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Nessuna abrogazione “tacita”: la tassa sui cellulari è legittima

pubblicato da il 3 giugno 2014
Nessuna abrogazione “tacita”: la tassa sui cellulari è legittima

Dal 1995 su ogni servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione è stata imposta una tassa, la TCG, Tassa di Concessione Governativa, che comporta un contributo mensile, di 12,90€ per le imprese e i titolari di partiva Iva e di 5,16€ per i privati, per tutti coloro che sono titolari di un abbonamento di telefonia mobile.

Ovviamente la TCG ha da sempre rappresentato un punto di rottura tra Stato e clienti. La tassa è obbligatoria in tutti i paese dell’UE, ma è soggetta a variazioni di costo a seconda della nazione, rappresentando così un introito non indifferente per le casse statali. D’altro canto però sia i privati che le aziende non concordano sull’obbligo della tassa, appellandosi al Decreto legislativo 259 del 2003 nel quale si stabiliva che i telefonini hanno un codice di comunicazione diverso rispetto alle apparecchiature radio e terminali e per tanto non sarebbero dovuti essere soggetti al pagamento della medesima tassa.

Nonostante le lamentele e la “rivolta” di molte compagnie di telefonia mobile, che garantivano abbonamenti ai propri clienti senza l’aggiunta della tassa, la Corte di Cassazione nel maggio scorso ha definitivamente stabilito che la TCG è non solo legittima, ma anche obbligatoria su tutti i dispositivi di comunicazione terrestre perché rappresentano in ogni caso delle apparecchiature ricetrasmittenti. Appoggiandosi anche alla Corte di Lussemburgo, la Cassazione ha quindi rivisitato il D. Lgs ed emanato la nuova Legge n. 50 2014 con la quale si stabilisce un'imposta mensile per ogni stazione radioelettrica, e cioè da intendersi ogni apparecchiatura terminale per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione.

Viene meno in questo modo non solo la speranza di tutti i titolari degli abbonamenti che speravano di evitare una spesa mensile, seppur esigua se paragonata al servizio, ma anche la fiduciosa aspettativa da parte dei Comuni d’Italia di chiedere il rimborso per quanto pagato negli ultimi dieci anni, per una cifra totale di circa 800 milioni di euro.

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