Eredità e conto corrente svuotato: come difendersi e recuperare le somme sottratte

Le 3 cose da sapere
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I prelievi possono avere effetti diversi a seconda che avvengano prima o dopo il decesso del titolare.
1I prelievi possono avere effetti diversi a seconda che avvengano prima o dopo il decesso del titolare.
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Accedere a estratti conto e movimenti bancari aiuta a identificare ammanchi e prelievi indebiti.
2Accedere a estratti conto e movimenti bancari aiuta a identificare ammanchi e prelievi indebiti.
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Le somme sottratte senza autorizzazione possono essere recuperate tramite azioni civili o penali.
3Le somme sottratte senza autorizzazione possono essere recuperate tramite azioni civili o penali.
Quando un erede svuota il conto del defunto, gli altri coeredi si trovano di fronte a una situazione delicata e complessa. Conoscere i propri diritti, sapere come ottenere accesso alla documentazione bancaria e distinguere tra prelievi leciti e indebiti è fondamentale per proteggere l’asse ereditario, garantire la correttezza della divisione dei beni e agire tempestivamente attraverso gli strumenti civili e penali previsti dalla legge.
Sommario
Conto svuotato prima o dopo il decesso: le differenze sostanziali
Come scoprire gli ammanchi: il diritto di accesso alla documentazione bancaria
Prelievi non giustificati: quando scatta l'obbligo di restituzione
I risvolti penali: appropriazione indebita e circonvenzione di incapace
L'onere della prova: cosa deve dimostrare chi agisce in giudizio
Conto svuotato prima o dopo il decesso: le differenze sostanziali
Quando un erede preleva ingenti somme dal conto del defunto, è anzitutto fondamentale distinguere se l’operazione sia avvenuta prima o dopo la morte del titolare.
- Prelievi prima della morte: se l’erede agisce senza autorizzazione, anche se il titolare era ancora vivo, il denaro non rientra automaticamente nell’asse ereditaria. Tuttavia, gli altri eredi possono intraprendere azioni civili per richiederne la restituzione, soprattutto se le somme sono state sottratte per interesse personale e non per spese legate alla cura o assistenza del titolare.
- Prelievi dopo la morte: in questo caso, le somme sottratte rientrano formalmente nell’asse ereditario e gli eredi possono esercitare direttamente i propri diritti per far rientrare le somme nella successione. L’azione diventa più semplice e mirata, anche se può comunque richiedere interventi legali, specialmente se il denaro è già stato movimentato o trasferito dall’erede abusivo.
Comprendere questa distinzione è essenziale per decidere quale strategia adottare e per tutelare correttamente i propri diritti.
Come scoprire gli ammanchi: il diritto di accesso alla documentazione bancaria
Il primo passo per individuare eventuali ammanchi è accedere alla documentazione bancaria del defunto. La legge riconosce agli eredi il diritto di ottenere:
- estratti conto dettagliati;
- lista completa dei movimenti degli ultimi dieci anni;
- assegni emessi e operazioni su conti titoli;
Per richiedere questi documenti, l’erede deve presentarsi alla banca con:
- certificato di morte del defunto;
- atto notorio o dichiarazione sostitutiva che attesti la qualità di erede.
Grazie a queste informazioni, è possibile verificare se l’erede abbia prelevato somme in modo non autorizzato, stabilendo le basi per eventuali azioni giudiziarie. È importante ricordare che la banca conserva la documentazione per un massimo di dieci anni, salvo eccezioni particolari previste dalla legge.
Prelievi non giustificati: quando scatta l'obbligo di restituzione
Non tutti i prelievi effettuati da un erede costituiscono illecito. La differenza principale dipende infatti dalla destinazione delle somme:
- prelievi effettuati per spese di cura, assistenza o necessità del titolare non richiedono restituzione;
- prelievi effettuati per vantaggio personale dell’erede, senza consenso del titolare, devono essere restituiti agli altri coeredi o rientrare nell’asse ereditaria attraverso azioni giudiziarie.
Per contestare prelievi indebiti, gli eredi devono raccogliere prove concrete, come estratti conto e documentazione bancaria, e dimostrare che le operazioni non erano autorizzate e non avevano alcun beneficio per il defunto. Solo in questo caso può scattare l’obbligo di restituzione.
Azioni civili a tutela degli eredi: collazione e riduzione
Quando un erede sottrae somme dal conto del defunto, gli altri coeredi possono tutelare i propri diritti attraverso specifiche azioni civili. Tra le principali ci sono:
- collazione: permette di reintegrare le somme sottratte nella massa ereditaria, in modo da ricalcolare le quote di ciascun erede in maniera equa. Questo strumento è fondamentale quando alcuni prelievi hanno alterato la distribuzione prevista tra i coeredi;
- riduzione: consente di ripristinare la quota di legittima spettante agli eredi lesi, intervenendo quando l’appropriazione indebita di somme incide sulla corretta divisione ereditaria.
Queste azioni sono particolarmente utili per garantire che l’asse ereditario venga ripartito secondo le regole di legge, evitando squilibri tra gli eredi. È importante sottolineare che chi richiede tali azioni deve poter dimostrare l’ammontare delle somme sottratte e l’assenza di una giustificazione valida per i prelievi effettuati.
I risvolti penali: appropriazione indebita e circonvenzione di incapace
Il comportamento di un erede che preleva indebitamente denaro dal conto del defunto può avere rilevanza penale. Tra i principali reati previsti dalla legge ci sono:
- appropriazione indebita: si verifica quando l’erede si appropria di somme che appartengono agli altri coeredi o che dovrebbero far parte dell’asse ereditaria. Questo reato tutela l’equilibrio della divisione ereditaria e la proprietà dei beni comuni tra gli eredi;
- circonvenzione di incapace: si configura se il defunto non era pienamente capace di intendere e di volere, e l’erede ha sfruttato tale condizione per ottenere indebitamente somme di denaro o beni.
In questi casi, oltre alle azioni civili per la tutela dei coeredi, è possibile denunciare il comportamento alle autorità competenti. L’erede rischia sanzioni penali, che possono includere la condanna, oltre all’obbligo di restituire le somme sottratte.
L'onere della prova: cosa deve dimostrare chi agisce in giudizio
Quando un erede contesta prelievi indebiti effettuati da un altro coerede, è fondamentale capire chi deve dimostrare cosa per tutelare correttamente i propri diritti. In linea generale:
- chi ha effettuato i prelievi deve dimostrare che le somme erano state prelevate con autorizzazione o giustificate da spese legittime relative al titolare del conto;
- gli altri eredi devono raccogliere tutta la documentazione disponibile, come estratti conto, bonifici e ricevute, che evidenzi la sottrazione indebita e permetta di ricostruire i movimenti.
Questa distribuzione dell’onere della prova favorisce gli eredi che contestano i prelievi, rendendo più efficace l’azione legale e aumentando le possibilità di recupero delle somme sottratte.
28 gen 2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da Marta Radavelli
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