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Meno contanti e più pagamenti elettronici da conto corrente: la proposta di Confindustria

pubblicato da il 24 settembre 2019
Meno contanti e più pagamenti elettronici da conto corrente: la proposta di Confindustria

Una nota pubblicata dal Centro Studi di Confindustria (CSC) l’11 settembre 2019 riporta all’attualità l’annosa questione che contrappone l’uso dei contanti, ancora prevalente nel nostro Paese, e l’uso della moneta elettronica, che sarebbe da preferire in una logica antievasione.

Confindustria ha una proposta che va in questa direzione.

L’analisi del CSC mette in evidenza, dati alla mano, la problematica sempre attuale dell’evasione fiscale in Italia e i risultati, piuttosto incoraggianti, derivanti dall’introduzione di soluzioni per incrementare la trasparenza degli scambi in denaro, come ad esempio la fatturazione elettronica obbligatoria. C’è ancora da lavorare sullo scarso utilizzo in Italia, rispetto alla media europea, di carte di credito, carte di debito e carte prepagate come alternativa ai contanti.

Nel 2017 la media della transazioni pro capite con carte di pagamento elettroniche in Europa raggiunge le 100 operazioni all’anno, in Italia questo valore è dimezzato. L’idea avanzata da Confindustria per affrontare la questione prevede da una parte di incentivare l’utilizzo dei pagamenti elettronici rendendoli più convenienti per il consumatore e contestualmente provare a frenare l’utilizzo dei contanti rendendo quest’ultima opzione meno vantaggiosa.

Si propone quindi di garantire un credito d’imposta del 2% sulle transazioni di chi utilizza i sistemi di pagamento elettronici e di applicare invece una nuova commissione ai prelievi di contanti, un costo calcolato in percentuale (2%) sulla somma prelevata e dovuto solo al superamento di una soglia mensile prefissata. Nella proposta di Confindustria questa soglia dovrebbe essere di 1.500 euro. Questo significa che non cambierebbe nulla, in negativo, per chi in un mese preleva meno di 1.500 euro.

Restano alcune questioni aperte, evidenziate nella nota del CSC. Tra queste la necessità di regolare, limitandone il perimetro, l’inserimento dei bonifici bancari tra le formule di pagamento alternativo ai contanti che danno diritto al credito di imposta e impedire il ricorso a escamotage come l’apertura di più conti correnti bancari dai quali prelevare ogni mese una somma totale superiore a 1.500 euro senza pagare le commissioni.

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