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Dal 15 Ottobre ritorna il rischio di pignoramenti sui conti correnti

Il Fisco si prepara a riprendere la riscossione delle tasse arretrate non pagate, dopo la pausa legata all'emergenza sanitaria. Dal 15 Ottobre potrebbero essere recapitate le cartelle di pagamento; chi non provvederà andrà incontro a varie contromisure e sanzioni, fino al pignoramento.

Nel mirino, case, investimenti, buste-paga, pensioni e conti correnti.

La nuova normativa

Tra l'altro, con la Legge di bilancio per il 2020 sono state introdotte alcune novità, inclusa una procedura più veloce. Per esempio, i Comuni creditori potranno avviare un pignoramento di stipendi e pensioni direttamente sul conto corrente e subito dopo la mancata risposta a un'intimazione di pagamento o a un avviso di accertamento. Il rischio di vedersi pignorare lo stipendio o il conto è tra quelli più temuti. Lo corre chi ha debiti con l'Agenzia delle entrate e anche con enti pubblici - come il Comune o la Regione - nel caso siano in ballo i mancati pagamenti di imposte locali: dalla Tari all'Imu, al bollo-auto.

Cosa viene colpito

Quali sono gli obiettivi dei pignoramenti? Beni immobili e mobili, però con importanti esclusioni. Non possono essere presi di mira le pensioni al minimo, i sussidi e altre risorse considerate irrinunciabili per il cosiddetto minimo vitale e per la dignità delle persone. Cosicché l'anello nuziale è immune dai pignoramenti, così come i libri e il materiale indispensabili per svolgere un lavoro e gli animali da compagnia; anche gli oggetti di culto sono in salvo.

Quanto costa

Che fine fanno i beni materiali pignorati? La persona nei guai resta il loro custode, però non può distruggerli oppure metterli in vendita. Sul fronte generale del reddito, non può essere pignorato per un importo superiore al 20% (salvo alcuni casi quando c'è un cumulo di creditori di natura diversa, col limite del 50%) In relazione agli stipendi, sono previste varie quote di pignoramento (si considera il netto): il 10% per quelli fino a 2.500 euro, il 14,28% da 2.500 a 5.000, il 20% sopra i 5.000; possono essere prelevati dalla busta-paga o dal conto corrente. Vale anche per i trattamenti di fine rapporto di lavoro (TFR), sempre col limite del 20%.

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pubblicato da il 3 ottobre 2020

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