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IPTV: i mercati emergenti scelgono la TV su banda larga

pubblicato da il 26 settembre 2013
IPTV: i mercati emergenti scelgono la TV su banda larga

Il futuro della televisione è legato a doppio filo con i progressi delle tecnologie di trasmissione dati, che si tratti di digitale terrestre, satellite o banda larga. In un settore orientato a premiare la qualità delle immagini e l’abbondanza dei contenuti a disposizione degli utenti, c’è già chi prevede una virata decisa verso la tecnologia IPTV e le sue infinite potenzialità.

La TV analogica, l’unica disponibile fino a pochi anni fa, è ormai un ricordo e anche quella digitale sta vivendo un periodo di grandi mutazioni con l’avvento del 3D, dell’On Demand e dell’Ultra HD. Sempre più informazioni viaggiano dalle stanze dei broadcaster verso gli schermi degli utenti, tanto da richiedere un costante ricambio tecnologico e standard di compressione più efficienti alle aziende presenti sul mercato. In questo contesto e in accordo con la vision UE, il satellite offre risorse e margini di innovazione superiori a quelli del digitale terrestre, ma il futuro è nelle mani di internet: al momento, solo la rete può garantire l’interattività e la disponibilità ubiquitaria richiesta dagli utenti nell’era di smartphone e tablet.

Non è un caso che, in Italia, Mediaset e Sky abbiano deciso di arricchire la propria offerta con i servizi Premium Play e Sky Go, così come per niente casuale è il successo di Netflix negli Stati Uniti e in altri mercati internazionali. Se On Demand e streaming sono già vincenti, cosa manca al definitivo successo della tecnologia IPTV? Una rete a banda larga veloce, stabile, economicamente sostenibile, diffusa su tutto il territorio e in grado di entrare nelle case dei cittadini senza il fenomeno del “collo di bottiglia”. Solo così, infatti, la TV basata sui protocolli TCP/IP potrà emanciparsi dai sistemi di broadcasting tradizionali e da logiche di mercato come il Triple Play, l’offerta aggregata di telefonia, navigazione internet e IPTV. Problemi alla base degli insuccessi tutti italiani di Tiscali TV, Infostrada TV e Fastweb TV, esperimenti abortiti o rimodellati con il supporto dei broadcaster tradizionali. Fa caso a sé Cubovision di Telecom Italia (ex Alice Tv) che resiste grazie alla leadership di mercato dell’operatore, pur in attesa di tempi migliori.

Se in Italia l’IPTV è ancora lontana dalla maturità, cosa succede nel mondo? La risposta arriva da una nuova indagine internazionale, a copertura di ben 97 paesi, firmata da Digital TV Research. Secondo la nota società di ricerca, specializzata nel settore televisivo, il numero di abitazioni con abbonamento alla IPTV raggiungerà quota 167 milioni entro la fine del 2018, contro i 69 milioni del 2012 e i 13 milioni del 2008. Ciò significa che, tra cinque anni, oltre il 10% delle abitazioni mondiali si avvarrà dei servizi IPTV, con introiti per le aziende stimati in 21,3 miliardi di dollari.

Previsioni ottimistiche, potrebbe obiettare qualcuno, non fosse altro che a dettare questo trend sarà un mercato lontano dal nostro: la regione Asia-Pacifico. Dei 98 milioni di nuovi abbonamenti attesi entro il 2018, infatti, ben 71 milioni (il 73%) arriveranno dai paesi di quest’area, fino a coprire il 64% del mercato globale dell’IPTV. Neanche a dirlo, a guidare il fenomeno sarà la Cina con il 46% del mercato globale nel 2018, ma grandi attese ci sono anche per la crescita in India e nella più vicina Russia. Più in generale, nel 2018 la classifica dei paesi con il più elevato grado di penetrazione dell’IPTV non si discosterà molto da quella di fine 2012, eccezion fatta per il numero degli abbonati: Cina a 76 milioni (23,032 nel 2012), USA a 13,903 milioni (9,882), Francia a 7,398 milioni (5,974), Corea del Sud a 7,398 milioni (6,859) e Russia a 6,759 milioni (sorpasso su Giappone, quinto nel 2012 con 3,67 milioni).

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