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Pensionamenti anticipati e prestiti previdenziali, il nuovo piano di riforma in discussione

pubblicato da il 9 maggio 2016
Pensionamenti anticipati e prestiti previdenziali, il nuovo piano di riforma in discussione

Se fino ad oggi si è parlato di prestiti Inps principalmente come forma di finanziamenti agevolati a privati, forniti dalla banche in convenzione con l’ente previdenziale, le ultime proposte sul tavolo del governo in tema di pensionamenti anticipati ampliano il concetto di prestiti previdenziali e il loro possibile ruolo nell’arginare almeno in parte le problematiche conseguenti alla legge Fornero. Si discute infatti la messa in atto di nuove soluzioni orientate ad anticipare i tempi della pensione per coloro che sono rimasti particolarmente penalizzati, a partire dal 2011, dall’innalzamento dell’età di accesso.

Nuove norme di flessibilità in uscita saranno applicabili grazie all’intervento congiunto di banche ed Inps e all’accettazione da parte del lavoratore di una decurtazione temporanea dell’assegno pensionistico proporzionale al numero di anni di anticipo sulla data di uscita effettivamente prevista.

Sarà possibile scegliere autonomamente di anticipare la data di pensionamento grazie a un prestito bancario rimborsato inizialmente dall’Inps e poi dal lavoratore stesso, attraverso una trattenuta sull’assegno al quale avrà diritto una volta raggiunti effettivamente i requisiti di legge. I prestiti previdenziali vedranno quindi l’intervento congiunto dello Stato, dell’Inps, delle banche e in alcuni casi delle assicurazioni. Interessati al nuovo sistema di pensionamento anticipato sarebbero anche coloro che hanno perso l’impiego a ridosso dell’età pensionabile, poco prima cioè di maturare i requisiti necessari, e i lavoratori che le aziende scelgono di mandare in prepensionamento a fini riorganizzativi interni. In questo ultimo caso è l’azienda che partecipa ai costi dell’operazione, insieme al lavoratore, mentre per chi ha perso il lavoro a pochi anni dalla pensione è previsto un intervento statale ancora da definire.

Nelle intenzioni del governo le nuove norme entreranno a far parte della legge di Stabilità 2017 e riguarderanno principalmente i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953, vale a dire la fascia di età più colpita dall’innalzamento a 66 anni e 7 mesi dell’età pensionabile.

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