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Conti correnti a zero rendimento: perché lasciare i soldi fermi sul conto oggi costa di più (e come evitarlo)

Pubblicato il 27-07-2026 | Aggiornato il 27-07-2026 | 6 min di lettura | Pubblicato da
foto Giusy Iorlano
Giusy Iorlano
calcolo costi conto

Per molti italiani il conto corrente continua a rappresentare il luogo più sicuro dove custodire i propri risparmi. Il denaro è sempre disponibile, facilmente accessibile e sembra al riparo da qualsiasi scossone dei mercati finanziari. Questa sensazione di sicurezza, però, rischia di trasformarsi in una falsa convinzione. Oggi lasciare somme consistenti ferme su un conto corrente che non riconosce alcun rendimento non significa semplicemente rinunciare a un guadagno: significa vedere il proprio patrimonio perdere valore nel tempo.

Il saldo visualizzato sull'home banking resta identico, ma il potere d'acquisto di quei soldi diminuisce anno dopo anno. È una perdita invisibile, che non compare nell'estratto conto ma si manifesta quando i prezzi aumentano e con la stessa cifra è possibile acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. A questo si aggiungono le spese di gestione del conto, l'imposta di bollo e il cosiddetto costo opportunità, cioè il rendimento a cui si rinuncia scegliendo di non far fruttare il proprio capitale.

Conti Correnti: trova il più vantaggioso
Conti Correnti: trova il più vantaggioso

Sommario

Perché gli italiani continuano a lasciare tanti soldi sul conto

Nonostante questa realtà, gli italiani continuano a essere tra i popoli europei con la maggiore propensione al risparmio liquido. Secondo le più recenti analisi del Centro Studi Unimpresa, famiglie e imprese detengono oltre 2 mila miliardi di euro di liquidità e circa i due terzi sono parcheggiati proprio sui conti correnti.

Le motivazioni sono facilmente comprensibili:

  • molti preferiscono avere il denaro sempre disponibile;
  • altri temono le oscillazioni dei mercati finanziari o ritengono troppo complesso investire.

C'è poi chi, semplicemente, non si è mai posto il problema e lascia accumulare sul conto ciò che rimane dopo le spese mensili. Questa prudenza, però, può trasformarsi in un costo. 

Come ha evidenziato anche Assogestioni, molti risparmiatori soffrono della cosiddetta "illusione monetaria": vedono il saldo invariato e pensano che il patrimonio sia rimasto intatto, senza considerare che il valore reale del denaro continua a diminuire.

L'inflazione è il nemico più silenzioso dei risparmi

Il principale responsabile di questa erosione è l'inflazione. Quando il costo della vita aumenta, la stessa quantità di denaro permette di acquistare meno prodotti e meno servizi. Non si tratta di una perdita immediatamente percepibile, ma gli effetti diventano evidenti con il passare degli anni.

Immaginiamo di lasciare 10 mila euro su un conto corrente che non produce interessi. Se l'inflazione media fosse del 3% all'anno, dopo cinque anni quei 10 mila euro avrebbero un potere d'acquisto equivalente a circa 8.600 euro di oggi. La cifra sul conto resterebbe identica, ma il suo valore reale si sarebbe ridotto di oltre 1.300 euro.

Anche con un'inflazione più contenuta, pari al 2% annuo, nell'arco di dieci anni la perdita di potere d'acquisto sfiora il 18%. È per questo che molti esperti definiscono l'inflazione una vera e propria tassa invisibile: non viene prelevata direttamente dal conto, ma produce effetti molto simili.

I costi del conto corrente aggravano la perdita

L'inflazione, inoltre, non è l'unico elemento che incide sui risparmi. Molti conti correnti prevedono infatti spese che riducono progressivamente il capitale disponibile, come:

  • canoni periodici;
  • commissioni per alcuni servizi;
  • spese di gestione.

Per le giacenze medie superiori a 5 mila euro si aggiunge anche l'imposta di bollo di 34,20 euro annui. Si tratta di importi che, presi singolarmente, possono sembrare limitati, ma che nel lungo periodo contribuiscono a erodere ulteriormente il patrimonio, soprattutto quando il conto non riconosce alcun interesse attivo.

Il costo opportunità: il denaro che non lavora

Esiste poi un'altra forma di perdita, meno evidente ma altrettanto importante: il costo opportunità.

Ogni euro lasciato inutilizzato sul conto corrente rinuncia alla possibilità di generare un rendimento. Negli ultimi anni il rialzo dei tassi di interesse ha riportato sul mercato diverse soluzioni pensate proprio per remunerare la liquidità con livelli di rischio contenuti. 

Continuare a mantenere tutto fermo significa quindi rinunciare, senza un motivo preciso, a opportunità che potrebbero almeno compensare in parte gli effetti dell'inflazione.

Naturalmente questo non significa che ogni risparmiatore debba investire tutto il proprio patrimonio. La liquidità continua a svolgere un ruolo fondamentale nella gestione delle spese quotidiane e degli imprevisti. Il punto è capire quanta liquidità sia davvero necessaria.

Quanta liquidità conviene davvero tenere sul conto

Il conto corrente rimane lo strumento ideale per ricevere lo stipendio, pagare bollette, affrontare le spese ordinarie e gestire le emergenze. Proprio per questo nessun consulente suggerisce di svuotarlo completamente.

Una regola spesso utilizzata nella pianificazione finanziaria consiste nel mantenere una riserva pari a 3-6 mesi di spese familiari. Questo fondo rappresenta un cuscinetto di sicurezza che consente di affrontare imprevisti senza dover ricorrere a prestiti o disinvestire nel momento meno opportuno.

Il problema nasce quando il denaro accumulato supera di molto questa soglia e rimane fermo per anni senza una destinazione precisa.

Le alternative per evitare che il capitale perda valore

Fortunatamente oggi esistono diverse soluzioni che permettono di proteggere almeno in parte il potere d'acquisto dei risparmi senza assumere rischi eccessivi.

Il conto deposito rappresenta probabilmente l'alternativa più semplice. Funziona in modo simile a un conto corrente, ma riconosce un tasso di interesse sul capitale depositato. Chi non ha esigenze immediate può scegliere un vincolo temporale ottenendo generalmente rendimenti più elevati, mentre chi desidera maggiore flessibilità può orientarsi verso le versioni svincolabili. Inoltre, i depositi sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca aderente.

Un'altra soluzione sempre più diffusa è rappresentata dagli ETF monetari. Questi strumenti investono in attività finanziarie di brevissimo termine e seguono l'andamento dei tassi di interesse del mercato monetario. L'obiettivo non è ottenere rendimenti elevati, ma offrire una remunerazione della liquidità mantenendo una buona facilità di disinvestimento.

Per chi guarda invece al medio-lungo periodo, il Piano di Accumulo del Capitale (PAC) permette di investire piccole somme con regolarità, ad esempio ogni mese. Questa modalità consente di distribuire gli acquisti nel tempo e ridurre l'impatto della volatilità dei mercati, costruendo gradualmente un patrimonio.

Dare una funzione precisa ai propri risparmi

L'errore più comune non è tanto lasciare una parte del denaro sul conto corrente, quanto non attribuire ai propri risparmi un obiettivo preciso. Una gestione efficiente del patrimonio parte da una semplice distinzione:

  • una quota deve rimanere disponibile per affrontare le spese quotidiane e gli imprevisti;
  • mentre il capitale che non servirà nel breve periodo può essere destinato a strumenti più adatti a conservarne il valore nel tempo.

In questo modo il denaro smette di essere semplicemente "parcheggiato" e inizia a svolgere una funzione precisa, coerente con i propri obiettivi finanziari.

Il vero rischio oggi è non fare nulla

Molti risparmiatori evitano, dunque, qualsiasi forma di investimento per paura delle oscillazioni dei mercati. È una reazione comprensibile, soprattutto dopo anni segnati da crisi economiche, inflazione e incertezza geopolitica.

Eppure il rischio maggiore, per chi dispone di un orizzonte temporale sufficientemente lungo, spesso non è investire con criterio, ma lasciare tutto fermo sul conto corrente. L'inflazione continuerà infatti a ridurre il valore reale del denaro indipendentemente dalle decisioni del risparmiatore.

Naturalmente ogni scelta deve essere valutata in base alle proprie esigenze, alla propensione al rischio e agli obiettivi personali. Tuttavia, distinguere la liquidità necessaria dal capitale che può essere impiegato in modo più efficiente rappresenta oggi uno dei principi fondamentali di una corretta pianificazione finanziaria.

La soluzione non è, dunque, investire tutto indiscriminatamente, ma pianificare. Mantenere sul conto solo la liquidità realmente necessaria e destinare il resto a strumenti coerenti con il proprio orizzonte temporale può fare la differenza. Perché, oggi più che mai, il denaro fermo non resta davvero fermo: mentre il saldo rimane uguale, il suo valore continua lentamente a diminuire.

Autore
foto Giusy Iorlano

Giusy Iorlano è giornalista professionista. Laureata presso la Luiss Guido Carli di Roma.

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