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Prestiti: tassi d'interesse al 25% per aziende e famiglie

pubblicato da il 4 marzo 2016
Prestiti: tassi d'interesse al 25% per aziende e famiglie

I tassi di interessi praticati dalle banche per i prestiti erogati a famiglie e imprese possono arrivare fino al 25%. Lo ha rilevato il Centro Studi di Unimpresa, l’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese italiane, analizzando i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla determinazione della soglie d’usura. Al momento, infatti, sembra che l’abbassamento del costo del denaro deciso dalla Bce non abbia ancora avuto effetti positivi allo sportello. Interessi alle stelle anche per gli scoperti di conto corrente, dove si supera il 24%, e per gli sconti commerciali delle fatture (fino al 16%), mentre per i mutui si può arrivare fino a quasi il 9% e per il credito al consumo si sfiora il 20%.

Studiano più dettagliatamente  i prestiti alle famiglie, si scopre che sui finanziamenti concessi dietro la cessione del quinto dello stipendio e della pensione, i tassi di interessi medi sono al 12,20% per i prestiti fino a 5.000 euro e al 10,99% per quelli oltre tale cifra, con soglia d’usura fissata rispettivamente al 19,25% e al 17,73%. Il credito al consumo viene invece erogato al tasso medio del 12,11% per prestiti fino a 5.000 euro (soglia d'usura al 19,13%) mentre con importi superiori il tasso medio è al 9,68% (soglia d'usura al 16,10%). I mutui ipotecari a tasso fisso vengono erogati con interessi medi pari al 3,60% e quelli a tasso variabile al 2,83%: in questi casi la soglia d’usura è all'8,50% e al 7,53%. Infine per i crediti personali si registra un tasso medio dell'11,33% con la soglia d’usura fissata al 18,16%.

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ha commentato questi numeri spiegando che il drastico taglio del costo del denaro deciso dalla Bce non ha ancora dato i frutti sperati: prestiti ad aziende e famiglie vengono ottenuti con più difficoltà e a condizioni sempre più insostenibili. “L’inasprimento dei tassi”, ha aggiunto Longobardi, “è una tattica praticata dalle banche anche per ridurre la stessa domanda di crediti. I banchieri puntano il dito contro le imprese e dicono che il credito è in calo perché il cavallo non beve, ma il problema è che spesso gli viene offerta acqua avvelenata”.

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