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Serie A: si decide per i diritti TV 2015-2018

pubblicato da il 3 ottobre 2013
Serie A: si decide per i diritti TV 2015-2018

Altri due anni di partite sui canali criptati di Sky e Mediaset Premium, poi la Serie A potrebbe anche traslocare su nuove piattaforme televisive. Condizionato dalla perdita di competitività economica e sportiva nei confronti dei principali campionati europei, il calcio italiano si guarda intorno per riscrivere le regole dei diritti TV.

L’ormai  tradizionale valzer per il rinnovo degli accordi tra pay TV e Lega Serie A, infatti, questa volta rischia di uscire dall’altrettanto consueta battaglia di cifre tra Sky e Mediaset Premium, coinvolgendo advisor e nuovi broadcaster interessati alla trasmissione delle partite del massimo campionato. L’obiettivo della Lega è chiaro: accrescere l’appeal del prodotto Serie A in Italia e all’estero, così da portare denaro fresco nelle casse delle società.

D’altra parte, “il campionato più bello del mondo” è ben lontano dall’essere il più seguito. Lo studio Value Partners, ripreso nei giorni scorsi dalla Gazzetta dello Sport, indica un’urgenza di rilancio per il calcio italiano, schiacciato in patria dalla recessione e all’estero dal confronto con competitor agguerriti del calibro della Premier League inglese e della Bundesliga tedesca. Tradotto in cifre, ciò significa una lieve quanto significativa perdita di abbonati a Sky e Mediaset Premium (-1% su base annua), con conseguente diminuzione dei ricavi per le pay TV che fanno del calcio il loro piatto forte. Tutto ciò mentre all’estero gli abbonati crescono al ritmo del 2% annuo all’interno dei mercati nazionali, nonostante gli stadi pieni ad ogni partita, e a ritmi vertiginosi al di fuori dai confini: solo per fare un esempio, 150.000 telespettatori statunitensi seguono un big match di Serie A, contro gli oltre 1,6 milioni di una gara di pari livello della Premier League. Conti in tasca, oggi gli inglesi incassano ben 900 milioni dalla vendita dei diritti all’estero, contro i 117 degli italiani.

Quali sono i problemi del nostro calcio? In primis la situazione degli stadi, troppo vecchi e disorganizzati sia come fattore di richiamo per il pubblico da seggiolino sia per fare da scintillante contorno allo spettacolo del calcio in poltrona, senza parlare dei vantaggi di una gestione “in proprio” in stile europeo e Juventus Stadium. In discussione, tra le altre cose, c’è anche il ruolo degli advisor, intermediari incaricati di vendere i diritti televisivi al prezzo più alto possibile. In tal senso, nella riunione di Lega del prossimo 7 ottobre si parlerà della proroga dell’incarico per Infront dall’attuale scadenza del 2016 al 2018: alla multinazionale del marketing sportivo si chiede di accrescere, nonostante le varie problematiche, l’attuale incasso dei diritti TV che si aggira intorno al miliardo di euro.  Alcune società di Serie A sono pronte a puntare sulle capacità dell’advisor, ma non vanno escluse delle rivoluzioni nell’ambito della gestione dei diritti televisivi: per contrastare eventuali aste al ribasso delle pay TV, si parla anche della nascita di una nuova piattaforma televisiva della stessa Lega Serie A. Avvertimento a  Sky e Mediaset o investimento per il futuro sui mercati esteri? Lo sapremo quando verranno definitivamente scoperte le carte nelle trattative per i diritti TV 2015-2018.

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