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Cresce il numero di italiani costretti a sospendere il mutuo

pubblicato il 5 aprile 2011

La sospensione del mutuo è una triste realtà con la quale sempre più italiani sono costretti a fare i conti, a causa dell’instabilità delle condizioni economiche e della precarietà dei contratti di lavoro che caratterizzano la vita di molti nuclei famigliari del nostro paese.

Il rapporto dell’Associazione bancaria italiana (Abi) non lascia spazio a dubbi: nel 2010 sono stati sospesi ben 35.472 finanziamenti, per una somma totale di 4,4 miliardi di euro. La cifra, peraltro, è destinata a crescere: le sospensioni sono state infatti prorogate al 31 luglio 2011 in accordo con le associazioni dei consumatori e questo potrebbe proiettare i mutui sospesi oltre la soglia dei 50.000.

Com’era prevedibile, la causa principale delle richieste di sospensione è la fine del rapporto di lavoro subordinato. La difficoltà nel rimborso delle rate si fa sentire soprattutto al nord Italia, dove si è registrato il 53,3% di domande di sospensione sul totale delle richieste; il centro e il sud si collocano rispettivamente al 25,2% e al 21,5%.

Quella dei mutui sospesi è una delle ragioni principali per cui Abi e le associazioni dei consumatori si sono nuovamente sedute ad un tavolo di confronto. Dall’incontro è emersa la necessità di educare più profondamente il cittadino in relazione ad un argomento di tale importanza, avvisandolo ad esempio della possibilità di sottoscrivere un mutuo a tasso variabile per beneficiare nel lungo periodo delle condizioni di mercato.

Chi volesse avanzare una richiesta di sospensione entro il 31 luglio, comunque, deve soddisfare alcuni requisiti. Il pagamento delle rate, anzitutto, può essere interrotto per 12 mesi in seguito a difficoltà economiche derivanti da perdita del lavoro, cassa integrazione o riduzione dell’orario; il mutuo in questione non può superare i 150.000 euro e i beneficiari devono avere un reddito inferiore ai 40.000 euro; non sono esclusi da questo tipo di operazione, inoltre, i mutui con ritardo nel pagamento delle rate, purché esso sia inferiore a 180 giorni consecutivi.

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