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2014: primo semestre difficile per il mercato del gas

pubblicato da il 10 agosto 2014
2014: primo semestre difficile per il mercato del gas

Gli operatori del gas italiani stanno affrontando una crisi senza precedenti, addirittura peggiore di quella dell'economia nel suo insieme. Basta un solo dato per avere un'idea: l'ultima volta che un trimestre si è chiuso in positivo rispetto allo stesso trimestre dell'anno prima era il 2010. In altre parole, quattro anni di contrazione ininterrotta.

Secondo i dati di Snam Rete Gas, nei primi sei mesi del 2014 il mercato italiano ha fatto registrare consumi pari a 31,9 miliardi di metri cubi: 14% in meno rispetto al primo semestre dell'anno scorso. Lontanissimi dai 42,9 miliardi di metri cubi del 2010. In quattro anni, la domanda è infatti scesa di 11 miliardi di metri cubi: più o meno come se Piemonte, Veneto e Lazio fossero spariti nel nulla.
Il calo della domanda non ha però colpito tutti i settori nello stesso modo. La domanda industriale è rimasta più o meno stabile negli ultimi anni, dopo aver conosciuto un crollo nel 2009. I consumi delle famiglie sono invece diminuiti molto quest'anno (-19%) grazie soprattutto al clima più mite, mentre negli ultimi anni sono diminuiti di poco.

La vera vittima della crisi è invece il settore termoelettrico: -15% rispetto al 2013, ossia 1,4 miliardi di metri cubi in meno. A rendere l'idea però è soprattutto il confronto con il 2010: la domanda è calata di 5,9 miliardi di metri cubi, -42%.
A pesare è in primo luogo la domanda di elettricità sempre più bassa: -3,4% nel 2013 e -3,2% nel primo semestre del 2014, secondo i dati Assoelettrica. Ma il colpo di grazia è arrivato dalle rinnovabili sussidiate, che continuano a erodere quote di mercato.

Bene per le emissioni di anidride carbonica, ma malissimo per i consumatori. Mentre infatti il prezzo del gas continua a scendere in tutta Europa a causa dei bassi consumi e mentre le centrali a gas continuano ad essere la principale fonte di energia elettrica in Italia, le bollette elettriche non sembrano beneficiarne granché.

L'aumento della quota di rinnovabili impone infatti costi sempre più alti per far funzionare il sistema. E in più è basato sui sussidi, arrivati nel primo semestre 2014 alla cifra record di 5,9 miliardi di euro. Tutti immancabilmente pagati in bolletta dai consumatori italiani. A risentirne, alla fine, non sono stati solo gli operatori del gas.

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