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C’era una volta la surroga (o portabilità)

pubblicato da il 27 settembre 2012
C’era una volta la surroga (o portabilità)

Quando è stata introdotta dal decreto Bersani, nel 2007, la surroga mutuo è sembrata davvero sia un colpo di fortuna per i consumatori, sia un ottimo strumento per rafforzare la competitività tra banche. Il provvedimento permette a coloro che hanno sottoscritto un mutuo di trasferire a costo zero il debito residuo presso un altro istituto che pratica condizioni migliori. Inizialmente, in molti hanno usufruito della novità, nonostante una certa resistenza da parte delle banche. Ma oggi questa prassi sembra non piacere più: né alle banche né ai clienti. Almeno per ora. Perché?

“Perché – dice Renato Landoni, presidente della società di mediazione creditizia Kiron Partner – agli attuali livelli di spread, la surroga non è più economicamente conveniente per il cliente. Mentre gli istituti di credito la considerano più rischiosa”.

In pratica, il sopraggiungere della crisi ha spinto le banche a ridurre gradualmente l’offerta, a causa dell’aumento del costo della raccolta, della conseguente e progressiva riduzione dei margini di guadagno e, infine, del rischio più elevato dovuto al peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Al tempo stesso, le maglie per l’accesso ai finanziamenti sono diventate via via più strette rispetto al passato, escludendo di fatto quella fascia di mercato finanziariamente più debole.

Le famiglie, dal canto loro, temendo di non ottenere le delibere necessarie, sono meno propense a spostarsi da un istituto di credito a un altro. Ma non solo. Perché è soprattutto “il fattore convenienza” che conta. Oggi “strappare” un finanziamento per l’acquisto di una casa a condizioni migliori rispetto a quelle di un mutuo sottoscritto solo un anno e mezzo fa è una vera e propria impresa, visto l’aumento mostruoso dei tassi d’interesse registrato a partire da giugno 2010.

“La situazione – conclude Landoni – potrà cambiare solo quando i tassi d’interesse ricominceranno a diminuire. E qualche piccolissimo segnale c’è. Solo allora le banche potranno lanciare sul mercato nuovi prodotti”.

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