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Rinegoziare il mutuo: cambiare il mutuo da tasso variabile a fisso

pubblicato da il 20 luglio 2012
Rinegoziare il mutuo: cambiare il mutuo da tasso variabile a fisso

Secondo il Rapporto 2011 di Cittadinanzattiva in materia di servizi bancari e finanziari, la rinegoziazione dei mutui, ovvero la possibilità di rivedere le condizioni sottoscritte inizialmente, introdotta nel 2007 dalla Legge Bersani, rappresenta una delle maggiori criticità per quanto riguarda i rapporti banca/mutuatario.

Il 26% delle segnalazioni giunte al PiT Servizi dell’associazione consumerista, e relative all’anno 2010, lamenta infatti una scarsa applicazione della legge quando non una violazione vera e propria della stessa.

Sotto accusa: le proposte inadeguate da parte degli istituti di credito; i tempi lunghi (in alcuni casi sono passati mesi prima di ottenere una risposta, costringendo nel frattempo il richiedente al pagamento di rate diventate troppo onerose); il rifiuto all’applicazione della legge e, da ultimo, la scarsa chiarezza da parte delle banche nel fornire in modo corretto le necessarie informazioni al cliente.

La comunicazione non è cosa di poco conto perché, a ben conoscere le norme che regolano il mercato dei mutui ipotecari, si possono trovare anche sorprese molto positive. Per scoprirle, basta a volte consultare i siti Internet delle molte associazioni che tutelano i diritti dei consumatori, come ad esempio quello dell’Adusbef, specializzata proprio sul fronte bancario, finanziario e assicurativo.

In pochi sanno infatti che un articolo della Legge 106/2011 impone alle banche la trasformazione dei mutui, stipulati inizialmente a tasso variabile, in finanziamenti a tasso fisso, qualora il cliente ne faccia richiesta. Per usufruire di questa opportunità è necessario che le domande di variazione siano inoltrate entro il 31 dicembre 2012. Coloro che hanno acceso un mutuo almeno da un anno e mezzo, cioè in epoca di spread ancora basso, possono ottenere tassi molto vantaggiosi.

Le condizioni richieste: aver stipulato il mutuo prima del 14 maggio (giorno dell’entrata in vigore del Decreto 70/2011, poi trasformato in Legge); avere un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) che non superi 35mila euro; non avere situazioni di morosità, mentre l’importo del mutuo non deve superare 200mila euro.

 

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