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Scende l’inflazione e con essa tassi di interesse

pubblicato da il 6 aprile 2017
Scende l’inflazione e con essa tassi di interesse

La strada verso un rialzo dei tassi di interesse sui mutui, soprattutto sul fronte del fisso, sembrava segnata: come previsto gli analisti e come confermato dell’andamento degli ultimi mesi. Ma, a sorpresa, a sparigliare le carte è arrivata l’inflazione che, contrariamente alle previsioni, nel mese di marzo ha registrato un calo in tutti i Paesi dell’Eurozona. E non fa eccezione l’Italia dove, il mese scorso, l’inflazione è scesa all’1,4% dall’1,6% di febbraio. Una buona notizia per chi si appresta a stipulare un mutuo a tasso fisso che potrà contare su un finanziamento più vantaggioso rispetto a solo un mese fa. Questo perché l’inflazione, che ‘misura’ l’aumento dei prezzi nel corso degli anni, incide sul calcolo degli interessi e, quindi, anche sul costo del prestito.

Ricordiamo che, per quanto riguarda i finanziamenti a tasso fisso, gli interessi finali applicati si ottengono sommando lo spread, cioè il ricavo della banca, che varia quindi in base alle politiche commerciali dei singoli istituti, con l’Eurirs. Quest’ultimo indice tende a scendere quando si prevede un calo dell’inflazione, mentre tende a salire quando l’inflazione aumenta. Il 10 marzo scorso, ad esempio, l’indice Eurirs a 20 anni valeva 1,48 punti, mentre il 5 aprile scorso è sceso a quota 1,28. Quindi, a parità di spread, su un mutuo stipulato il 5 aprile, il risparmio è di 20 punti base rispetto a un finanziamento contratto il 10 del mese scorso.

Possono stare ancora più tranquilli i mutuatari che hanno stipulato (o stanno per stipulare) un mutuo a tasso variabile, i cui interessi sono calcolati sommando il solito spread all’indice Euribor, che indica il tasso medio applicato alle transazioni finanziarie effettuate dalle grandi banche europee. Questo indice è infatti negativo da due anni. Di conseguenza, il calcolo degli interessi applicati si ottiene sottraendo dallo spread l’Euribor che, secondo le stime, resterà negativo almeno sino al 2019. Soprattutto perché difficilmente la Banca centrale europea aumenterà il costo del denaro fino a quando l’obiettivo di un’inflazione al 2% non sarà davvero a portata di mano.

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