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South Stream, l'alternativa di Gazprom all'Ucraina

pubblicato da il 17 marzo 2014
South Stream, l'alternativa di Gazprom all'Ucraina

La Russia è il principale fornitore di gas naturale dell'UE. Circa un quarto dei consumi di famiglie e imprese europee proviene infatti da Gazprom, che ha il monopolio sulle esportazioni delle enormi riserve di gas russo.

Si tratta di volumi di importazione enormi: circa 130 miliardi di metri cubi nel solo 2013. Di questi, circa la metà hanno attraversato la rete ucraina prima di giungere nei Paesi consumatori dell'Europa centrale e meridionale, tra cui l'Italia.

L'instabilità politica nel Paese ha però destato più di una preoccupazione circa l'affidabilità della rete ucraina e del suo operatore, Naftogaz. Negli anni passati infatti – l'ultima volta nel 2009 – Naftogaz si trovò tanto indebitata da non poter pagare le proprie forniture e cercò di deviare il gas destinato ai clienti europei per fornire il proprio mercato, portando per reazione alla chiusura dei gasdotti dalla Russia.

Per evitare che questo genere di incidenti si ripeta, Gazprom e i grandi operatori europei hanno iniziato a sviluppare dei gasdotti alternativi che non passassero sul territorio ucraino. Prima fu realizzato Yamal-Europa, che arriva in Polonia attraversando la Bielorussia; poi furono completati due gasdotti sottomarini, Blue Stream (Russia-Turchia) e Nord Stream (Russia-Germania).

Nei giorni scorsi è giunta la decisione di costruire un quarto e ultimo gasdotto, in grado di rendere le importazioni di gas europee dalla Russia completamente indipendenti dall'Ucraina e dai rischi di instabilità nel Paese. Si tratta del gasdotto South Stream, che partirà dalle coste della Russia e attraverserà il Mar Nero, arrivando direttamente sulle coste della Bulgaria, da dove raggiungerà i mercati dell'Europa occidentale, dei Balcani e quello turco.

Per l'Italia si tratta di una doppia buona notizia. La prima è che anche le importazioni italiane dalla Russia saranno più sicure. La seconda è che a posare il gasdotto sul fondo del Mar Nero sarà un'impresa italiana, Saipem (gruppo ENI), che si è aggiudicata una commessa da 2 miliardi di euro.

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