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Bankitalia: prestiti in calo a gennaio

pubblicato il 14 marzo 2012
Bankitalia: prestiti in calo a gennaio

Il 2012 non è cominciato nel migliore dei modi, soprattutto per l’economia reale del Paese. Secondo gli ultimi dati diffusi da Bankitalia, aggiornati al mese di gennaio, non sono migliorate le condizioni di accesso al credito, che continuano a essere particolarmente restrittive per privati e imprese: nel primo mese del 2012, l’erogazione di prestiti bancari è passata dal +2,3% al +1,6%. A diminuire, però, non sono solo i finanziamenti concessi dagli istituti di credito e finanziarie, ma anche i consumi, che perdono un ulteriore punto percentuale rispetto a dicembre 2011.

Secondo le ultime rilevazioni effettuate Bankitalia, il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato, corretto per tener conto delle cartolarizzazioni cancellate dai bilanci bancari, è sceso all’1,6% dal 2,3% registrato a dicembre. Questa frenata che ha aperto il 2012 si spiega con la diminuzione del tasso di crescita dei prestiti alle società non finanziarie. Anche il tasso di crescita dei prestiti personali alle famiglie è diminuito, ma in misura inferiore, passando dal 3,4% al 3,1%.

Questi dati sono confermati anche dalle ultime rilevazioni Crif, che registrano un calo dei prestiti del 15% a gennaio 2012. A incidere maggiormente sono i prestiti finalizzati, che si sono attestati al -17%, mentre i prestiti personali si sono fermati al -13%.

Le rilevazioni di Confcommercio e Confesercenti confermano l’aggravarsi della situazione che affligge il nostro Paese e, in particolare, l’economia reale (privati e tessuto imprenditoriale). Le spese destinate ai consumi si sono fortemente contratte e neanche i saldi sono riusciti a incoraggiare le vendite nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, che sono scese di oltre il 4%. Non va di certo meglio al settore mobilità, dove, a causa dei continui rincari sul prezzo dei carburanti, la vendita di auto e moto ha fatto registrato un -12%. Gli unici settori a non sentire gli effetti della crisi sono quello della tecnologia e dei giochi.

La principale causa di questo trend al ribasso è da ricercarsi nell’incremento dell’Iva, che lo scorso settembre è salita dal 20 al 21%. In particolare, secondo le stime di Confesercenti, l’aumento dell’Iva ha pesato sui bilanci delle famiglie italiane circa 150 euro in più. Il secondo aumento previsto per il prossimo autunno, quando l’Iva dovrebbe passare al 23%, potrebbe costare altri 426 euro per un totale di 576 euro all’anno in più. Per questo già si prevede un’ulteriore frenata dei consumi, a partire dalla seconda metà dell’anno, quando l’iva arriverà al 23%. La speranza è che istituti di credito e finanziarie, forti del secondo maxi-prestito erogato a fine febbraio dalla Bce, possano intervenire attivamente a favore dell’economia reale, abbassando i tassi d’interesse e facilitando le condizioni di accesso al credito.

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