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In vigore dal 4 giugno il decreto mutui

pubblicato da il 26 maggio 2016
In vigore dal 4 giugno il decreto mutui

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 maggio il decreto in materia di mutui che recepisce la direttiva comunitaria 14/17/Ue. Tra gli effetti del decreto, che entra in vigore a partire dal 4 giugno, ma che si applicherà esclusivamente ai contratti di mutuo sottoscritti dal 2 luglio 2016 in poi, la possibilità che la casa oggetto del finanziamento passi alla banca, la quale potrà vendere l’immobile direttamente dopo 18 rate non pagate. I contratti stipulati prima del 2 luglio continueranno invece a essere soggetti alle normative in vigore sino al 1° luglio 2016.

L’applicazione effettiva del discusso articolo che dà alle banche la possibilità di vendere gli immobili per i quali non siano state pagate 18 rate potrebbe tuttavia slittare agli inizi del 2017. Questo perché è dall’entrata in vigore del provvedimento, cioè il 4 giugno, che partono i 180 giorni entro i quali il Ministero dell’Economia deve dettare le norme attuative. Ai 180 giorni bisognerà aggiungere poi i tempi necessari a che la misura diventi obbligatoria.

Ricordiamo che è comunque facoltativa la cosiddetta clausola di inadempimento che dà la facoltà alle banche di vendere l’immobile dopo 18 rate non pagate.  Tale clausola deve infatti essere accettata e sottoscritta dal consumatore in fase di stipula del contratto di mutuo.  Ed è proprio il timore che la postilla, da facoltativa, diventi una condizione alla quale la banca potrebbe subordinare l’erogazione del mutuo che impensierisce le associazioni dei consumatori. Per questo motivo è d’obbligo l’assistenza di un consulente nel caso la si volesse inserire nel contratto.

Il decreto prevede anche che le banche abbiano un particolare riguardo nei confronti delle famiglie che si trovano in reale difficoltà. Sinora, la banca poteva avviare le procedure per la vendita all’asta della casa dopo sette rate non pagate. Un iter dai tempi molto lunghi durante i quali il valore della casa si poteva deprezzare di molto con il rischio che, una volta venduta, il ricavato non fosse sufficiente a estinguere il debito contratto.

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