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Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea, cosa cambia per gli italiani

4 lug 2016 | 3 min di lettura | Pubblicato da Castiglia M.

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Passato il primo momento di incredulità per l’esito del referendum popolare che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa unita, facendo crollare le Borse e svalutare la sterlina, si cerca di capire quali saranno le conseguenze pratiche di questa clamorosa rottura sul piano politico ma anche su quelli dell’economia e degli stili di vita. In particolare ci si chiede che impatto avrà la Brexit per gli italiani che nel Regno unito studiano e lavorano e per quelli che semplicemente vorranno visitare la Gran Bretagna per turismo.

Nell’immediato non ci sarà alcun impatto perché, per rendere effettivo l’abbandono, ci vorranno almeno due anni e c’è chi stima anche di più. Inoltre, bisognerà vedere quali saranno gli accordi che verranno instaurati con i Paesi della Ue, una volta terminato il percorso che sancirà l’uscita definitiva.

  • Turismo. Per andare in vacanza in Gran Bretagna saranno necessari il passaporto e il visto salvo accordi speciali che potrebbero rendere più semplice l’ingresso degli europei nel Paese. Per ora si continuerà ad accedere con la carta d’identità e, con la sterlina svalutata, viaggiare nel Regno unito è per gli italiani più conveniente.
  • Studio. Con l’uscita dal mercato unico, dovranno essere rivisti gli accordi di scambio e di cooperazione tra gli atenei della Ue e quelli inglesi. A rischiare è anche il progetto Erasmus, che permette agli studenti universitari (lo scorso anno sono stati circa 200mila) di continuare gli studi in uno dei Paesi membri. In tal senso, dall’Agenzia Erasmus+ Indire sono arrivate però nelle ultime ore delle rassicurazioni sulla base del fatto che, già ora, partecipano al programma anche università di Paesi extraeuropei. I giovani che decideranno di andare a studiare nel Regno Unito, una volta formalizzata l’uscita, potrebbero invece vedere raddoppiare le già carissime rette. Tuttavia, alcune scuole stanno già diramando circolari nelle quali si comunica che non ci sarà alcun aumento. Resta da vedere se veramente le cose andranno così.
  • Lavoro. Sono più di mezzo milione gli italiani che lavorano in Gran Bretagna dove, attualmente, si può chiedere la cittadinanza dopo essere stati residenti per cinque anni e avere versato le tasse. Con l’uscita dalla Ue, salvo accordi particolari, bisognerà chiedere il permesso di soggiorno.
  • Sanità. I cittadini Ue, in caso di malattia in uno degli Stati che fanno parte dell’Unione, hanno il diritto a ricevere le stesse cure dei residenti, grazie alla tessera sanitaria europea. Con la Brexit, in quanto extracomunitari, gli italiani dovranno prevedere di stipulare un’assicurazione sanitaria prima di partire.
  • Telefonia. Con il mese di giugno 2017 finisce l’era del roaming. Questo vuol dire che telefonare e navigare quando ci si trova in un Paese che fa parte del mercato unico costerà di meno. Più precisamente, si continuerà a pagare la stessa tariffa dell’Italia. Ma, una volta definita l’uscita dalla Ue, usare il telefonino in Gran Bretagna costerà di più.
  • Aerei. Anche in questo caso, nell'immediato, nessun cambiamento. Una volta però che il Regno unito sarà fuori dall'Europa, le tariffe potrebbero subire pesanti rincari soprattutto per quanto riguarda le compagnie low cost che dovranno compensare le perdite a causa di una prevista riduzione dei profitti dovuta alla svalutazione della sterlina.
  • Mercato immobiliare. L’acquisto di una casa in Gran Bretagna da parte di stranieri non prevede particolari vincoli o limitazioni. E oggi, con il cambio favorevole, è possibile investire a costi più convenienti.
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