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Bacino del Levante: la nuova frontiera del gas?

pubblicato da il 17 gennaio 2014
Bacino del Levante: la nuova frontiera del gas?

Negli ultimi anni sono stati scoperti alcuni importanti giacimenti di gas naturale nella parte più orientale del Mediterraneo, sotto il fondale delle acque comprese tra Cipro, Sira, Libano e Israele. Le potenzialità dell'area hanno inevitabilmente attratto l'attenzione delle grandi compagnie energetiche di tutto il mondo. Non solo di quelle americane, che si sono mosse per prime e hanno già avviato la produzione nelle acque israeliane, ma anche di quelle europee e russe, che stanno esplorando i fondali circostanti.

Complessivamente l'area, denominata Bacino del Levante, potrebbe contenere fino a 3.500 miliardi di metri cubi di gas. Una quantità di tutto rispetto, sufficiente a consentire in futuro un flusso costante di esportazioni e a garantire importanti vantaggi ai nuovi Paesi produttori. Quantità che però non potranno cambiare la geografia dell'approvvigionamento italiano ed europeo, se non marginalmente. 

Il gas naturale che arriva oggi nelle case delle famiglie italiane ed europee proviene principalmente da tre grandi aree di produzione: Russia, Nord Africa e Nord Europa. Complessivamente, questi Paesi hanno riserve di gas per 45.000 miliardi di metri cubi,  pari a quasi un quarto di tutte le riserve mondiali. E sono già oggi collegati ai mercati europei da una fitta rete di gasdotti. In confronto, le riserve del Bacino del Levante sono dunque tutto sommato modeste, anche considerato che non sono state ancora esplorate estensivamente.

Anche per quanto riguarda la produzione, il Bacino è destinato ad avere un impatto marginale. Nel corso di questo decennio, infatti, le esportazioni dall'area difficilmente superanno i 12 miliardi di metri cubi, meno del 3% di tutti consumi europei. Per di più, visto che saranno sotto forma di gas naturale liquefatto, non è nemmeno detto che prenderanno la strada del Vecchio continente: i prezzi sui mercati asiatici sono molto più alti e il Canale di Suez è a poche centinaia di kilometri.

Insomma, sviluppi interessanti, ma nulla in grado di cambiare in misura significativa le forniture verso l'Europa e l'Italia. E di conseguenza, nemmeno le bollette.

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