Conti: Ecco come il Fisco controllerà i conti correnti dei contribuenti nel 2026
27 feb 2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da Giusy Iorlano

Nel 2026 il controllo dei conti correnti da parte del Fisco è entrato in una fase ancora più evoluta. Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di un processo che negli ultimi anni ha progressivamente rafforzato gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione finanziaria. La vera novità di quest’anno dell’Agenzia di Vincenzo Carbone sarà il focus sui controlli fiscali più mirati e selettivi, abbandonando le verifiche ‘a tappeto’ a favore di analisi basate sul rischio. In pratica, i controlli saranno attivati principalmente quando gli indicatori disponibili al Fisco segnalano anomalie o incoerenze tra quanto dichiarato e i dati raccolti.
Per milioni di contribuenti italiani il tema è centrale: capire come il Fisco controllerà i conti correnti significa sapere quali dati vengono osservati, come vengono utilizzati e quali comportamenti possono far scattare un controllo. In un sistema sempre più digitalizzato, la trasparenza e la coerenza tra redditi dichiarati e movimenti bancari diventano elementi fondamentali.
Sommario
Il ruolo dell’Agenzia delle Entrate nei controlli sui conti correnti
La strategia dellìAgenzia delle Entrate è emersa chiaramente dai documenti di programmazione dell’Agenzia, come il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2024-2026, e si collega all’utilizzo di strumenti come gli Isa, gli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale, e il concordato preventivo biennale, che aiutano a individuare i contribuenti da verificare.
Secondo il PIAO, l’Agenzia prevede circa 320 mila ‘controlli sostanziali’ ogni anno. A questi si aggiungono le attività di lavoro congiunto con la Guardia di Finanza, che prevedono circa 75 mila posizioni da analizzare insieme nel corso dell’anno per le rispettive verifiche fiscali.
Le verifiche hanno l’obiettivo di correggere o contestare imposte dovute, tra cui Irpef, Ires, Iva, Irap,imposte di registro e crediti d’imposta. Nel piano sono inclusi anche controlli parziali automatizzati e verifiche specifiche sui crediti d’imposta e sui contributi, con un approccio sempre più digitale e basato sull’incrocio di dati.
Non si tratta, dunque, di controlli casuali o indiscriminati su ogni cittadino. Il sistema funziona attraverso la raccolta periodica di informazioni trasmesse dagli intermediari finanziari, che alimentano una banca dati centralizzata. Da qui partono eventuali analisi di rischio e selezioni mirate.
Nel 2026 questo meccanismo sarà ancora più integrato e automatizzato. Le informazioni non verranno semplicemente archiviate, ma elaborate attraverso strumenti informatici in grado di evidenziare incoerenze tra quanto dichiarato al Fisco e quanto emerge dai flussi finanziari.
L’Anagrafe dei rapporti finanziari: il cuore del sistema
Il fulcro dei controlli sui conti correnti è rappresentato dall’Anagrafe dei rapporti finanziari, un archivio che raccoglie informazioni su conti correnti, carte di credito, depositi titoli e altri strumenti intestati ai contribuenti.
Le banche e gli altri intermediari comunicano periodicamente all’Agenzia delle Entrate l’esistenza dei rapporti, i saldi iniziali e finali e l’ammontare complessivo delle movimentazioni annuali. Questo non significa che ogni singola operazione venga automaticamente analizzata nel dettaglio, ma che il Fisco dispone di un quadro generale della capacità finanziaria del contribuente.
La differenza è ora nella velocità e nella precisione dell’analisi. I dati non rimarranno statici in un archivio, ma saranno costantemente incrociati con le dichiarazioni dei redditi, con le fatture elettroniche, con i corrispettivi telematici e con altre informazioni patrimoniali già presenti nelle banche dati pubbliche.
Gli alert del Fisco: banche dati, fatture elettroniche e corrispettivi
La selezione dei profili da sottoporre a controllo si basa, dunque, su un patrimonio informativo vastissimo che consente al Fisco di avere un quadro chiaro dei contribuenti e di capire dove concentrare le verifiche.
Un ruolo fondamentale è svolto da Sogei, la società pubblica partner tecnologico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che mette a disposizione oltre 200 banche dati. Grazie a queste risorse, l’Agenzia può individuare con maggiore precisione i contribuenti considerati ad alto rischio di evasione, senza ricorrere a controlli indiscriminati.
Isa: che cosa sono e perché il punteggio conta
Gli Isa, Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale, sintetizzano in un punteggio da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale di un contribuente, valutando la coerenza e la normalità della gestione di un’impresa, di uno studio professionale o di un’attività economica.
Oltre a individuare potenziali rischi, gli Isa sono uno strumento per favorire la collaborazione tra contribuente e Fisco. Il punteggio guida l’invio di comunicazioni preventive, le cosiddette ‘lettere’, che invitano a verificare la correttezza dei dati e a correggere eventuali errori prima di un accertamento ufficiale.
Un punteggio alto può tradursi in benefici premiali, come minori controlli o procedure più snelle. Un punteggio basso non implica automaticamente evasione, ma segnala un profilo di rischio che può portare a verifiche più approfondite.
Tra i classici campanelli d’allarme vi sono ricavi dichiarati molto bassi rispetto alla struttura dell’attività, crediti d’imposta o crediti Iva insoliti, operazioni internazionali anomale e la mancata adesione o decadenza dal concordato preventivo biennale. Tutti questi elementi possono far scattare controlli aggiuntivi, mirati e selettivi.
Privacy e garanzie per i contribuenti
Nonostante l’automazione dei controlli, l’accesso ai dati bancari è regolamentato e deve rispettare la privacy. L’Agenzia delle Entrate può utilizzare le informazioni esclusivamente per finalità fiscali, nel rispetto dei principi di proporzionalità e necessità.
Il contribuente ha diritto a conoscere le contestazioni e a fornire chiarimenti, con la possibilità di presentare documentazione giustificativa. Le garanzie procedurali restano un pilastro fondamentale, anche in un contesto sempre più digitale.
Come prepararsi ai controlli sui conti correnti
In vista di controlli sempre più automatizzati, la parola chiave è, quindi, coerenza. I contribuenti devono assicurarsi che i movimenti bancari siano compatibili con quanto dichiarato al Fisco. È buona prassi evitare la commistione tra conti personali e professionali e conservare sempre la documentazione relativa a operazioni rilevanti.
Una gestione ordinata dei conti correnti non serve solo a evitare sanzioni, ma rappresenta una forma di tutela preventiva. In un sistema in cui ogni operazione lascia una traccia digitale, la chiarezza diventa il miglior alleato.

Giusy Iorlano è giornalista professionista. Laureata presso la Luiss Guido Carli di Roma.
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