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Prestiti grazie alla buona reputazione sui social network

pubblicato da il 29 agosto 2013
Prestiti grazie alla buona reputazione sui social network

Riuscire a ottenere un prestito o un mutuo può dipendere anche dall'attività che si svolge sui social network. L'avreste mai detto? Eppure è proprio quello che è recentemente accaduto in alcuni Paesi dove, come racconta un articolo pubblicato su La Stampa, un piccolo numero di aziende startup ha cominciato a sfruttare i dati ricavati dall’attività in rete e dalle relazioni stabilite su Facebook, Twitter, Instagram e altri social per valutare l’affidabilità creditizia di una persona.

Una di queste è la Lenddo, azienda emergente con 250.000 affiliati al suo circuito fondata nel 2011 da Jeffrey Stewart e Richard Eldridge, che è stata presentata come la prima piattaforma online al mondo a utilizzare la reputazione e le connessioni sociali via internet per aiutare gli utenti, soprattutto quelli dei Paesi in via di sviluppo, ad accedere ai servizi finanziari. Il sistema realizzato da Lenddo permette infatti di elaborare in pochi minuti la richiesta di un utente verificando l’attività sui social media: coloro che vengono pizzicati a intrattenere rapporti sul web con cattivi pagatori, soggetti indebitati o generici truffatori avranno quasi certamente compromessa la possibilità di accedere a mutui e prestiti. Insomma, occhio a chi si frequenta sui social! Viceversa essere trasparenti, onesti e accurati sulla rete può risultare decisivo per essere giudicati affidabili e idonei a ricevere denaro.

Il sistema realizzato da Lenddo pare che consenta di rivelare quante bollette si sono pagate in ritardo, quanti solleciti si sono ricevuti, ed eventuali procedure di recupero crediti o fallimenti ai quali si è andati incontro. I crediti concessi sono di solito intorno ai 400-800 dollari in media e il programma sembra funzionare con la collaborazione di investitori del calibro di Blumberg Capital, Accel Partners, Omidyar Network e iNovia.

Altre innovative startup come la tedesca Kreditech e la statunitense Kabbage funzionano più o meno alla stessa maniera: la prima raccoglie ogni sorta di informazioni online, come la localizzazione geografica, i “like” di Facebook, i post, le amicizie e gli acquisti e-commerce fino a 8.000 datapoint, analizzandoli in tempo reale per assegnare un punteggio utile a decidere se accettare o respingere la richiesta di prestito di un cliente. La seconda fornisce prestiti alle piccole imprese, in particolare a quelle orientate all’e-commerce, basandosi anche sull'attività condotta sui social media.

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