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Conto corrente cointestato e donazione indiretta: cos'è

pubblicato da il 30 maggio 2017
Conto corrente cointestato e donazione indiretta: cos'è

La scelta di aprire un conto corrente cointestato è piuttosto comune all’interno di un matrimonio, più in generale di una coppia ma anche tra i soci di un’attività. Non è necessario fare parte della stessa famiglia per decidere di avere un conto in comune, soluzione che offre non solo alcuni vantaggi pratici ma anche un risparmio economico, derivante dalla condivisione della spese di gestione dello strumento. È però anche vero che un conto cointestato presenta alcune criticità, e in certe situazioni richiede qualche attenzione in più.

Innanzitutto è possibile scegliere tra un’opzione a firma congiunta o al contrario a firma disgiunta. Nel primo caso serviranno sempre le firme di tutti i cointestatari per autorizzare operazioni sul conto, mentre nel secondo caso i titolari saranno liberi di utilizzare il conto corrente come avviene tradizionalmente. La seconda ipotesi, più pratica, è molto comune in un rapporto di fiducia normalmente presente quando si opta per un conto cointestato. Per quanto riguarda il denaro depositato in conto, immaginando a titolo di esempio due cointestatari, si può presumere fino a prova contraria una suddivisione al 50% della somma, così come anche di eventuali debiti contratti. Si può però spesso agevolmente anche dimostrare il contrario, come talvolta accade in sede giuridica, nel caso in cui le entrate provengano da una sola fonte o i debiti riguardino solo uno dei due titolari. Chiarire questo punto è determinante, ad esempio, quando sussiste il rischio di pignoramento del conto corrente.

C’è poi una questione particolare, quella della donazione indiretta, affrontata da una sentenza del tribunale di Ivrea nel luglio del 2016, giunto alla conclusione che la mera cointestazione di un conto corrente bancario a firme disgiunte non configuri necessariamente una donazione indiretta, in assenza di prove che la scelta di condividere lo strumento sia avvenuta esclusivamente per spirito di liberalità, con animus donandi. Questo significa che se il conto corrente cointestato è stato alimentato da uno solo dei due soggetti, sarà necessario provare in modo inequivocabile l’esplicita volontà di fare dono all’altro della propria quota in caso di morte. La semplice cointestazione non è sufficiente a provare questa scelta e gli eredi legittimi possono subentrare nella somma di proprietà del defunto. Nella sentenza di Ivrea un nipote condivideva il conto con una zia e pensava di avere diritto di escludere altri eredi, per effetto di una donazione indiretta che però in questo caso non era dimostrabile.

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