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Fondo di garanzia per giovani e precari, le ragioni del flop

pubblicato da il 10 aprile 2014
Fondo di garanzia per giovani e precari, le ragioni del flop

Per i giovani, magari anche precari, l’acquisto della casa resta tabù. Ancor una volta il Fondo di garanzia con dotazione da 70 milioni di euro, stanziati dal governo per il 2014 e 2015 e destinato a favorire l’erogazione di mutui agli under 35 (coppie sposate, single oppure conviventi con figli minori) con reddito Isee (Indicatore situazione economica equivalente) massimo di 40mila euro, non decolla. Un flop che si era già visto in passato e che, oggi, l’associazione consumerista Altroconsumo riporta alla ribalta, chiedendo di destinare le risorse inutilizzate per altre finalità. Come, ad esempio, la possibilità di ottenere sgravi fiscali sugli affitti che a quanto pare restano l’unica alternativa capace di rispondere al fabbisogno abitativo dei giovani.

Ma quali sono i motivi di questo insuccesso? “Una delle ragioni – spiega Anna Vizzari dell’Ufficio Studi di Altroconsumo – è il numero esiguo di banche che hanno aderito al Fondo. Da novembre 2013, quando è stata firmata la convenzione, ad oggi sono solo 23 e sono tutte banche di credito cooperativo ad eccezione del Monte dei Paschi di Siena”.

A questo si aggiunge che, rispetto al Fondo istituito nel 2001, sono cambiate le condizioni nel tentativo di ammorbidire le resistenze delle banche che non vedevano di buon occhio l’obbligo di applicare tassi agevolati, riducendo di fatto il loro guadagno. “Per questo motivo – prosegue Vizzari – i tassi non sono più agevolati. Le banche oggi possono pertanto erogare i finanziamenti applicando i tassi medi di mercato rilevati da Banca d’Italia e Ministero dell’Economia che si attestano sul 5,17% per il fisso e sul 3,7% per il variabile. Tassi evidentemente meno convenienti per i consumatori”.

La convenzione, infine, non prevede obblighi per le banche in materia di informazioni e di adeguata pubblicità. Risultato: molti non sono a conoscenza di questa opportunità. E il rischio che i 70 milioni di euro stanziati restino nel cassetto diventa sempre più concreto.

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