ETF: cosa sono?

Nel corso degli ultimi anni si è verificato un vero e proprio boom degli ETF, strumenti di investimento a basso costo che permettono di scambiare fondi come se fossero quotati sul mercato. A renderli così appetibili è il fatto che non richiedono l'intervento di un gestore e consentono di ridurre gli oneri del proprio portafoglio. Non stupisce quindi che a livello mondiale i fondi a gestione passiva abbiano superato la soglia dei 9 mila miliardi di euro.

Capire a cosa servono e perché può essere utile investire in questa particolare tipologia di fondi è alla base di una strategia di investimento profittevole. Tuttavia, ancora oggi la maggior parte degli investitori italiani non ha un'idea precisa di cosa sono gli ETF. L'obiettivo di questo articolo è fornire le informazioni fondamentali per comprendere meglio lo strumento in questione, di cui andremo a esaminare vantaggi, modi di utilizzo e altri aspetti sui quali è opportuno soffermarsi per sfruttare al meglio le sue potenzialità.

Sommario

Cosa sono gli ETF

Partiamo dalle basi: che cosa sono gli ETF? Cominciamo col dire che il termine ETF è l'acronimo di Exchange Trade Fund (fondo negoziato in borsa), che identifica un particolare tipo di fondi comuni di investimento (detti anche Sicav) caratterizzati da una gestione completamente passiva. In parole semplici significa che questi fondi replicano fedelmente l'andamento degli indici azionari, obbligazionari o di materie prime ai quali si riferiscono, chiamati parametri di riferimento o benchmark. Per questo motivo, gli addetti ai lavori li chiamano anche replicanti, o trackers in inglese.

La scelta di investire in ETF deriva dal fatto che si tratta di uno strumento ibrido tra i fondi comuni di investimento più ordinari e i titoli finanziari negoziabili sui mercati regolamentati, di conseguenza coniuga utilmente alcuni punti di forza sia degli uni che degli altri: raggruppa titoli in panieri diversificati come i fondi ed è negoziato in Borsa proprio come le azioni.

Il primo ETF è venuto alla luce nel gennaio del 1993 negli Stati Uniti, con il lancio sull'AMEX del primo SPDR, acronimo di Standard & Poor's Depositary Receipt. In Italia gli ETF sono stati introdotti nel settembre del 2002 e sono negoziati sul segmento di Borsa Italiana ETFplus.

Ad oggi gli ETF permettono di operare su un'ampia scelta di strumenti tra cui indici borsistici, materie prime energetiche (gas naturale e petrolio) e non energetiche (metalli preziosi, terre rare, ecc.). Quelli quotati alla Borsa di Milano sono oltre 1050.

Esistono anche degli ETF che hanno come sottostante materie prime e metalli preziosi e per questo prendono il nome di ETC, acronimo di Exchange Traded Commodities (materie prime negoziate in borsa).

Come funzionano gli ETF

La peculiarità degli ETF è quella di offrire la replica passiva dell'andamento sul mercato di un indice specifico o di una determinata asset class. Per spiegarlo con un esempio pratico, un ETF sull'oro replicherà esattamente l'andamento sul mercato di questo asset.

Quando si acquista un ETF è come se si comprasse un paniere di titoli. In sostanza, con un solo acquisto si prende posizione su decine o centinaia di titoli, riducendo il rischio. Per esempio, se si investe negli Standard & Poor's 500 ETF, si investe su tutti i 500 titoli che compongono l'indice. Questo permette anche ai piccoli risparmiatori di accedere ai principali indici di mercato senza dover acquistare ogni singolo titolo presente nel paniere.

A rendere gli ETF più appetibili è il fatto che, non essendo necessario un gestore, presentano un costo di gestione che può essere inferiore anche del 70% rispetto a quello di un fondo tradizionale. Inoltre, hanno il pregio di poter essere scambiati con pochissimi clic sul proprio home banking, offrendo liquidità immediata ma con la diversificazione tipica offerta dai fondi.

Gli ETF si comprano e si vendono come un'azione sul Mercato Telematico Azionario (MTA) di Borsa Italiana e, al contrario dei fondi comuni tradizionali, che vengono valutati solo a fine giornata, possono essere negoziati in maniera continuativa (senza aste) come i titoli azionari, a partire dall 9:10 fino alle 17:25.

Gli investitori possono sfruttare l'uso degli ETF sia al rialzo che al ribasso (short) per cercare di realizzare profitti consistenti, a fronte però dell'esposizione a forti perdite.

I vantaggi di investire in ETF

Gli ETF offrono tanti vantaggi non trascurabili. Elenchiamo di seguito i principali:

  • Semplicità: gli ETF si comprano e si vendono come un'azione quotata sul mercato tramite la propria banca o il proprio broker. Inoltre, il gestore di un ETF deve comporre un portafoglio con un paniere di titoli atti a replicare l'andamento dell'indice, senza doversi sforzare di fare meglio di questo.
  • Trasparenza: questo strumento possiede la trasparenza informativa della negoziazione in tempo reale tipica della compravendita che riguarda i titoli azionari. Di ogni operazione in ETF si conosce immediatamente il prezzo a cui è stata esitata sul mercato borsistico, anche grazie alla pubblicazione giornaliera del NAV (Net Asset Value).
  • Flessibilità: gli ETF sono flessibili in quanto permettono agli investitori di entrare e uscire dall'investimento in tempi rapidi, facendo trading anche all'interno di una giornata di scambi. Questo fornisce la certezza di poter vendere in ogni momento i propri fondi a gestione passiva sul mercato regolamentato.
  • Economicità: il costo di un ETF risulta estremamente contenuto soprattutto per quel che riguarda le spese di gestione. Infatti, trattandosi di gestione passiva, non ci sono oneri particolari di analisi e studi, pertanto i costi risultano di gran lunga inferiori a quelli dei fondi attivi. Ad esempio, nel caso dei mercati azionari, raramente superano lo 0,7%.
  • Abbattimento del rischio emittente: in confronto a un titolo azionario, un ETF presenta un minor rischio globale che si limita alle variazioni di prezzo in relazione all'andamento del mercato. Proprio come per i fondi comuni, la legge prevede criteri di diversificazione del portafoglio che mettono il patrimonio al riparo in caso di collasso di un unico titolo. Per il resto, come qualunque strumento finanziario, vanno maneggiati con cura e compresi a fondo nei loro meccanismi di funzionamento.

Quanto costa investire in ETF

Per chi acquista un ETF la prima voce di costo da prendere in considerazione è la commissione di gestione rappresentata nel TER (Total Expense Ratio), decisamente inferiore rispetto alle commissioni applicate sui fondi comuni tradizionali di pari categoria. Vanno aggiunti poi i costi impliciti dello strumento o spread (differenza tra costo di acquisto e vendita), che hanno invece un'incidenza significativa sul costo totale dell'ETF, e le spese di negoziazione, che variano a seconda del canale (banca online, sportello bancario, ecc.). Non sono invece previste commissioni di ingresso o di uscita e nemmeno spese di performance.

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