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Pignoramento di pensioni e stipendi sul conto: novità per debitori e creditori

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Novità sul fronte del pignoramento di pensione e stipendi accreditati sul conto corrente. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge 27 giugno 2015 n. 83 relativo alle “misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione giudiziaria”.

L’articolo 13 del decreto apporta delle modifiche al Codice di procedura civile. In particolare aggiunge due commi all’articolo 545 del Cpc introducendo così nuovi limiti al prelievo forzoso di pensioni e stipendi per i casi di espropriazione di crediti e beni presso terzi.

Una prima importante novità riguarda la pensione. Viene stabilito, infatti, che il pignoramento può essere effettuato lasciando al debitore una quota “vitale” pari all’assegno sociale aumentato della metà, ossia un totale di 672,78 euro. Questo significa che le pensioni minime non possono essere toccate. Per la quota eccedente si devono poi fare ulteriori distinzioni.

Infatti, le somme dovute a titolo di pensione, stipendio o salario possono essere pignorate per un importo eccedente il triplo dell’assegno sociale se l’accredito sul conto corrente bancario o postale intestato al debitore è avvenuto prima del pignoramento. Se, invece, l’accredito ha avuto luogo contestualmente o dopo il pignoramento, le somme possono essere pignorate nella misura stabilita dal giudice e, comunque, non devono superare la quota di un quinto.

Queste modifiche hanno delle implicazioni molto importanti per il debitore perché secondo la giurisprudenza il limite del quinto, già presente nel Cpc, non si applicava quando le somme erano già depositate nel conto corrente, il che le rendeva pignorabili integralmente.

Se è vero, quindi, che il legislatore è intervenuto sulle procedure esecutive introducendo delle misure a sostegno del debitore, è altrettanto vero che ha emanato una disposizione chiaramente volta al miglioramento dell’efficienza delle procedure di esecuzione forzata, agevolando di fatto anche il creditore. In particolare, l’integrazione dell’art.155 quinquies delle disposizioni attuative autorizza il creditore ad accedere alle banche dati informatiche per effettuare la ricerca telematica dei beni del debitore da pignorare.

Pubblicato da Marilia Scavone il 7 luglio 2015

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