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Unire l'Archivio dei veicoli e il PRA per ridurre la burocrazia e gli sprechi

pubblicato da il 19 marzo 2014
Unire l'Archivio dei veicoli e il PRA per ridurre la burocrazia e gli sprechi

Torna di moda l’annosa questione del doppio registro del parco circolante, l’Archivio dei veicoli della Motorizzazione Civile e il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) dell’ACI, un’anomalia tutta italiana che per decenni non ha fatto altro che causare spreco di denaro pubblico e un’inutile aumento della burocrazia. Neanche la Legge di Stabilità approvata lo scorso autunno, che tra le altre cose prevedeva l’adozione di misure volte all’unificazione dei due registri in un unico archivio telematico nazionale, ha prodotto risultati concreti (complice anche l’inatteso cambio del Governo), ma a quanto scrive Claire Bal sul Fatto Quotidiano forse siamo finalmente vicini a una svolta storica.

Carlo Cottarelli, l’ormai noto commissario per la revisione della spesa pubblica del Governo Renzi, avrebbe infatti individuato fra i metodi per risparmiare denaro, anche la riforma della Motorizzazione Civile e dell’ACI, che già appariva nel suo programma di lavoro all’epoca del precedente Esecutivo. Questi due enti diversi hanno due registri differenti, Archivio dei veicoli e PRA, ed emettono altrettanti differenti documenti (carta di circolazione e certificato di proprietà) per ogni singola auto in circolazione: è sotto gli occhi di tutti, quindi, l’inutile spreco che per un’unica operazione, come per esempio l’immatricolazione di un’auto o la rottamazione, costringe l’automobilista a rivolgersi a due enti e a pagare due balzelli, 9 euro di diritti di motorizzazione al Ministero e 27 euro al PRA.

L’intenzione è quindi quella di cambiare, ma non sarà facile. Innanzitutto c’è da capire chi tra i due enti dovrà gestire il nuovo “unico archivio telematico nazionale”. L’ACI per esempio non può rinunciarvi a cuor leggero, visto che il 66% delle sue entrate derivano proprio dalla gestione del PRA e l’11% dalla gestione delle tasse automobilistiche. Populisticamente si potrebbe consigliarne la chiusura totale, ma a quel punto bisognerebbe trovare una ricollocazione adeguata per i suoi 3.100 dipendenti. Diverso il discorso per la Motorizzazione Civile che conta anch’essa circa 3.000 dipendenti ma che fa parte direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Insomma, c’è da lavorare, ma il doppio registro stavolta ha veramente i mesi contati.

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