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Rialzi sul costo del denaro: banche pronte ad allungare i mutui

3 ago 2023 | 5 min di lettura | Pubblicato da Giusy I.

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Il denaro costa sempre di più dopo l’ultimo rialzo dei tassi della Bce. Già provati dagli aumenti delle bollette e dall’inflazione, le famiglie italiane devono, dunque, ora fare i conti con una nuova stangata sulle loro tasche: il nuovo aumento, da parte della Banca centrale europea, del costo del denaro, salito giovedì 27 luglio al 4,25%. È la nona volta in un anno. Una situazione che sta diventando sempre più pesante, quasi comparabile a uno shock finanziario, per chi ha un mutuo a tasso variabile: si stima che i tassi, infatti, siano aumentati finora del 70%. Un vero e proprio salasso, dunque, che molte famiglie hanno difficoltà a reggere.

Conti Correnti: trova il più vantaggioso
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Il mercato dei mutui per l’acquisto della casa in Italia rappresenta la fetta maggiore del credito alle famiglie, superando i 425 miliardi di euro di consistenze (dati dall’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia a maggio 2023, ndr), di cui il 63% a tasso fisso e il 37% a tasso variabile. Anche se, quindi, i tassi variabili “puri” fortunatamente riguardano solo una quota minoritaria dei mutui in essere, anche perché molti a tasso variabile hanno il cap (cioè un limite massimo all’aumento del tasso di interesse stabilito in fase di sottoscrizione del contratto), ciò non toglie che oltre un milione di famiglie, secondo le ultime stime della Fabi (la più importante sigla sindacale dei lavoratori delle banche), sia in difficoltà con il mutuo.

In particolare, dopo l’ultimo rialzo di 25 punti base del costo del denaro di fine luglio, secondo le simulazioni elaborate da Facile.it, chi ha un mutuo variabile potrebbe trovarsi a far fronte ad una rata in aumento fino a 742 euro, il 63% in più rispetto all’inizio dello scorso anno (+286 euro).

Cosa può fare, allora, chi si trova ad affrontare questi aumenti? Le banche hanno già raccolto l’invito del governo a trovare delle soluzioni, tra queste quella dell’allungamento della durata di questi mutui, proprio per alleviare il peso della rata corrente. Vediamo allora in cosa consiste questa soluzione e chi può avere accesso.

Stessa rata, ma durata più lunga

Il governo ha già avanzato una proposta che ha ottenuto il via libera da Abi, l’associazione delle banche italiane: consentire, cioè, a chi ha un mutuo a tasso variabile di distribuire gli aumenti dei tassi su un arco temporale più lungo, in modo da avere una rata che resti, anche in questa fase di oscillazioni al rialzo, di importo uguale.

In realtà, allungare la durata dei mutui è già nella facoltà delle banche per chi è in regola con i pagamenti. Per i clienti morosi, invece, le regole della vigilanza europea sono molto più rigide. Ora, con i rialzi dei tassi e delle rate, i mutuatari che non riescono a rispettare le scadenze rischiano di essere sempre di più: sui mutui in essere, secondo il sindacato Fabi, ci sono già 3,4 miliardi di probabili inadempienze e rate scadute per seicento milioni di euro.

La reale convenienza di questo provvedimento “spalma-rate” è resa incerta dal nodo degli “interessi”. Quando si allunga la durata del mutuo, infatti, uno degli effetti da considerare è che il tasso di interesse si applica per un periodo maggiore, quindi ciò significa che il cliente paga più interessi. Il Codacons ha puntato il dito proprio contro questo aspetto. Un mutuo da pagare in dieci anni, per esempio, potrebbe essere allungato a quindici, in modo da ‘ammortizzare’ gli incrementi. Questa soluzione, però, per l’associazione dei consumatori, potrebbe essere un’arma a doppio taglio per le famiglie perchè potrebbero trovarsi a pagare addirittura di più.

Secondo una simulazione, elaborata dal Codacons sulla base delle offerte presenti attualmente sul mercato, infatti, chi oggi ha un mutuo a tasso variabile per un importo di 120mila euro e una durata di 25 anni rischia di pagare quasi 3.500 euro l’anno in più. Portando il mutuo a 30 anni, la famiglia dovrebbe restituire all’istituto di credito oltre 91.500 euro, cioè un incremento non di poco conto se si considera che si arriverebbe alla cifra di quasi 17.400 euro in appena cinque anni, ossia attorno ai 3.480 euro l’anno.

Altre soluzioni senza nuovi oneri

Ancora, l’Associazione presieduta da Antonio Patuelli, dopo un confronto con il ministero dell’Economia, ha diramato una nota agli istituti di credito per sollecitare ulteriori misure da sottoscrivere per chi ha un mutuo variabile onde evitare di incorrere in situazioni che possono portare all’insolvenza.

Tra queste anche quella di allargare la platea di coloro che possono beneficiare della rinegoziazione dei mutui passando da uno variabile ad uno fisso, introdotta dalla legge di bilancio 2023. In questo modo, ad esempio, potrebbero essere ammessi alla misura anche soggetti con reddito Isee maggiore di 35mila euro o con mutui di importo più alto rispetto a quanto previsto dalla legge che li fissa a 200mila euro.

Ma tecnicamente, finora, la mossa non si è rivelata sempre conveniente, anzi, la rata spesso è risultata addirittura più alta rispetto a quella attuale. Ecco perché è stata inserita anche la possibilità (ma non l’obbligo) di “spalmare” la durata del finanziamento fino a cinque anni in più, a patto di non oltrepassare i 25 anni di residuo. In questo caso, sì, il beneficio sembra essere maggiore.

Ancora, gli istituti di credito saranno tenuti a informare i propri clienti della possibilità di poter accedere al Fondo Gasparrini. Si tratta di un fondo di solidarietà istituito nel 2007 che consente, in caso di perdita di lavoro, disoccupazione o morte, di finanziare la sospensione delle rate dei contratti di mutuo per l’acquisto della prima casa per un valore fino a 250mila euro.

Oltre a queste facoltà l’associazione delle banche ricorda la possibilità di poter effettuare la surroga, trasferire, cioè. senza spese e costi il proprio mutuo ipotecario in un’altra banca, modificandone le relative condizioni contrattuali.

Autore
giusy-iorlano

Giornalista professionista, Giusy Iorlano è laureata in Scienze politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma con una tesi in studi strategici.

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