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Fondo di garanzia per la casa, manca solo la firma dell’accordo con Abi

pubblicato da il 31 agosto 2014
Fondo di garanzia per la casa, manca solo la firma dell’accordo con Abi

È stato firmato agli inizi di agosto dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi il decreto attuativo che istituisce ufficialmente il ‘Fondo di garanzia per la casa’, nato con l’obiettivo di agevolare l’accesso al credito per l’acquisto, la ristrutturazione e il miglioramento dell’efficienza energetica dell’abitazione principale. Il Fondo prevede il rilascio di una garanzia da parte dello Stato sino al 50% della quota capitale del mutuo erogato.

Benché aperto a tutti, il Fondo, gestito da Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) e con una dotazione di 600 milioni di euro per il triennio 2014-2016 (200 milioni ogni anno), è destinato in via prioritaria, e sino a esaurimento delle risorse, alle giovani coppie, ai nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, ai giovani under 35 anni che hanno un rapporto di lavoro atipico e, da quest’anno, anche ai conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari.

Tra i requisiti richiesti per l’accesso al beneficio, il finanziamento oggetto del provvedimento non potrà superare i 250mila euro mentre i richiedenti non devono essere già proprietari di un altro immobile. Sono inoltre esclusi dall’agevolazione gli immobili classificati catastalmente A1, A8 e A9 ovvero le abitazioni signorili, le ville e i castelli.

Per rendere pienamente operativo il Fondo, oltre alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, manca ora la firma dell’accordo tra Abi (Associazione bancaria italiana) e Ministero del Tesoro contenente le norme che regoleranno gli impegni delle parti. Un passaggio non da poco se si pensa che il mancato decollo del Fondo di garanzia per i giovani da 70 milioni di euro si deve, secondo le associazioni dei consumatori, non solo al numero esiguo di banche che hanno aderito all’iniziativa, ma anche alla possibilità (prevista nel relativo accordo) data agli istituti di credito di applicare tassi medi di mercato che rendevano tali mutui poco convenienti e alla scarsa informazione offerta dalle banche al pubblico che spesso non era nemmeno a conoscenza dell’opportunità.

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