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Fondo prima casa, a fine marzo la scadenza per la presentazione delle domande

pubblicato da il 20 marzo 2014
Fondo prima casa, a fine marzo la scadenza per la presentazione delle domande

Mancano ancora pochi giorni (la data ultima è il 31 marzo) per presentare le richieste di accesso al Fondo di solidarietà prima casa che permette a chi è in difficoltà con il pagamento del mutuo di sospendere le rate sino a un massimo di 18 mesi.  È possibile accedere al Fondo, rifinanziato con 40 milioni di euro (20 per il 2014 e i restanti per il 2015), in caso di perdita del posto lavoro, decesso o grave infortunio del mutuatario o, in caso di finanziamento cointestato, di uno dei due titolari del mutuo.

Per beneficiare dell’agevolazione, valida solo se la casa si configura come abitazione principale, è necessario che l’importo erogato non sia superiore a 250 mila euro, che il mutuo sia in ammortamento da almeno un anno e che l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente) dell’intestatario (o degli intestatari) del finanziamento non oltrepassi i 30 mila euro. Hanno infine diritto al beneficio anche coloro che hanno già usufruito di misure analoghe purché la durata complessiva della sospensione non sia superiore a 18 mesi.

Non è invece possibile accedere al Fondo quando si è in ritardo con i pagamenti per più di 90 giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda, quando sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull’immobile ipotecato o, ancora, se l’appartamento è di lusso e cioè appartenente alle categorie catastali A1, A8, A9.

Il Fondo, gestito da Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici), copre le spese relative agli interessi maturati sulle rate del  periodo di sospensione e non prevede commissioni, spese e garanzie aggiuntive. Va tuttavia ricordato che l’operazione non è  totalmente gratuita ma ha un costo. Sono gli oneri di sospensione, cioè gli interessi da pagare alla banca in quanto il Fondo copre esclusivamente quelli riferiti ai valori di mercato. In particolare, se il mutuo è a tasso variabile, ottenuto sommando l’Euribor allo spread richiesto dalla banca, si dovrà pagare l’importo relativo allo spread. Se invece è a tasso fisso, cioè Irs più spread, si pagherà lo spread sommato alla differenza tra il valore dell’Irs al momento della stipula e il valore attuale.

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