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Torna l'anatocismo e l'Adusbef annuncia battaglia

pubblicato da il 4 luglio 2014
Torna l'anatocismo e l'Adusbef annuncia battaglia

Adusbef lancia l’allarme e annuncia un ricorso contro il possibile ritorno dell’anatocismo bancario reintrodotto di fatto dal governo Renzi con il 'decreto competitività' entrato in vigore il 25 giugno scorso, dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. L’anatocismo è quella pratica che permette di calcolare gli interessi sugli interessi di somme a debito e, quindi, anche sui mutui e sui prestiti.

Tale pratica, tornata in auge con il decreto legge 91/14, è vietata in Italia dopo che a suo sfavore si sono pronunciate a più riprese sia la Corte di Cassazione sia la Corte Costituzionale. Nella formulazione attuale, l’anatocismo rivive nell’articolo 31 del decreto legge, dove viene data facoltà alle banche di calcolare gli interessi non solo sulle somme da restituire ma anche sugli interessi passivi già maturati. A differenza di quanto avveniva prima della sua messa al bando, ora il calcolo verrebbe effettuato annualmente e non più ogni tre mesi. Se la norma non verrà ritirata, sarà applicata sui contratti stipulati a partire dai due mesi successivi all’entrata in vigore del decreto.

L’Adusbef promette perciò battaglia contro quella che chiama una pratica usuraria e annuncia che impugnerà il provvedimento. Intanto l’associazione consumerista ricorda le sentenze che negli anni scorsi l’hanno dichiarata illegale.

Nel 2000, ad esempio, l’anatocismo previsto nel 'decreto salva banche' varato dal governo D’Alema fu dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. La sentenza fu confermata nel 2002 dalla stessa Corte, permettendo a migliaia di mutuatari di ottenere il rimborso delle somme pagate indebitamente. Nel 2012, invece, la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale di una norma contenuta del decreto legge 225/10, varato dal governo Berlusconi, che “stabiliva la prescrizione breve per l’anatocismo applicato sui conti correnti, ossia 10 anni dal giorno di registrazione contabile dell'addebito illegittimo e non già dalla data di chiusura del conto”, come avevano ribadito pochi giorni prima le Sezioni Unite di Cassazione.

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