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Stop benzina e diesel dal 2035: quali effetti sulle emissioni?

7 lug 2022 | Pubblicato da Raffaele D.

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L’iter che dovrebbe portare allo stop alla vendita di auto benzina e diesel (ed endotermiche in genere)dal 2035 nei Paesi UE sta procedendo senza particolari intoppi, anche se il traguardo non è ancora raggiunto e ci sono diversi pareri contrari.

Ma quale effetto avrebbe sulle emissioni di gas serra il bando degli autoveicoli inquinanti? Proviamo a scoprirlo su Facile.it, leader nel confronto di assicurazioni online.

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Cosa prevede lo stop alle auto benzina e diesel dal 2035

La strada è dunque tracciata e, anche se mancano ancora alcuni step, sembra davvero che nel 2035, quindi tra appena 13 anni, dovremo dire addio alle auto benzina e diesel.

In realtà non sarà un vero e proprio addio perché sarà vietata solamente la vendita di veicoli nuovi che emettono CO2 nell’aria, mentre quelli già in strada continueranno a circolare fino a fine vita e sarà quindi possibile la compravendita di mezzi endotermici usati.

Chi vorrà acquistare invece una vettura nuova di fabbrica dovrà necessariamente scegliere un’auto elettrica oppure a idrogeno.

Lo stop alla vendita di veicoli a motore termico fa parte del pacchetto per il clima Fit for 55 dell’Unione Europea, che prevede la riduzione del 55% delle emissioni climalteranti rispetto ai livelli del 1990, passaggio intermedio verso la neutralità carbonica del 2050.

Stop benzina e diesel dal 2035: ne vale la pena

Indubbiamente lo stop ai motori benzina e diesel (ma anche gpl, metano e ibridi) avrà un costo altissimo in termini di sostenibilità sociale, rischiando di travolgere numerose famiglie e imprese.

Per questo molti si chiedono se ne valga davvero la pena, ossia se bannare i motori termici servirà davvero a ridurre le emissioni di gas serra in quantità considerevoli. In altri termini se servirà davvero a 'salvare il pianeta'.

L’impatto del traffico privato sulle emissioni di CO2 in Italia

Per saperlo bisogna capire quanto effettivamente pesino sul totale delle emissioni di gas serra quelle prodotte dalle automobili.

E le risultanze dell’Agenzia europea per l’ambiente, con riferimento particolare all’Italia, essendo il Paese che più ci interessa, non sembrano lasciare molti dubbi: nel 2019 (i dati del 2020 sono poco indicativi a causa della pandemia che ha ridotto gli spostamenti) il settore dei trasporti privati è quello che ha generato la quota maggiore di emissioni nocive nell’aria, più precisamente 105 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, pari al 24% del totale.

Significa che ogni quattro grammi di gas serra che finisce nell'atmosfera, uno proviene dai veicoli a motore.

Pertanto eliminando le autovetture endotermiche la quota di emissioni di CO2 si ridurrebbe progressivamente del 25% circa. In effetti un grosso risultato.

Occorre però dire che il dato di 105 miliardi di tonnellate di CO2 dispersi nell’aria nel 2019 è già in forte calo rispetto al picco di quasi 130 miliardi toccato nel 2004, ed è quasi tornato ai livelli dei primi anni ‘90.

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