbe essere inferiore a un milione di euro.
Aiuti economici ai figli: quando il bonifico non è tassato
Non tutti i trasferimenti di denaro tra familiari rappresentano una donazione imponibile. Molti bonifici rispondono a esigenze quotidiane: il mantenimento dei figli, il pagamento delle spese universitarie, l'affitto, le spese mediche o un contributo per affrontare un periodo di difficoltà economica.
La normativa esclude dal campo di applicazione dell'articolo 56-bis alcune liberalità, comprese quelle di modico valore previste dal Codice civile. Per stabilire se un trasferimento sul conto corrente sia davvero di modico valore non esiste una cifra valida in assoluto per tutte le famiglie: occorre considerare sia l'importo sia le condizioni economiche e patrimoniali di chi dona.
Un contributo di qualche centinaio di euro per pagare libri universitari o spese correnti ha una natura molto diversa dal trasferimento di centinaia di migliaia di euro provenienti da un patrimonio familiare.
Anche la frequenza e la finalità dei pagamenti possono aiutare a ricostruire il contesto. È comunque importante ricordare che la sola circostanza che il denaro circoli tra parenti non rende automaticamente irrilevante qualsiasi verifica fiscale.
Quando gli importi sono consistenti, è prudente conservare le informazioni che consentono di ricostruire il motivo del trasferimento e il rapporto tra chi versa il denaro e chi lo riceve.
Bonifico per comprare la prima casa: quali regole si applicano
Uno dei casi più frequenti riguarda i genitori che aiutano i figli ad acquistare la prima casa. Il contributo può consistere nel trasferimento di denaro necessario per pagare il venditore oppure nel pagamento diretto di una parte del prezzo dell'immobile.
In queste situazioni occorre distinguere la semplice donazione di denaro dalla donazione indiretta collegata all'acquisto dell'abitazione.
La normativa contempla specifiche ipotesi di esclusione dall'imposta di donazione quando il trasferimento è direttamente collegato a un atto di compravendita soggetto a imposta di registro o a Iva e ricorrono i requisiti previsti. Non è però sufficiente che il denaro venga genericamente destinato alla casa: è necessario verificare le caratteristiche dell'operazione e la documentazione disponibile.
Per questo è utile conservare il bonifico del genitore, il contratto preliminare, il rogito notarile e le evidenze dei pagamenti al venditore. Questi documenti possono contribuire a dimostrare il collegamento tra il denaro ricevuto e l'acquisto dell'immobile.
La causale può essere formulata in modo preciso, indicando che si tratta, per esempio, di un contributo per l'acquisto dell'abitazione. La dicitura, tuttavia, non crea da sola un'esenzione fiscale e non sostituisce i requisiti richiesti dalla legge.
Cosa scrivere nella causale del bonifico tra genitore e figlio
La causale è uno degli elementi utili per ricostruire la finalità di un trasferimento. Una descrizione chiara riduce il rischio di equivoci, soprattutto quando il denaro viene versato per un motivo specifico.
La formulazione deve corrispondere alla realtà dell'operazione. Alcuni esempi, da adattare alla situazione concreta, sono:
- aiuto per spese universitarie: per un contributo destinato a tasse, libri o altre spese di studio;
- contributo per acquisto abitazione: quando il trasferimento è collegato all'acquisto di un immobile;
- prestito infruttifero familiare: quando il denaro deve essere restituito e le parti intendono documentare un effettivo rapporto di prestito;
- donazione di denaro: quando il genitore intende trasferire definitivamente una somma al figlio senza ricevere nulla in cambio.
Nel caso di un prestito, è opportuno predisporre una documentazione coerente che chiarisca l'obbligo di restituzione e le relative condizioni. La semplice indicazione della parola «prestito» nella causale non dimostra, da sola, che esista un vero mutuo.
Per trasferimenti di importo elevato è consigliabile valutare preventivamente con un notaio o un professionista fiscale la forma corretta dell'operazione, anche per verificare gli eventuali obblighi civilistici e tributari.
Donazioni ai figli e successione: attenzione anche agli eredi
Gli aspetti fiscali non sono gli unici da considerare. Un trasferimento di denaro effettuato in vita può avere conseguenze anche sulla futura divisione dell'eredità.
Si pensi a un genitore che versi 100mila euro a uno dei due figli per aiutarlo a comprare casa. Alla morte del genitore, il fratello potrebbe chiedere che quella donazione venga considerata ai fini della collazione ereditaria, quando prevista, oppure valutare se siano state rispettate le quote di legittima.
La collazione serve, nei casi previsti dalla legge, a riequilibrare la divisione ereditaria tra determinati eredi che hanno ricevuto donazioni in vita. La tutela della legittima, invece, protegge le quote riservate dalla legge a specifici familiari.
Le conseguenze dipendono dal tipo di trasferimento, dalla situazione familiare, dalla natura della donazione e dalle eventuali disposizioni del donante. Per questo, quando gli importi sono rilevanti, è opportuno valutare anche gli effetti successori e non soltanto l'imposta immediata.

Giusy Iorlano è giornalista professionista. Laureata presso la Luiss Guido Carli di Roma.
Argomenti in evidenza
Informazioni e dettagli su alcuni degli argomenti più rilevanti nel mondo dei conti.
Ultime notizie Conti




Guide ai conti








