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Costi nascosti in bolletta, quali sono e come scovarli

L’elenco telefonico e il servizio antivirus, la chiamata alla segreteria e il balzello da pagare per non avere ricaricato la sim. Basta poco per inciampare in uno dei costi nascosti che affollano le bollette di telefonia e adsl, o, peggio, svuotano i crediti delle carte prepagate. Parliamo di spese spesso di piccolo importo, che proprio per il fatto di essere trascurabili passano inosservate, succede persino chi le paga ignori per anni la loro esistenza. Eccone alcune tra le più comuni, e qualche consiglio per azzerarle.

"Ti ho cercato"

Tutte le compagnie offrono ai propri clienti l’opportunità di sapere chi li ha cercati mentre il cellulare era spento o irraggiungibile. Il servizio consiste nell’invio di un sms con il numero o il nome della persona che ha chiamato l’utenza, se in rubrica, ed è preziosissimo soprattutto per chi usa il cellulare per lavoro.

Una volta questa prestazione era gratuita, ma da alcuni anni è diventata a pagamento, fatta eccezione per le compagnie più giovani che offrono ancora l’opzione nel pacchetto base. In genere il servizio ha nomi come "ti ho cercato", ed è attivabile su richiesta quando stipula un nuovo contratto, in altre parole dovremmo essere noi a richiederlo espressamente.

Fino a qualche anno fa veniva però attivato di default, ed è quindi possibile che chi ha un contratto datato paghi ancora un costo mensile, che in genere si aggira intorno all’euro al mese, con delle differenze a seconda che il contratto sia in abbonamento o ricaricabile. Liberarsene però è facile, basta cercare l'indicazione alla voce "servizi" della propria App, oppure chiamare i servizio clienti della compagnia.

La segreteria telefonica

Anche ascoltare i messaggi della propria segreteria telefonica ha un prezzo, e neanche basso. Se alcune compagnie hanno azzerato il costo del servizio, (Wind lo ha fatto, ma solo per i clienti iscritti dopo il novembre 2019, i vecchi continuano a spendere diversi centesimi al minuto ogni volta che parte la chiamata), altri hanno stabilito un forfait giornaliero, che viene addebitato al solo ascolto del messaggio (Vodafone ha fissato una cifra base di 1,50 euro al giorno).

In linea di massima il servizio è già attivo nel momento in cui si accende una linea telefonica, anche se si fa fatica oggi a capirne l’utilità, quindi non resta che disattivarlo. Chi ha un contratto con Tim non deve fare altro che digitare sulla tastiera ##002# e poi premere invio. Per Windtre la successione è invece ##004#. Più difficile l’operazione per clienti Vodafone, a cui è richiesto di entrare nell’area Fai da te del sito vodafone.it, nella sezione "Servizi Attivi".

L’elenco del telefono

È un vecchio cavallo di battaglia delle associazioni dei consumatori, che contestano alle compagnie telefoniche di non avvertire mai i clienti che questo costo – da 3,90 euro a 1,81 euro all’anno, a seconda dell’operatore - viene addebitato in fattura una volta all’anno, anche quando questi farebbero volentieri a meno dell’elenco.

Tanto più, contestano le associazioni, che i volumi non vengono più distribuiti porta a porta, bensì lasciati negli androni dei condomini, con il risultato che molti non hanno nemmeno modo di vederli. Naturalmente anche in questo caso è il cliente che si deve attivare, e, se nota il costo in fattura a sua insaputa, chiamare il servizio clienti del proprio operatore dichiarando esplicitamente di non volere ricevere l’elenco.

Su questo tema Tim, più volte chiamato in causa dai rappresentanti dei consumatori, ha chiarito che sul suo sito "è possibile rinunciare gratuitamente in qualsiasi momento al servizio di consegna degli elenchi telefonici, contattando telefonicamente il Servizio Clienti linea fissa 187 o inviando una comunicazione scritta all’indirizzo Telecom Italia indicato sulla Fattura o al numero verde fax 800000187 del Servizio Clienti".

Offerte e pacchetti

Come mai a volte ci ritroviamo a pagare dei servizi extra, pur avendo sottoscritto un pacchetto "tutto incluso"? Lo ha spiegato l’associazione Altroconsumo, che al tema ha dedicato un’inchiesta poco più di un anno fa: gran parte di questi "equivoci" avvengono nei negozi di telefonia o durante le proposte via call center. In genere il venditore propone nell’offerta una serie di servizi gratuiti, di solito inclusi nel canone mensile, ma non chiarisce che allo scadere della promozione – generalmente dopo 3 o 6 mesi – il servizio resta, ovviamente a pagamento.

Si può trattare di un antivirus, di un servizio di web streaming, di un’assistenza tecnica, la tipologia è molto varia, ma le modalità non cambiano: nonostante sui siti e sui documenti di sintesi le compagnie siano tenute alla massima trasparenza, spesso a voce i venditori sorvolano su particolari determinanti, come il fatto che, trascorso il periodo di gratuità di un'opzione, è compito del cliente disdire il servizio, a meno di non volerlo mantenere a sue spese. Il consiglio? Leggere attentamente i contratti e informarsi sulle modalità di disdetta dei servizi "gratuiti".

Il servizio di continuità

Le compagnie lo chiamano "servizio di continuità", perché sulla carta il suo scopo è quello di assicurare chiamate e navigazione anche agli utenti più distratti. Nei fatti, però, ha tutta l’aria di una piccola penale per chi dimentica di ricaricare la propria sim prima del rinnovo di un’offerta. Accade infatti che molti clienti, al rinnovo mensile della propria offerta tariffaria, non abbiamo il credito residuo sufficiente perché hanno dimenticato di fare la ricarica.

Un tempo in questi casi i gestori bloccavano sms, chiamate in partenza e traffico dati fino all’accredito, ma da un po’ di anni alcune di loro hanno trovato una tecnica più redditizia: addebitare al cliente una piccola somma, di solito poco meno di un euro, in cambio della possibilità di usare la linea per tutta la giornata. L’operazione può essere ripetuta per qualche giorno, e se il credito è azzerato, i soldi verranno addebitati alla successiva ricarica.

Un aiuto per i clienti più pigri, anche se un po’ caro? Forse, se non fosse che il servizio viene attivato nella maggior parte dei casi senza il consenso dell'utente. Per alcune compagnie, infatti, l’addebito scatta in automatico alla prima chiamata fatta, e, soprattutto, al primo messaggio WhatsApp ricevuto. Diventa quindi davvero difficile impedirlo, a meno di non bloccare il traffico dati allo scoccare della mezzanotte. C'è però una buona notizia: Tim ha fatto sapere che dal 30 maggio cambierà metodo, e il cliente che vorrà attivare "Sempre connesso" (questo il nome dell’opzione) anche per il traffico dati dovrà prima fare un'operazione ad hoc.

pubblicato da il 5 maggio 2021

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Pugliese trapiantata in Emilia, giornalista professionista dal 2005, laurea in filologia romanza e master in giornalismo all’Università di Bologna.

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