Ricevute POS, addio alla conservazione per 10 anni: cosa cambia con il decreto Pnrr 2026
20 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Carmela Di Matteo

Arriva una svolta importante per pagamenti digitali e adempimenti fiscali. Con il decreto Pnrr approvato a gennaio dal Governo, a partire da marzo viene eliminato l’obbligo di conservare per dieci anni le ricevute cartacee rilasciate dai terminali POS per pagamenti con carte di credito, debito o prepagate.
La misura rientra in un più ampio pacchetto di semplificazioni pensato per ridurre gli oneri burocratici a carico di cittadini e imprese, senza incidere sui controlli fiscali.
Sommario
Addio all’archiviazione decennale delle ricevute POS
La novità introdotta dal decreto riguarda esclusivamente le ricevute generate dai terminali di pagamento elettronico. Non si tratta di fatture, scontrini fiscali o ricevute fiscali, ma del semplice documento che attesta l’avvenuta transazione con carta.
Fino ad oggi, in base all’articolo 2220 del Codice civile, questi documenti dovevano essere conservati per 10 anni. Tuttavia, le ricevute POS non hanno valore contabile autonomo: rappresentano solo una prova del pagamento e non sono necessarie per la redazione del bilancio o per la dichiarazione fiscale. Da marzo 2026, l’obbligo viene meno sia per i cittadini sia per le imprese.
Valgono documenti digitali ed estratti conto
La riforma stabilisce che le comunicazioni inviate da banche e intermediari finanziari, anche in formato digitale, possono sostituire le ricevute cartacee del POS.
A condizione però che:
- contengano tutte le informazioni relative alla singola operazione;
- siano conservate in modo da garantirne la piena consultabilità.
In questo quadro, anche gli estratti conto digitali, previsti per tanti tipi di conti correnti e carte, possono essere utilizzati per dimostrare l’avvenuto pagamento, ad esempio nei casi in cui una detrazione fiscale sia subordinata alla tracciabilità della spesa.
Detrazioni 730: basta lo scontrino
Una delle conseguenze più immediate riguarda il modello 730. Per accedere alle detrazioni fiscali, sarà sufficiente conservare lo scontrino fiscale che già riporta l’indicazione della modalità di pagamento tracciabile. La ricevuta POS, dunque, diventa superflua.
Si tratta di un passaggio importante, perché evita ai contribuenti di dover conservare doppi documenti per la stessa spesa.
Pagamenti verso la Pubblica Amministrazione: cambia tutto
Novità anche per i pagamenti effettuati alla Pubblica Amministrazione tramite canali elettronici, come il sistema pagoPA.
Non sarà più necessario conservare la ricevuta cartacea. L’amministrazione, infatti, dovrà verificare l’avvenuto pagamento consultando direttamente i propri flussi informatici o quelli della piattaforma nazionale, senza poter richiedere al cittadino l’esibizione della ricevuta, neppure ai fini fiscali o per le detrazioni.
Pagamenti digitali in crescita: quasi 4 milioni di POS in Italia
La semplificazione arriva in un contesto in cui i pagamenti elettronici sono in forte espansione. Secondo elaborazioni di Confesercenti su dati ufficiali, nel 2025 i POS attivi in Italia hanno raggiunto circa 3,87 milioni, in aumento rispetto ai 3,75 milioni registrati nel 2024. Un dato che conferma come carte di pagamento e strumenti digitali siano ormai centrali nei settori del commercio, del turismo e dei servizi.
La misura si inserisce anche nel percorso di integrazione tra terminali di pagamento e registratori telematici. Già dall’inizio del 2026 è entrata in vigore una modifica che consente di riportare sugli scontrini l’indicazione del pagamento tracciabile.
Da marzo sarà pienamente operativa, nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, la funzione di abbinamento digitale tra POS e registratori di cassa. Un ulteriore passo verso la digitalizzazione completa delle operazioni.
Modernizzazione e snellimento delle procedure
Questa misura rappresenta solo il primo tassello di un percorso più ampio verso sia la progressiva eliminazione dell’obbligo cartaceo che, in generale, la semplificazione amministrativa.
La direzione è chiara: meno burocrazia, più digitalizzazione e maggiore integrazione tra sistemi informatici pubblici e privati.
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