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Richiedere un prestito dopo un protesto, possibili soluzioni

pubblicato da il 4 ottobre 2016
Richiedere un prestito dopo un protesto, possibili soluzioni

La richiesta di un prestito implica necessariamente il dover fornire adeguate garanzie di rimborso e questo step può risultare ancora più complicato per chi in passato ha già avuto problemi finanziari e difficoltà nel rimborsare un debito, tali da risultare un cattivo pagatore.

L’iscrizione al Registro Informatico della Camera di Commercio conseguente ad un protesto rappresenta sicuramente un ostacolo da superare per ottenere un nuovo finanziamento, ma non insormontabile soprattutto se si dispone di un reddito derivante da stipendio o pensione.

Le formule di finanziamento comunque accessibili, ovvero i prestiti a protestati e a cattivi pagatori, si basano infatti generalmente sulla cessione del quinto, ossia di una somma massima pari al 20% dell’entrata netta mensile. La cessione del quinto è la soluzione di finanziamento universalmente più accessibile perché offre alla banca o alla finanziaria una solida garanzia di avere quanto dovuto ogni mese, poiché trattenuto alla fonte sulla somma che il dipendente o il pensionato ricevono dal datore di lavoro o dall’ente previdenziale. Se non si ha un’entrata fissa e sicura un’altra strada possibile è il prestito cambializzato, in parte più rischioso e consigliabile solo per richiedere piccole somme. In questo caso la banca o la finanziaria hanno diritto a pignorare i beni del cliente in caso di mancato pagamento, essendo questi posti a garanzia del puntuale pagamento delle rate.

Un’ultima opzione è quella di cercare di abbreviare per quanto possibile la permanenza nel registro dei protestati, tenendo presente che saldato il debito pregresso entro 12 mesi dal protesto è possibile, seguendo l’iter richiesto e fornendo la documentazione completa necessaria, ottenere la cancellazione immediata del nome dalla lista. La durata dell’iscrizione al registro dei protestati della Camera di Commercio non supera di norma e in ogni caso i cinque anni, trascorsi i quali il nominativo scompare in forma automatica, pur lasciando intatta com’è ovvio la necessità di saldare il debito contratto.

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