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Le batterie delle auto elettriche stanno per dire addio al cobalto

Quando - sul fronte delle quattroruote - si parla di svolta ambientalista, non si può che pensare alle auto con motore elettrico, tanto più se si riuscirà ad alimentarle sempre di più con fonti rinnovabili. Però c’è un problema, rappresentato dalle batterie a ioni di litio. Garantiscono prestazioni molto elevate, ma per costruire quelle necessarie alle auto (ma anche agli smartphone e ad altri oggetti elettronici) serve il cobalto.

Questo minerale non solo è molto costoso, ma è anche al centro di una questione etica, perché viene estratto per lo più in Africa e soprattutto in Congo, sfruttando in maniera disumana tra 300.000 e 400.000 lavoratori, incluse decine di migliaia di bambini. Serve dunque un’alternativa al cobalto, di cui oggi non si può fare a meno: è fondamentale per realizzare il catodo, il polo negativo della batteria. Quanto ne serve? Basti pensare che un normale smartphone ne contiene dai 5 ai 10 grammi, che vanno moltiplicati per centinaia di milioni di apparecchi (in tutto sarebbero circa 3 miliardi e mezzo).

Ebbene, la batteria di un’auto elettrica ne contiene fino a 15 chili. Quindi c’è già un mercato enorme, destinato a espandersi in modo esponenziale. Già adesso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) fornisce raccomandazioni dettagliate per aiutare le aziende a rispettare i diritti umani nell’approvvigionamento dei minerali di cui hanno bisogno. I primi risultati ci sono. Per quel che riguarda l'approvvigionamento, Volvo Cars diventerà la prima casa automobilistica a realizzare la tracciabilità globale del cobalto utilizzato nelle sue batterie applicando la tecnologia blockchain, cioè un specie di libro mastro digitale, trasparente e affidabile, in cui le informazioni non possono essere modificate.

I clienti saranno certi dell'origine eticamente corretta del minerale. Però si sviluppa anche la ricerca necessaria per sostituirlo con altre sostanze. La mega azienda statunitense Ibm, per esempio, sta realizzando - in partnership con Mercedes Benz, Central Glass e Sidus - una tecnologia che utilizza materiali estratti dall’acqua marina e non richiede il cobalto. Il nostro obiettivo – ha detto nel dicembre scorso Jeff Welser, vicepresidente per la ricerca di Ibm – è quello di avere il primo prototipo funzionante della batteria entro un anno. A quanto pare, questo nuovo sistema garantirebbe prestazioni superiori a quelle attuali con costi di produzione inferiori ed efficienza maggiore. Insomma, l’innovazione è possibile anche in questo campo: nel rispetto della qualità e, ancora più importante, dell’etica.

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pubblicato da il 11 febbraio 2020
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