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Imu, si cambia. Ma come?

pubblicato da il 3 maggio 2013
Imu, si cambia. Ma come?

L’Imu di nuovo protagonista delle cronache politiche dopo che il neo Presidente del Consiglio Enrico Letta ha annunciato di voler rimettere mano all’imposta sulla casa, introdotta dal Governo Monti e già presente nel programma dell’Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. In che modo, è tutto da vedere. In attesa di una vera riforma della tassazione sulla casa, il Governo si appresta a sospendere il pagamento della prima rata previsto con scadenza 16 giugno. Sospensione che riguarda esclusivamente le prime case e che dovrà essere deliberata entro pochi giorni con apposito Decreto legge. Al tempo stesso, il provvedimento dovrà indicare come reperire le risorse a compensazione dei mancati introiti Imu quantificabili in circa due miliardi di euro. Il tutto a pochi giorni dal 16 maggio, ultima data utile entro la quale i Comuni devono comunicare le aliquote 2013 (in assenza di comunicazioni restano confermate quelle del 2012).

La proposta del Governo Letta sembra però scontentare un po’ tutti. Il centro-destra non si accontenta di una “rivisitazione” della tassa, ma chiede l’abolizione dell’imposta sulla prima casa e la restituzione di quanto pagato nel 2012, minacciando, se così non fosse, di far mancare il suo sostegno al nuovo Governo. Per motivi diversi, il provvedimento non piace all’Unione europea e all’Ocse. Per Bruxelles, infatti, l’Imu diventerebbe una tassa una tantum perdendo quella caratteristica di riforma strutturale richiesta per ripianare il deficit dell’Italia. Per l’Ocse invece la priorità non è l’Imu bensì una riduzione della tassazione sul lavoro. Poi ci sono i Comuni ai quali la sospensione della prima rata farebbe mancare un gettito non proprio di poco conto.

Tre le ipotesi che circolano sul possibile destino dell’Imu. La prima prevede la cancellazione della tassa a fronte dell’introduzione di una imposta unica sulla casa e sui servizi alla quale aggiungere un prelievo sugli immobili di pregio. La seconda, per essere attuata, necessiterebbe invece di un’immediata riforma del catasto perché punta all’introduzione di una tassa “federale” legata a una rivalutazione delle rendite, la cui gestione sarebbe appannaggio esclusivo dagli enti locali. La terza via, infine, prevede una rimodulazione dell’imposta con interventi sulle detrazioni e i carichi di famiglia, oltre che una maggiore progressività della tassa legata al reddito e all’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente).

In attesa delle decisioni, l’unica notizia certa è che i proprietari di seconde case dovranno pagare la prima rata entro il 16 giugno come da calendario, versando il 50% dell’importo totale pagato nel 2012. E non si escludono futuri aumenti delle aliquote con conseguente stangata. Ma tra i proprietari di seconde case, ritenute un bene voluttuario, ci sono anche molte famiglie che in città stanno in affitto e che, in tempi non sospetti, hanno investito i loro risparmi su 40 mq. al mare, magari perché, nel comune di residenza, non avrebbero potuto comprare nemmeno un garage. Sarebbe utile perciò pensare anche a un modello di tassazione che tenga conto del numero effettivo di immobili posseduti. Perché la “seconda casa”, a volte, è anche l’unico immobile di proprietà. Una riflessione in tal senso sarebbe auspicabile.

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