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Disdetta telefono e Adsl: quanto costa dire addio all'operatore

Tagliare i costi, migliorare le prestazioni dell’Adsl, in qualche caso liberarsi di un gestore poco trasparente.

È per questo che ogni anno milioni di italiani – circa 7,5 nel 2018, secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat - cambiano fornitore di servizi di telefonia e Adsl.

Ma il passaggio, per quanto semplice, non è sempre a costo zero.

Diritto di ripensamento

La disdetta Adsl o la disattivazione non vanno confuse infatti con il diritto di ripensamento, che vale tra l’altro solo per i contratti "a distanza". Quando il contratto viene firmato fuori dai locali commerciali, quindi via telefono o sul web, il cliente ha 14 giorni dalla firma per recedere senza penale, e il venditore dovrà rimborsare i pagamenti entro altri 14 giorni dalla comunicazione. Trascorse le due settimane dalla stipula del contratto, c’è però un solo caso in cui lasciare la compagnia non comporta spese: se questa cambia le condizioni sottoscritte nel contratto, ritoccando per esempio le tariffe, l’utente ha diritto a recedere entro 30 giorni dalla comunicazione o a cambiare operatore senza penali, anche se non è ancora scaduto il vincolo contrattuale.

Il vincolo di fedeltà

Al di fuori di questi casi particolari c’è sempre un prezzo da pagare per chiudere una linea. Per cominciare, la maggior parte delle offerte prevede un vincolo contrattuale di fedeltà che impegna l’utente a restare con la società in genere per 24 mesi, e a volte chi lo viola è tenuto a pagare dei costi aggiuntivi. In realtà le penali per il recesso anticipato sono state abolite nel 2007 con una delle leggi Bersani sulle liberalizzazioni (40/2017), ma la stessa norma lascia la possibilità ai gestori di chiedere all'utente il pagamento dei costi "vivi" che sostengono per le operazioni di recesso.

"La società deve motivarli e giustificarli nella fattura, non può imputare dei costi generici. E se accade può essere motivo di reclamo: ancora oggi gestiamo numerose pratiche di conciliazione per risolvere problemi di questo tipo. Parliamo di cifre che vanno da 20 a 40-45 euro, fino a 60", spiega Renza Barani, vicepresidente Federconsumatori con delega alle telecomunicazioni. Dal 2019, spiega inoltre l'esperta, una delibera dell’Agcom (487/18/CONS) vieta alle compagnie di addebitare in una volta sola al cliente "traditore" tutte le rate residue di eventuali pagamenti rateali legati al contratto (che potranno essere ancora saldate seguendo la vecchia cadenza) e soprattutto di pretendere per intero la restituzione di tutti gli sconti applicati.

"La società può ancora chiedere una somma per la violazione del vincolo di fedeltà, ma questa dovrà essere equa e proporzionata al contratto e alla durata residua delle promozione", chiarisce la Barani.

I costi per la pratica

Vincolo di fedeltà a parte, alla chiusura di un contratto, anche superati i 24 mesi, le società possono pretendere il ristoro dei costi strettamente connessi alla lavorazione della pratica. Al cliente dovranno addebitare l’importo più basso tra i costi reali sopportati per dismettere la linea o trasferire il servizio, e il "valore del contratto", che si traduce nella media dei canoni che l’azienda si aspetta di riscuotere fino alla prima scadenza del contratto. L'importo equivale in pratica a un canone mensile. Se l'utente aveva rateizzazioni in corso, per esempio per l'acquisto di un modem o per spalmare i costi di attivazione, dovrà inoltre saldare il conto, ma può decidere se continuare a pagare le rate o versare la somma in un’unica soluzione.

Le voci da guardare prima di firmare

Ogni operatore ha adottato regole e politiche diverse, e tra una compagnia e l’altra ci sono grandi differenze. Prima di firmare ogni nuovo contratto vale quindi la pena considerare questo elemento, come consiglia la Barani: "Vanno controllate modalità e condizioni di recesso, e se non sono indicate nel contratto meglio informasi presso il venditore. I costi da pagare per il cambio devono far parte delle valutazioni sulla convenienza dell’offerta, perché andranno sempre pagate, fanno parte del conto". Vediamo allora cosa prevedono le compagnie internet casa.

Tim

Con Tim, per i contratti telefonia e Adsl i costi di disattivazione sono stati fissati a 30 euro, che scendono a 25 per i contratti con tecnologia Fwa. In caso di migrazione verso un altro gestore la spesa è invece di 5 euro, mentre per i cliente Fwa non è previsto alcun costo. Se il contratto prevede un piano rateale per il pagamento di prodotti o servizi, legato all’offerta, il cliente può mantenere la rateizzazione fino alla scadenza naturale del contratto, a meno che in fase di cessazione, o anche in un momento successivo, non richieda il pagamento in un’unica soluzione.

Vodafone

Il cliente è tenuto a pagare 28 euro sia in caso di distacco della linea che di migrazione. Se aveva aderito a un’offerta promozionale Vodafone, per il recesso anticipato è previsto il pagamento di una somma aggiuntiva che varia con il numero dei mesi mancanti alla conclusione del vincolo dei 24 mesi e raggiunge un massimo di 24 euro. Inoltre, chi ha attivato un’offerta con Vodafone Ready, è tenuto al pagamento delle rate residue per la Vodafone Station, in un’unica soluzione o mantenendo la cadenza rateale.

WindTre

La somma da rendere alla compagnia WindTre varia a seconda della tipologia del contratti, in un range tra i 37 e i 54 euro per la migrazione e tra i 50 e i 76 per la cessione. Se il contratto include il pagamento rateale per l’acquisto di accessori o servizi, il cliente deve corrispondere le rate mancanti in un’unica soluzione o proseguire con la rateazione. Se la disdetta arriva prima dei 24 mesi è previsto l’addebito delle rate restanti del costo di attivazione (in totale 120 euro, spalmati nei 24 mesi per l’equivalente di 5 euro al mese), dallo scorso marzo WindTre ha però eliminato costi di attivazione per le offerte Fibra e Adsl. Pertanto, per i contratti attivati da questo momento in poi, tali spese sono azzerate.

Fastweb

Per Fastweb il costo di dismissione del servizio di rete fissa è pari a 29,95 euro (iva inclusa), sia in caso di recesso che di passaggio ad altro operatore, indipendentemente dalla tecnologia di collegamento, e dalla modalità di recesso. La società ha però eliminato qualsiasi vincolo di durata contrattuale, sia per il servizio fisso che per il servizio mobile, e anche in caso di recesso anticipato ha eliminato le penali e non prevede la restituzione di eventuali sconti goduti. Se il contratto include l’acquisto a rate di servizi o prodotti, il cliente è tenuto al pagamento delle eventuali rate residue, può scegliere se proseguire la rateizzazione o versare l'importo in un'unica soluzione.

Tiscali

Anche per Tiscali il cliente che disattiva la linea o cambia gestore è tenuto a versare una somma pari all'importo medio dei canoni pagati i primi 24 mesi. In caso di recesso anticipato non ci sono spese aggiuntive e non è prevista la restituzione degli sconti, se il cliente stava pagando il contributo di attivazione a rate è tenuto a saldare le eventuali rate residue.

Linkem

Sul sito della compagnia Linkem si legge che, come da delibera Agcom, in caso di recesso o migrazione la società addebita all’utente il valore più basso tra i costi reali sostenuti (50 o 100 euro, a seconda che l’apparato sia interno o esterno) e il "valore del contratto", e cioè la media delle bollette, che per i contratti non business varia a seconda dell’offerta tra i 14,90 e i 26,90 euro. A questi vanno aggiunti 5 euro per la restituzione dell’apparato Linkem. Per quanto riguarda invece il recesso nei primi 24 mesi, vanno pagate le rate restanti di eventuali rateizzazioni attive, e il cliente può richiedere il pagamento in un’unica soluzione in ogni momento. Infine, se previsto nell’offerta sottoscritta, al cliente saranno addebitati gli eventuali sconti goduti.

pubblicato da il 26 giugno 2020

Autore

Foto AutorePugliese trapiantata in Emilia, giornalista professionista dal 2005, laurea in filologia romanza e master in giornalismo all’Università di Bologna.

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